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Piemonte, i danni delle piogge di novembre

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Novembre è passato e dicembre ci conduce con lo sguardo all’imminente Natale. Eppure in varie parti del Piemonte il terreno si presenta ancora bagnato, tracce tangibili di quel che risulta essere stato il novembre più piovoso da vario tempo a questa parte.

Secondo dati di Arpa Piemonte il mese appena trascorso è stato completamente fuori norma: sono caduti infatti sul territorio del bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino ben 321 mm di pioggia risultando il secondo novembre più piovoso degli ultimi 60 anni.

Al primo posto troviamo il 2014 con circa 410 mm mentre il novembre del 2016 rimane al quinto posto. Per fornire un dato in grado di dare un’indicazione di quanto questo valore sia anomalo basti pensare che in media in Piemonte cadono, sempre rapportato al mese di novembre, circa 100 mm di pioggia.

Se poi restringiamo il territorio di riferimento troviamo che a Moncalieri ad esempio, cittadina della cintura torinese di cui abbiamo già parlato a proposito dell’inondazione del 2016 e sede dell’Osservatorio del Collegio Carlo Alberto, “cuore e fulcro” della Società Metereologica Italiana, il novembre appena trascorso risulta essere il più piovoso dal 1864 ad oggi con 226 millimetri di pioggia caduta.

Pioggia molta naturalmente, con due ondate di intensità distinte ma abbastanza ravvicinate da non permettere al terreno di asciugarsi prima del ripresentarsi della nuova perturbazione.

Ormai siamo nella fase della conta dei danni. L’assessore ai Trasporti, difesa del suolo e protezione civile della Regione Piemonte, Marco Gabusi, in un comunicato di fine novembre aveva parlato di 130 strade chiuse e quasi 600 sfollati a causa di esondazioni e frane.

Se nel primo pomeriggio del 24 novembre in territorio ligure era crollato il viadotto Madonna del Monte tra Savona e Altare, in Piemonte, a Sezzadio, provincia di Alessandria, ancora oggi risulta chiusa la SP 186, tra i km 6+300 fino al km 8+600.

In quel tratto la provinciale attraversa un vecchio meandro del fiume che in occasioni di particolare piena torna a riempirsi. Il 25 il fiume Bormida, uno dei corsi d’acqua che in quest’occasione ha fatto più paura, ha esondato asportando il manto stradale.

Questi gli eventi più vistosi e immediati di danni ad un territorio che ha contato circa 500 smottamenti. Numero notevole, segno di luoghi che hanno “bisogno di cure”. Conseguentemente ingenti dunque anche le spese per rimediare a questi danni.

Lunedì è giunta la ministra alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli su invito del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Durante la visita il presidente Cirio ha richiesto la copertura del 100% delle spese effettuate per rimediare alle situazioni di grande emergenza. In parte questi soldi sono già arrivati ma hanno coperto il 40% delle spese sostenute, meno della metà.

Richiesta comunque accolta dalla Ministra che si è data disponibile all’invio del denaro a fronte della presentazione di relativa scheda tecnica. Cirio ha anche richiesto la semplificazione delle procedure per consentire ai sindaci di predisporre le operazioni di pulitura di fiumi e torrenti senza incorrere nel rischio di denunce penali.

Su questo punto la De Micheli ha detto che la proposta di semplificare la procedura degli alvei dei fiumi verrà valutata dai ministeri competenti, in modo da avere un organico piano di interventi contro il dissesto idrogeologico. Vedremo cosa questo potrà comportare.

Tra l’altro la riduzione dei rischi naturali rientra in almeno uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Si tratta dell’Obiettivo 11 “Rendere gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” ha, al Target 15, l’obiettivo di ridurre il numero di morti provocati da calamità, compresi quelli provocati dall’acqua.