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Due anni fa, l’inferno

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di Andrea Dal Cero

Non ci svegliammo con il cuore in gola. Non eravamo nemmeno impauriti. In casa c’era odore di caffè e il ritmo lento della domenica mattina. Ma la gente fuori dalla finestra era strana, talmente strana che finimmo per accendere la televisione sul canale 48.

Fu così che imparammo di essere sul bordo di quello che i media già stavano chiamando “Il Cratere Emiliano” e di essere tra i pochissimi che non erano stati svegliati dal tremore della terra.

Facemmo in tempo a mettere on-line un annuncio laconico: “Forte scossa di terremoto questa notte poco dopo le 04. L’epicentro si trova a Nord-Ovest di Bologna, sembra tra Finale Emilia e Bondeno. Mentre scriviamo arrivano notizie di vittime a Sant’Agostino, Stellata e Bondeno. Tanta la gente per le strade in questa mattina grigia”. Due ore dopo eravamo a San Carlo di Ferrara muti, stralunati, esterrefatti.

Qui il racconto di quella giornata

Il terremoto non si fermò: il 29 maggio tirò una seconda botta ancora peggiore della prima. Là dove il Po unisce Lombardia, Veneto ed Emilia non c’era pace per nessuno e la terra sotto i piedi si era trasformata in una minaccia incombente.

Le scosse si susseguirono per mesi, mentre ogni paese del territorio aveva la sua tendopoli, la sua zona rossa, le sue difficoltà di tirare avanti tra mille problemi e l’incertezza del giorno dopo.

Poi, prima che tutto divenisse cronaca e poi storia, si cominciarono a cercare le cause di quel terremoto e le cause possibili del sisma sono in discussione anche in questi giorni.

Le commissioni d’inchiesta “non confermano e non escludono” che la mano dell’uomo, e soprattutto la sua voglia di energia sotterranea, abbia scatenato quell’inferno. Ma ci rimane una lezione che, ancora una volta, abbiamo imparato sulla nostra pelle: il rispetto per il territorio è più importante di qualsiasi tipo di investimento economico perchè gli interessi di alcuni non corrispondono quasi mai agli interessi reali della gente.