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Bomba d’acqua tra Guastalla, Luzzara e Reggiolo: non si vedeva dagli anni Settanta

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Le manovre straordinarie del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po nei comuni di Guastalla, Luzzara e Reggiolo. Il lavoro notturno del personale, l’allagamento delle casse d’espansione. Utilizzato anche il collettore irriguo per lo scolo. Il caso singolare di via Tomba

di Gabriele Arlotti

MANTOVA (16 maggio 2015) – “Si è trattato di un vero e proprio evento alluvionale – così commenta Ada Giorgi, presidente del Consorzio di Bonifica Terre di Gonzaga in destra Po, che ha un terzo dei suoi 53.000 ettari di comprenrosio in terra emiliana dove, per altro, si sono vissuti i momenti più difficili nella notte per il passaggio di un temporale di tipo “V-shaved” “di fatto percepito come una vera e propria bomba d’acqua visto che i millimetri caduti dalla serata alle prime ore di sabato sono stati 150. E’ chiaro che il tema della riqualificazione della rete di bonifica è oltremodo attuale”.
Ad essere colpita da questa bomba d’acqua è stata, quindi, quella del comprensorio posto a nord della Fiuma, nei comuni di Guastalla, Luzzara e Reggiolo.
“Il consorzio aveva provveduto a svuotare i canali (che erano in assetto irriguo) sulla base delle previsioni – afferma il direttore dell’ente consortile, Raffale Monica – , quando il cielo si presentava addirittura parzialmente soleggiato e nulla faceva presagire di quello che poi in poche ore è sceso”.
“Tutto il personale di campagna è comunque entrato regolarmente in servizio dalla reperibilità per monitorare l’andamento della piena nei canali insieme ai tecnici dei comuni di Guastalla e Luzzara ed effettuare le manovre diversive necessarie, cioè la deviazione di flussi d’acqua da un canale ad un altro con maggiori disponibilità di deflusso; per ridurre gli alluvionamenti in corso si è invasato in via del tutto eccezionale anche il collettore irriguo principale”.
“Tutte le casse di espansione sono state messe in funzione – aggiunge Monica -, come quella molto visibile da chi percorre la cispadana in prossimità del crostolo e della zona industriale di Guastalla”.
Gli effetti del nubifragio sono stati particolarmente severi: centinaia di ettari allagati, numerosi chilometri di strade impercorribili, alcune abitazioni isolate dall’acqua se non addirittura allagate; a Luzzara via Tomba si presentava un tutt’uno con il canale che corre sul suo lato per il deflusso del centro storico e della zona industriale . La zona di San Giacomo è stata particolarmente alluvionata essendo attraversata dal cavo Zenzalino e del cavo Dugal Grande, dai quali sono scese le troppe acque del centro abitato di Guastalla e relativa zona industriale.
“Dai dati storici del consorzio e sulla base di informazioni dai residenti interessati – riprende la presidente Ada Giorgi – , effetti così gravi non si erano verificati dagli anni Settanta del secolo scorso: le cause sono da ricercarsi nella impermeabilizzazione dei suoli ed anche nelle modifiche climatiche in atto, fenomeni che producono deflussi sempre maggiori verso la rete scolante. Gli interventi effettuati sul cavo Zenzalino negli anni scorsi dal consorzio in collaborazione con il comune di Guastalla hanno sicuramente sortito effetti positivi sul centro storico che è rimasto quasi indenne dal nubifragio. Si constata anche che le previsioni risultino sempre più fondamentali nella gestione di queste criticità”.
Nelle prossime ore l’acqua defluirà attraverso i canali consortili sotto il secchia attraverso la botte di san siro per finire in Po dopo circa 50 km a Moglia di Sermide. Nei prossimi giorni si faranno le valutazioni tecniche di dettaglio coi comuni colpiti per individuare gli interventi prioritari da mettere in programma, nella speranza che l’ente regione possa destinare le necessarie dotazioni finanziarie: i contributi consortili servono infatti solo per fare la manutenzione ordinaria e la gestione.
“Per adeguare l’intera rete consortile a questi eventi, composta di oltre 1000 km su 53000 ha di territorio, – conclude la presidente Giorgi – occorrerebbero risorse pubbliche molto importanti che fanno ritenere, ad oggi, impossibile tornare alla normale gestione in sicurezza che ha caratterizzato il territorio fino al boom economico del secondo dopo guerra”.