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Escavazioni abusive, pene confermate. Legambiente: condanne giuste

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Boretto. Il 26 ottobre la Corte d’appello ha confermato che quelle 300 tonnellate di sabbia furono estratte abusivamente – nella notte fra il 26 e il 27 novembre 2003 – dall’alveo del Po, da qui la conferma delle condanne (un anno di reclusione) per il capitano e tre marinai della ditta Terracqua di Viadana (Mantova) bloccati al rientro dal “prelievo” in fiume sulla motonave “Franca B.” (imbarcazione di proprietà della ditta Bacchi di Boretto ma in uso all’azienda mantovana).
La sentenza ha confermato anche il risarcimentodanni generico richiesto da Legambiente, costituitasi parte civile.
“La giustizia ha fatto il suo corso – commenta a fine udienza l’avvocato bolognese Francesco Colliva che ha rappresentato in aula Legambiente – almeno relativamente a questo specifico episodio di grave attività criminosa che ha attentato all’integrità del Po. Spero che a seguito di questa condanna si voglia chiudere l’inchiesta più grossa sul tema, con coinvolti i titolari di alcune ditte, che da quanto ne so giace ancora in procura a Reggio”.
La Corte ha accolto pure l’aggravante della violenza sulle cose, come richiesto dal procuratore generale Miranda Bambace. Anche nel processo di secondo grado è stato l’avvocato felsineo Luca Sirotti a difendere i quattro imputati: il 44enne Doriano Crepaldi di Taglio di Po (Rovigo), il 49enne Filippo Bonafè di Boretto, il 43enne Michele Tofanello di Revere (Mantova) e il 50enne Giancarlo Bernardiello di Trecenta (Rovigo).

“Il risultato di questa battaglia è fondamentale per la legalità sul grande fiume”. Questo il commento di Massimo Becchi, presidente di Legambiente Reggio Emilia sulle quattro condanne, confermate in secondo grado, per i ladri di sabbia del Po.
“Il grande fiume per anni è stato oggetto di escavazioni abusive – aggiunge Becchi – e prendiamo comunque atto che in tutti questi anni gli enti pubblici non hanno fatto assolutamente nulla per creare un corpo di polizia fluviale o per svolgere regolarmente attività di vigilanza sul fiume, tanto da lasciare lavorare indisturbati i cosiddetti Pirati del Po, che da anni rubano attrezzature e fuoribordo e praticano la pesca con strumenti illegali e a forte impatto sulla fauna ittica. Anche sui furti di sabbia occorre prestare molta attenzione: è un fenomeno che si è ridotto drasticamente, ma che abbiamo visto essere appannaggio non solo della ditta condannata ma anche di molti altri soggetti”.