Home Acqua e Territorio Emergenza a Sannazzaro de’ Burgundi: esplosione nella raffineria Eni

Emergenza a Sannazzaro de’ Burgundi: esplosione nella raffineria Eni

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Nel tardo pomeriggio di martedì lo scoppio si è udito distintamente in tutto il paese: è esploso un reattore per la desolforizzazione del gasolio. L’impianto HDS1 in quel momento era fermo per manutenzione. Non ci sono stati feriti. Sono intervenute due squadre di vigili del fuoco che hanno operato sino a tarda ora assieme alle squadre interne per estinguere l’incendio con l’impiego di azoto. Secondo alcune fonti i danni sono irrilevanti, altre parlano di milioni di euro di danni. Il sindaco Giovanni Maggi: “La situazione è sotto controllo, non ci sono stati mai rischi per la cittadinanza”.

Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria ha oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa. E’ collocata lungo il percorso dell’oleodotto che collega il terminale di Genova con la Svizzera Francese. La quantità di greggio ricevuta da Genova, proveniente via nave principalmente da Russia, Africa, Nord Europa, e Medio Oriente, ammonta a circa il 90%. La restante quantità proviene dal giacimento di Villafortuna presso Trecate (NO), anche essa mediante apposito oleodotto. Dispone di un parco di 170 serbatoi per una capacità complessiva di stoccaggio di oltre 2,3 milioni di metri cubi. Il greggio viene suddiviso in base alle caratteristiche e stoccato in 11 serbatoi aventi capacità unitaria di 35 mila e 120 mila metri cubi. Copre il fabbisogno di prodotti petroliferi di gran parte della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e dell’Emilia, utilizzando un sistema misto di trasporti: oleodotti, autobotti, e ferrocisterne. Inoltre vengono riforniti alcuni depositi in Svizzera ed Austria.

“Della raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgundi è certo il prezzo alto da pagare in termini ambientali, l’inquinamento dell’aria dai camini, dell’acqua attraverso un sistema di scarichi che riconduce tutto al Po e la costante minaccia di incidenti.” scrive Stefano Pallaroni su La Provincia Pavese.

Nei giorni successivi all’incidente i sindaci dei Comuni vicini chiedono sicurezza. “L’incendio di martedì sera alla raffineria Eni, con il vento che spirava verso nord-ovest, ha portato la colonna di fumo verso Galliavola e Pieve del Cairo. Abbiamo respirato per ore ed ore aria certamente inquinata senza neppure saperlo, visto che le centraline sono localizzate solo nei due o tre comuni del polo petrolifero. E’ tempo di far sentire la nostra voce”. Dice Paolo Ansandri, sindaco di Pieve del Cairo. Angelo Chiesa, sindaco di Mezzana Bigli, condivide la proposta di Ansandri: “… Spero vivamente che l’ incidente alla raffineria dia ora una motivazione in più a chi in questo gioco d’assieme intravede un passaggio obbligato per salvaguardare salute e territorio». Luigi Borlone di Galliavola è altrettanto perentorio: «Si faccia gruppo e si bussi alle giuste porte. Il fumo di martedì è finito sulla zona Torrione di Galliavola e su Gallia. E chi ci dice cosa abbiamo respirato?”