Home Acqua e Territorio Botte Villoresi, l’opera idraulica il un volume

Botte Villoresi, l’opera idraulica il un volume

912
0
CONDIVIDI

Il volume “Botte Villoresi, Una straordinaria opera idraulica sottopassante il fiume Secchia” (248 pagine b/n e con illustrazioni a colori) ripercorre l’eccezionale ingegno messo in campo da Luigi Villoresi, direttore del Consorzio di Bonifica Agro Mantovano nei primi anni del Novecento, per progettare e realizzare tre straordinari manufatti ancora attivi.
“La botte Villoresi – spiegano gli autori Vito ed Elena Fiordaligi – è una struttura di altissima valenza storica e culturale. Inoltre, il suo utilizzo è fondamentale per mantenere asciutti i terreni dell’ex agro mantovano-reggiano durante le piogge”. Costruito agli inizi del ‘900 in località S. Siro, nel comune di San Benedetto Po, l’impianto, tutt’ora in funzione, consente alle acque piovane provenienti da un comprensorio di circa 30 mila ettari (sia da comuni mantovani per 17.000 che da quelli reggiani per 13.000 ettari), di essere raccolte nel collettore principale e di sottopassare il fiume Secchia proseguendo, tramite il canale emissario, fino a Moglia di Sermide dove entrano nel fiume Po. La rilevanza che quest’opera possiede per il territorio è dimostrata anche dagli antichi documenti trovati negli archivi del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po. “ Nell’archivio storico – sottolineano Vito ed Elena Fiordaligi – sono conservati gli atti del comitato promotore e altri documenti originali tra cui i contratti con i fornitori e le maestranze impiegate, sino a 7000, per la realizzazione dei lavori iniziati nei primi del ‘900 . Inoltre, per contestualizzare nel migliore dei modi il volume, abbiamo utilizzato immagini fotografiche che documentano l’avanzamento dei lavori e conservate presso la Biblioteca Mediateca Gino Baratta di Mantova”.
“Se nel momento della sua costruzione la botte venne vista come un’opera di divisione tra chi viveva alla sinistra del Secchia, perché voleva allontanare le acque paludose, e chi abitava alla destra del fiume preoccupata da un rischio idraulico perenne per il territorio, oggi la Botte Villoresi è un simbolo. Un manufatto di incontestabile valenza paesaggistica e ambientale, che porta un beneficio economico diretto e indotto incalcolabile, non solo per i territori bonificati ma anche per le zone attraversate”.
 

Mantova (14 settembre 2017) – Imparare dagli errori per fare prevenzione. Dopo l’alluvione di Livorno, “Mantova torna a mettere al centro il tema della sicurezza idrogeologica dei Comuni e, per farlo, deve anche ripartire dalla necessità di informare e formare i cittadini sul tema della prevenzione delle calamità”. Sono le parole del prefetto di Mantova, Carla Cincarlilli, intervenuta a Palazzo della Bonifica di via Spagnoli, alla presentazione del volume “Botte Villoresi”, l’opera strategica di San Benedetto Po e Quistello che, a 110 anni dall’esecuzione, ancora garantisce la sicurezza idraulica di 150.000 persone, reggiane, mantovane e modenesi.
Alla luce di quanto accaduto, la presentazione, dinnanzi a un pubblico di amministratori, consorzi di bonifica e associazioni di categoria, si è trasformata in un’occasione per fare il punto sulla situazione della sicurezza idrogeologica, sia a livello locale che nazionale. Per Beniamino Morselli, presidente della Provincia di Mantova, “ora cittadini, consorzi e istituzioni possono lavorare assieme per un coinvolgimento diretto anche sui rischi”. Per Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, “qui dopo il sisma del 2012 si è saputo rialzare la testa e ripartire all’insegna di una sana vitalità e a beneficio di un territorio ieri paludoso e oggi fortemente antropizzato”.
“Opere come questa – ha osservato Giorgio Negri direttore di Anbi Lombardia – sono degne di un’ampia valorizzazione, come il progetto che Anbi sta portando avanti per inserire i principali impianti di bonifica, navigli e fontanili nel Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco”.
“La Botte Villoresi ha elementi di straordinarietà – ha spiegato Ada Giorgi, presidente del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po – con l’ingegno è stato possibile far sottopassare le acque del Canale Collettore, che bonifica una zona un tempo paludosa di 33.000 ettari, il fiume Secchia e scolare a gravità a valle. Occorsero 25 anni di progettazione e pratiche, l’impiego di 7000 maestranze, 6 anni di lavoro! Oggi come allora, con tenacia si è potuto ricostruire dopo il sisma del 2012: è la chiave per la tenuta del territorio”.
Nella presentazione, condotta da Gabriele Arlotti, è intervenuto Francesco Vincenzi, presidente Anbi nazionale che ha posto i riflettori sul panorama italiano: “Le ‘botti’, elementi idraulici dove un corso d’acqua sottopassa un altro, caratterizzano molti Consorzi di Bonifica italiani cui compete una grande parte del tema della sicurezza idraulica, legato ai canali. Oggi, però, siamo col cuore a Livorno, dove a esondare è stato un torrente e abbiamo la triste dimostrazione di cosa avviene quando manca la programmazione a fronte di cambiamenti climatici che si stanno strutturano. Anche i comprensori padani, con piogge di 80 mm di pioggia vanno in difficoltà. Ecco l’importanza delle parole del prefetto Cincarilli: i cittadini devono essere informati e formati sulla programmazione. Diversamente, si resta sconcertati ad assistere a un rimpallo politico di responsabilità sulla tragedia”.
“E’ sotto gli occhi di tutti – ha proseguito il presidente – il fatto che abbiamo divorato il suolo, cementificando all’inverosimile. Per questo i Consorzi ritengono strategico lo sblocco della Legge per il Consumo del Suolo, bloccata da 1,5 anni”. E, con riferimento al piano #Italiasicura voluto dalla Presidenza del Consiglio, Vincenzi ha ricordato che sono ancora troppi gli anni che trascorrono tra “progettazione delle opere e loro effettiva realizzazione e conclusione, a seguito del carico burocratico e tecnico”. Infine, “il coinvolgimento degli enti, dalla Regione ai Comuni è strategico per avviare i nuovi progetti, in un Paese dove diversamente si trascorrono sei mesi a contare i danni della siccità e gli altri sei a contare i danni delle alluvioni”.