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E “La cricca del Po”? Se lo è chiesto Report, ce lo siamo chiesti noi, ora un’interpellanza dell’M5S

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Come mai i sindaci dei comuni lungo il Po non sono stati messi al corrente dell’entità dei danni provocati dal sisma del 2012 alle arginature?” chiede il Movimento 5 Stelle nell’interpellanza firmata dai Consiglieri Regionali del M5S e suggerita dal deputato bellunese Federico D’Incà. E poi come mai, a fronte di una quantificazione di 1,6 milioni di euro di danni ne sono stati stanziati solo 600mila destinati unicamente al comune di Calto per la messa in sicurezza delle sponde? Quali azioni e stanziamenti si stanno effettuando per garantire la messa in sicurezza degli argini del Po?

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Sono queste le domande giunte sul tavolo del governatore Luca Zaia e degli assessori al bilancio e controllo finanziario Gianluca Forcolin, all’ambiente Gianpaolo Bottacin, ai lavori pubblici e infrastrutture Elisa de Berti e al territorio Cristiano Corazzarise in merito alla vicenda della “cricca del Po”. Un tasto dolente per il quale D’Incà aveva già interpellato lo scorso inverno, in merito alle irregolarità sui lavori svolti lungo i margini del fiume Po e le relative gravi conseguenze, il Ministro della giustizia, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministro dell’economia e delle finanze e che viene ora riproposto anche alla giunta della Regione Veneto.
AIpo – l’Agenzia Interregionale per il fiume Po – è l’ente strumentale delle regioni Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto che cura la gestione del più grande fiume italiano occupandosi di sicurezza idraulica, di demanio idrico e di navigazione fluviale. Per svolgere queste funzioni, AIpo è articolata con sedi territoriali nel bacino – da Torino fino a Rovigo -e ha la sua sede principale a Parma. La trasmissione Report ha mandato in onda, il 14 dicembre 2014, un servizio di Giulio Valesini intitolato «la cricca del Po» per i lavori urgenti svolti sugli argini delle zone a rischio del fiume in provincia di Rovigo, svolti parzialmente o non effettuati. “Secondo le ricostruzioni degli inquirenti le accuse sono di corruzione, truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture per mezzo milione di euro” spiega il MoVimento 5 Stelle. Indagati sono quattro funzionari dell’AIpo, che avrebbero predisposto e avallato come urgenti, a favore di tre imprenditori, i lavori di arginatura subacquea del fiume a Ca’ Zuliani, vicino a Porto Tolle, senza che lo fossero realmente. Un modus operandi che si sarebbe ripetuto in modo simile in altri tre casi a Castelmassa, sempre nel 2008. Inoltre tutti i membri dell’AIpo che sono finiti sotto indagine attualmente sono ancora al loro posto e continuano a svolgere il loro lavoro di sovrintendenza e mantenimento degli argini.
A peggiorare la grave situazione arriva il terremoto in Emilia Romagna del 2012 ed AIpo manda una relazione al commissario delegato Veneto per l’emergenza, il governatore Zaia, in cui si parla di «severi danni alle opere di presidio idraulico in conseguenza degli eventi sismici verificatisi nel territorio della provincia di Rovigo provocando numerosi franamenti e cedimenti delle difese di sponda.». La nota della prefettura di Rovigo del 31 ottobre 2012, inoltrata al commissario Zaia, riferisce che l’assetto strutturale del fiume Po ha subito un generale indebolimento per effetto delle sollecitazioni agli argini ed alle connesse opere di difesa idraulica conseguenti al terremoto, con ingentissimi danni quantificabili in oltre 4 milioni di euro.
A gennaio 2014 il cedimento dell’argine del fiume Secchia provoca l’alluvione nel modenese. I tecnici AIpo danno la colpa del crollo dell’argine a nutrie e volpi dichiarando che «la falla del Secchia è avvenuta in un tratto di alveo rettilineo, regolarmente sottoposto a manutenzione attraverso periodici sfalci, pulizie del corpo arginale e già interessato da verifiche post sisma senza che emergessero criticità di rilievo». La manutenzione – spiega AIpo – viene fatta solo sulle opere idrauliche perché per intervenire sull’alveo di un fiume servono progetti, e i costi sono molto diversi.
L’inchiesta che vede coinvolto AIpo e imprenditori sui lavori di arginatura subacquea del Po a Porto Tolle e a Castelmassa è partita nel 2008. La chiusura delle indagini risale all’agosto 2013, quando il pm Stefano Longhi si trasferisce alla procura di Ferrara. “Da allora il fascicolo non ha fatto passi avanti ed è stato riassegnato di recente al pubblico ministero Andrea Girlando, entrato alla procura di Rovigo solo a febbraio 2014. È ormai vicinissima la prescrizione per i reati contestati e non è stata ancora fissata l’udienza preliminare causa anche l’accorpamento dopo la soppressione delle sedi di giustizia periferiche ” denuncia il MoVimento. 17/9/2015