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Febbraio 1929: si ghiaccia il Po. Oggi, forse, ci risiamo

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Paolo Sottocorona su La7

di Andrea Dal Cero

Novant’anni fa il giaccio si prese tutto il basso bacino del Po. La gelata del febbraio 1929 è ricordata in tante foto in bianco e nero e nelle cronache dei giornali dell’epoca. Agli occhi disincantati dei contemporanei quelle immagini sembrano appartenere ad un mondo ormai scomparso, da ricordare per i suoi pregi e da dimenticare per i suoi difetti.

Un mondo ormai lontano e perso nel tempo, con tutte le sue connotazioni di cronaca e quotidianità che ci troviamo a ricordare attraverso le ricostruzioni e le ricerche di quelli che maggiormente sono affezionati al proprio territorio.

Ecco come Graziano Gruppioni, in un articolo apparso qualche anno fa sulla Nuova Ferrara, ricostruisce l’andamento meteorologico di quel terribile febbiaio del 1929.

“Dalle registrazioni rilevate dall’Istituto Navarra di Ferrara sappiamo che la punta estrema del freddo a dicembre 1928 fu -6,8 gradi centigradi, quella di gennaio 1929 -14,6, a febbraio -23,5. Di particolare importanza rileviamo due periodi: il primo decorre entro lo spazio degli otto giorni trascorsi dalla fine di gennaio ai primi di febbraio che vede il termometro scendere a –17,5. Il secondo di durata relativamente più breve, presentò due variazioni termometriche più brusche poiché dai -9,5 del giorno 14 febbraio si giunge ai -23,5 due giorni dopo per risalire a -7 il giorno 18 dello stesso mese. La temperatura del terreno subì abbassamenti che si aggirarono intorno ai -4 gradi alla profondità di dieci centimetri fino a raggiungere la temperatura di -1,6 a trenta centimetri. Alla fine di febbraio la temperatura rimase sotto zero per tutta la prima decade di marzo. E dopo ricordare che il 5 aprile 1929 il termometro segnava -4,1 e quelle di -3,7 e -2,4 i giorni 7 e 8. Sul Po furono registrate temperature ancora più basse. Il termometro raggiunse i -25.

Il ghiaccio dilagò. Dapprima si aggrappò ai piloni dei ponti poi si espanse verso le rive, infine coprì tutto l’alveo. Il Grande Fiume gelò da Morano Po in Val Scrivia, fino a raggiungere l’intero tratto delle provincie di Ferrara e Rovigo ove lo spessore del ghiaccio superava i trenta centimetri. Il massimo della congelamento si verificò fra il 16 e il 18 febbraio, il fiume si poteva attraversare con carri a traino animale per un tratto di cinquantaquattro chilometri senza nessun rischio.

Il disgelo del fiume ebbe inizio fra il 20 e il 22 febbraio. La crosta si fratturò formando enormi lastroni di ghiaccio, piccoli iceberg lunghi fino a cento metri per una larghezza che in certi casi raggiungeva i cinquanta. Trasportati dalla corrente urtavano contro le rive travolgendo pontili e imbarcaderi. A San Benedetto Po un lastrone enorme, spesso in certi punti fino a settanta centimetri, urtò e distrusse in parte il ponte in chiatte. Fra Ostiglia e Pontelagoscuro i lastroni urtandosi si accavallavano formando vere e proprie dighe.”

Oggi, dopo novant’anni, potremmo ritrovarci in condizioni molto simili a quelle raccontate da Gruppioni. Paolo Sottocorona, il nostro guru di riferimento per le previsioni meteo, annuncia freddo intenso e gelo in arrivo dalla Siberia per la prossima settimana. Un gelo talmente intenso da essere generato addirittura da un vento che si chiama Burian (un nome che è tutto un programma) e che non dava il meglio di sé sulle nostre regioni da almeno trent’anni.

Cosa succederà davvero lo sapremo, a nostre spese, soltanto alla fine di questa settimana. Speriamo bene.