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Il coronavirus cambierà le nostre abitudini?

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Piazzetta del Castello di Ferrara deserta

Mentre l’emergenza Coronavirus riguarda ormai gran parte del mondo e l’OMS invita ad osservare rigide precauzioni per evitarne l’ulteriore diffusione, la politica fa appello al senso di responsabilità dei cittadini, raccomandando di rispettare le prescrizioni imposte dal Decreto dell’8 marzo 2020 e rammentando a tutti che non siamo in ferie, ma in una situazione di emergenza globale, perciò, siamo chiamati a fare dei sacrifici.

Nel frattempo la vita di tutti i giorni si è fermata di colpo, i lavoratori sono costretti al riposo, mentre le attività degli esercizi commerciali hanno temporaneamente chiuso. In situazioni di difficoltà come questa si tende spesso a considerare solo gli aspetti negativi e, così, ci si lamenta per il lavoro che manca, per l’economia in discesa, per la frustrazione di doversi forzare a rimanere in casa.

Chi è in salute pensa a come passare il tempo e tanti, per la prima volta, si pongono un semplice e lecito interrogativo: cosa rischio se esco?

Dal punto di vista della salute la risposta dovrebbe essere chiara, perché ormai è confermato da tutte le fonti, dai politici, ai medici, ai media, che uscire implica un maggior rischio di contagio. Perciò, in generale, si invita a rimanere in casa, salvo non sia necessario e si ricorda di evitare i contatti diretti tra persone.

Ed ecco che noi, così abituati a stringere le mani ai colleghi, ad abbracciare amici e familiari, da qualche giorno siamo costretti a rimanere distanti da tutti, diffidenti, accontentandoci di batterci un piede l’uno con l’altro, o toccarci un gomito, come saluto. Viene da chiedersi per quanto tempo il virus, una volta debellato, lascerà comunque la sua fredda eredità nelle nostre abitudini.

Le città, in questi pochi giorni dall’emanazione del Decreto che prevede drastiche misure di contenimento dell’epidemia, si sono svuotate e le poche persone in giro camminano a distanza, quasi intimorite l’una dall’altra, preoccupate di contrarre il virus.

Per strada ci si saluta con distacco, preferendo un sorriso e una battuta veloce, ad una breve chiacchierata. Sono inibite ormai le serate a casa di amici, le cene e i ritrovi di qualsiasi genere, ma per recuperare la socialità si è dato inizio ai flash mob delle “canzoni contro la paura”, cantate dai balconi delle proprie abitazioni per dare un segnale di fiducia e di unione in questo duro periodo.

Senza negozi aperti, eccetto quelli di prima necessità, il caos e la frenesia dei centri urbani hanno lasciato il posto a paesaggi silenti, vuoti e, in un certo senso, pacifici. Oggi, in cui tutto pare essersi fermato, si percepisce con che prepotenza le attività umane s’imponessero, fino a pochi giorni, fa sull’ambiente circostante.

E’ come se i clacson delle auto, i rumori delle produzioni, l’inquinamento, il vociare delle moltitudini di persone ci avessero fatto perdere la concentrazione e, al contrario, il silenzio di questi giorni ci spinge invece ad una pausa di riflessione. Solo ora che il frastuono è cessato notiamo quanto eravamo invasivi con le nostre abitudini quotidiane.

In questo momento storico che ci fa apparire quasi come personaggi di un film post-apocalittico, che si spera finirà presto, è chiaro che fermare le attività dell’uomo da un giorno all’altro abbia comportato enormi effetti benefici per l’ambiente, l’Esa (European Space Agency) ha evidenziato il crollo netto del biossido di azoto in atmosfera, inquinante pericoloso prodotto dai veicoli a motore e dalle industrie.

Se non si è nei territori più colpiti, indicati dal governo nel DPR dell’8 marzo, si può uscire di casa a respirare un po’ di quest’aria più pulita, oltre che per esigenze di prima necessità, anche per praticare sport, moto all’aperto, o per portare a spasso il cane.

Sempreché lo si faccia con moderazione e rispettando le norme di condotta che vietano assembramenti e stabiliscono di mantenere le distanze di sicurezza tra persone. Ironicamente, i nostri amici a quattro zampe beneficeranno per primi di questa situazione, ben lieti delle numerose passeggiate quotidiane e inconsapevoli di essere loro il “lasciapassare” che permette agli umani di uscire a fare due passi, senza incorrere in multe.

Non si ceda perciò allo stress e all’isteria, la stessa che ha portato all’inutile svuotamento di tanti supermercati nei primi giorni di allerta, il virus non avrà solo conseguenze negative.

Si cerchi, piuttosto, di vivere la propria quotidianità in maniera differente, cambiando abitudini, ma continuando a godere dei piccoli piaceri quotidiani, condividendo tempo ed attività con la propria famiglia, utilizzando i social per mettersi in contatto con persone lontane, aiutando chi è solo ed in difficoltà ad affrontare questo periodo. Consapevoli che presto il Covid-19 sarà solo un ricordo e che presto il nostro bel paese tornerà a vivere.