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La battaglia fluviale di Casalmaggiore, 15 luglio 1448

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Galeone carico di armati, un disegno a penna del XV secolo, issa la bandiera sforzesca (archivio storico comunale di Pavia, cartella 12)

Alla morte senza eredi di Filippo Maria Visconti avvenuta nel 1447, i milanesi proclamarono il ritorno alla repubblica denominata “Repubblica Ambrosiana”, in quel momento a capo delle truppe milanesi, si trovava Francesco Sforza (1401-1466) capitano di ventura e marito di Bianca Maria figlia dell’ultimo Visconti. Il vuoto di potere del ducato milanese indusse la repubblica di Venezia a tentare un colpo di mano per impadronirsi di Lodi e Piacenza.

Lo Sforza riuscì, a scacciare da Piacenza i veneziani. Mentre questi si accingeva a cingere d’assedio Lodi, egli tentò di cogliere di sorpresa la flotta veneziana che stazionava nei pressi di Cremona.

Il comandante veneziano, Andrea Querino, si diresse a Casalmaggiore, quì si fortificò presso l’isola di Fossacaprara, proteggendosi con la terraferma e con il borgo fortificato di Casalmaggiore sulla destra, e a sinistra con l’isola, munendo di palizzate e catene l’imbocco del braccio di fiume fra isola e terraferma e ritenendosi così al sicuro da ogni attacco nemico.

Nel frattempo la flotta milanese al comando di Biagio de Assereto (1), dopo aver imbarcato uomini d’arme al comando di Pier Maria de Rossi (1413-1482) si diresse contro il nemico.

Il 15 luglio 1448, l’Assereto occupò con parte delle sue navi lo sbocco inferiore del canale, mentre Pier Maria Rossi, su ordine dello Sforza, piazzò a terra l’artiglieria per cannoneggiare dalla sponda cremonese il nemico fortificato. Le bombarde colpirono senza sosta le navi veneziane, senza che queste, riuscissero in alcun modo a tentare una sortita, né contro le navi avversarie, né contro le ben protette postazioni di artiglieria.

Bloccato nella fuga dalle navi disalberate il Querino, tentò una sortita la notte del 16 ma i due galeoni che erano usciti dalla palizzata vennero bersagliati dalle navi sforzesche che, con i suoi uomini riuscì a togliere ai veneziani il controllo di due bastioni che difendevano la palizzata, preparandosi all’assalto finale il giorno seguente.

Vista la situazione disperata, il Querino diede fuoco ai galeoni disalberati inutilizzabili, mollandone gli ormeggi e mandandoli contro le navi dell’Assereto, che però riuscì  ad evitare la minaccia ma non poté impedire che il Querino con sette galeoni rimanenti riuscisse a fuggire a valle e a far ritorno a Venezia.

Di quello scontro  l’abate Giovanni Romani scrisse: “Nel 1448 Francesco Sforza aprì la campagna di quest’anno col ricuperare la Geradadda,  Pandino,  Melzo ed altre terre, e premuroso di liberare dalle angustie e dai pericoli l’assediata Cremona,  volò a Casalmaggiore dove s’era ritirata e fortificata la suddetta flotta veneta comandata da Andrea Querino e da Nicolò Trevisano. Nè perche venisse a portarsi in quelle vicinanze Michele Attendolo general veneto dell’armata di terra, lascio egli di assalir la loro flotta. Fece a questo fini discendere per Po l’armata dè Galeoni Pavesi,(2) e dopo aver la notte fatti piantare dieci cannoni sulla riva del Po, nel dì 16 luglio cominciò a far giostrare le artiglierie che facevano grande strage de veneziani. Non potevano andare inanzi ne retrocedere i Galeoni Veneti ed essendo durata quella tempesta tutto il dì, nella notte il Quirino dopo aver fatto trasportare in Casalmaggiore le armi e le robe delle navi, con sette galeoni e una galera se ne vuggì, avendo prima fatto attaccare il fuoco al resto delle navi, il chè fu una perdita e un danno immenso per i veneziani”.

Arrivato a Venezia il Querino, fu giudicato e condannato a tre anni di prigionia. Lo Sforza ricevette la notizia della vittoria sotto le mura di Lodi da un messo inviato dall’Assereto, al quale fu ordinato di scendere lungo il Po sino a Brescello, mentre il Rossi, tornò con i suoi uomini trionfante a San Secondo.

La sconfitta sul Po permise allo Sforza di proteggersi da attacchi nei territori meridionali del ducato, solo due mesi dopo nella battaglia di Caravaggio, i veneziani vennero sconfitti definitivamente dalle truppe sforzesche.

Con la pace di Lodi del 1454, terminò la guerra tra Venezia e il nuovo ducato di Milano. Tutti gli storici convengono nel fatto della micidiale sconfitta dei veneziani sulle acque del Po, ma nessuno di essi si accerta  che dopo tale battaglia l’armata dello Sforza entrasse in Casalmaggiore, anzi essendosi qui ritirati con le loro armi i veneziani, e coll’essere partito lo Sforza nel giorno 29 luglio alla volta di Caravaggio, tali circostanze ci fanno supporre che Casalmaggiore anche dopo quel sanguinoso  scontro rimanesse in potere della Repubblica della Serenissima.

Note

1) Biagio de Assereto (1383-1456), nativo di Recco la sua famiglia era di tendenza filo-milanese, fu cancelliere dell’Ufficio della Guerra e prese parte a diverse spedizioni militari, tra cui l’assedio di Gaeta e la conseguente battaglia navale di Ponza del 1435. Fece prigionieri due re, un infante, trecento cavalieri. Vinse poi un’altra battaglia, sotto le insegne dello Sforza contro Venezia sul Po. Unico caso di un ammiraglio vincitore sia sul mare che sul fiume, con due diverse signorie.  Biagio de Assereto abbandonava le armi e si ritirava nel suo feudo di Serravalle Scrivia, dedicandosi agli studi letterari. Mori il 25 aprile 1456, e venne tumulato nella chiesa arcipresbiteriale di Serravalle Scrivia. Sulla sua tomba, si legge l’iscrizione: “Biagio Assereto, generale delle galee della Serenissima Repubblica di Genova, fece prigionieri due re, un infante, trecento cavalieri. Mori l’anno 1456“.

2) Galeoni Pavesi, si trattava di grosse navi incastellate che imbarcavano circa 80/100 uomini composti da navaioli tra i 48 e i 52, che spingevano il galeone a forza di remi, una trentina di uomini d’arme (balestrieri e poi archibugeri), un paio di carpentieri, e  marinai addetti alla navigazione.