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Torino e i suoi fiumi: una storia infinita

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Tre bambini con i piedi nell’acqua che, camminando, guardano il fondale. Scena questa che si ripete innumerevoli volte, giorno dopo giorno, estate dopo estate. Eppure, nella foto a cui si riferisce questa descrizione, una differenza rispetto a quanto ci potremmo aspettare oggi c’è.

Qui non si vede una spiaggia, nessun mare all’orizzonte. Qui nello sfondo vediamo il Monte dei Cappuccini, monumento che rivela che questi bambini si trovano a Torino. Meglio, si trovavano a Torino visto che dal loro abbigliamento e dagli autobus sul ponte si capisce che la foto non è recente, anzi.

Si tratta di un’immagine d’epoca, presa dall’archivio della Gazzetta del Popolo che la pubblicò il 23 luglio 1963 insieme ad un articolo dal significativo titolo di “Tutti boccheggianti per la grande afa”. In effetti il Po è basso, si vede la terra affiorare e le arcate del ponte in lontananza, quello che immette in Piazza Vittorio Veneto, mostrano un’altezza notevole, non usuale.

Questa fotografia, che ci parla di una Torino di 70 anni fa, è solo una delle immagini della mostra Torino e i suoi fiumi, allestita nell’Archivio Storico della città di Torino. Inaugurata nel novembre dello scorso anno, prorogata a marzo visto il successo di pubblico è finita ieri 15 giugno. Ha esposto più di “200 pezzi tra documenti, incisioni, disegni d’epoca e fotografie” tutte relative al rapporto, spesso felice, a volte difficile e complesso tra Torino e i suoi fiumi, Po e Dora fin dalla fondazione della città, e Stura e Sangone poi, quando nel corso del suo sviluppo ha allargato i propri confini.

E Augusta Taurinorum ha preso molto dai suoi fiumi nonostante le difficoltà legate alla gestione dell’acqua. A volte poca, troppo poca per dissetare i terreni agricoli, a volte troppa, tanto da rompere gli argini del fiume e inondare tutto ciò che trova intorno.

Oltre a dissetare le terre, Torino ha preso dai fiumi i loro abitanti: i pesci come tinche e lucci, giusto per ricordarne due varietà che nei secoli passati sono stati alimento importante delle genti d’entroterra. Ma non solo e in modo diverso a seconda del periodo storico a cui ci riferiamo. L’acqua con il suo scorrere produce energia usata dai mulini per macinare grano e mais. Ma serve anche a produrre l’energia utilizzata dalle fabbriche per il loro funzionamento. Tipografie, falegnamerie, oreficerie, pelletterie, industrie metallurgiche, chimiche legate al vestiario e all’alimentazione. Nel 1862 chiedevano sempre più forza motrice necessaria all’industria spingendo l’allora sindaco della città, Luserna di Rorà, a dichiarare che era possibile aumentarla “utilizzando i salti” e creandone altri sui canali d’irrigazione.

Ma ancora. L’acqua del fiume è utilizzata dalle lavandaie e tutta una zona in riva al Po diviene il loro regno, segnato anche a livello di paesaggio dalla loro presenza, un’infinita distesa di panni stesi all’aria ad asciugare.

Ancora: la produzione del ghiaccio usa l’acqua del fiume. In epoca pre-frigorifero era importante poterne avere un po’ ma lo si doveva acquistare. E il fiume, in punti con acqua più ferma, poteva trasformarsi nel prezioso bene in grado di conservare le derrate alimentari.

Ma il fiume non era solo lavoro. Soprattutto dalla fine dell’ottocento in poi diventa protagonista dei momenti di svago. Passeggiate in riva al fiume a volte, altre luogo di balneazione. Spesso è un momento sportivo vero e proprio, nascono le società di canottaggio e la navigazione passa dall’essere unicamente trasporto per diventare momento di pratica sportiva.

Molto bella la mostra, molto bello poter riflettere e mettere a fuoco quanto dobbiamo ai nostri fiumi. Molto bello anche il libro che ne è scaturito, Torino e i suoi fiumi pubblicato dalla casa editrice Priuli e Verzucca che offre la possibilità di riprendere questo interesse anche oggi, a mostra conclusa. Riflettere per rinnovare un rapporto importante alla luce di quanto sempre più chiaramente si capisce oggi: una corretta gestione dei fiumi e della loro acqua è non solo importante ma fondamentale. Oggi più che mai visto che uno dei problemi che ci troveremo ad affrontare in futuro sarà la gestione delle acque dolci.