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Assalto dei bracconieri all’Isola Bianchi

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Da troppi anni i soliti noti (questo lo si sa bene nell’ambiente venatorio lombardo-veneto di qua e di là del Po, ma si preferisce guardare dall’altra parte), provenienti in barca dal Basso Mantovano, sparano impunemente, data la solitaria eccentricità, sull’isola Bianchi (appartenente geograficamente alla virgiliana Sermide ma addossata al rodigino Castelnovo Bariano, da cui è divisa solo dal Mezzano, ramo secondario del più grande fiume italiano).
La Bianchi da anni è area protetta (addestramento cani) a cura dell’Atc Mn 1; poi l’Atc Ro 1 sulla sponda castelnovese della Bianchi ha istituito da un decennio una contigua riserva naturale dalla località Bariano alla golena di Castelmassa, avendo come assi le vie Argine Po, Spinea, Gramignazzi e Giacciana, un vasto polmone verde fluviale interregionale tipico.

Purtroppo da sempre alcuni sconsiderati mettono in cattiva luce i seguaci di Nembrotte in maggioranza assoluta corretti. I mantovani sbarcano da natante sulla Bianchi (ma ci sono anche esempi pregressi di altopolesani da Castelmassa, Castelnovo Bariano e Bergantino) ognitempo e sparano alla stanziale (lepri e fagiani) e alla migratoria (anatre) in piena deregulation certi dell’impunità, agendo sempre poco dopo l’alba e sino in tarda mattinata.

Alcuni esempi segnalati a chi scrive da persone appassionate del Po. La stagione venatoria si è aperta domenica 16 settembre e già in quel giorno la Bianchi era piena di spari: così lunedì 17, mercoledì 19; ancora domenica 23, lunedì 24 e mercoledì 26. L’ultima segnalazione domenica 30 settembre.

Purtroppo la prevenzione di chi di dovere (polizia provinciale rodigina e mantovana) è inesistente per la scarsità di mezzi, le tante incombenze e l’isolamento della Bianchi; in più la repressione venatoria avviene solo quando i cacciatori di frodo sono colti in flagranza di reato, i cui risvolti sono civili e penali. Sermidiana Magazine