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Ferrara, condannati i predoni. Entusiasmo per l’applicazione di una legge uguale per tutti

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di Andrea Dal Cero

Li avevano catturati in flagranza di reato la settimana scorsa nell’Oasi di Campotto mentre rubavano quintali e quintali di pesce nell’area protetta. Un episodio come tanti altri che negli ultimi anni si sono succeduti incessantemente senza che nessuno trovasse la forza o il coraggio di porvi un qualsiasi rimedio. Ma questa volta la storia è andata diversamente e i quattro rumeni si sono visti trasformare il fermo in arresto. E in cella hanno atteso il processo per direttissima, che i loro difensori hanno voluto rimandare fino a questa mattina. Una settimana di rinvio nel corso della quale un furgone con a bordo due rumeni è stato fermato a Viadana con un carico di 35 quintali di pesce, altri tre sono stati fermati dopo che avevano praticamente chiuso il Canale Pilastresi con un’unica rete, e in provincia di Pavia alcuni pescatori sportivi sono stati minacciati da bracconieri stranieri che reclamavano il controllo del territorio.
In aula i quattro, dichiaratisi molto dispiaciuti di quanto accaduto, hanno affermato di non conoscere le leggi italiane, di non conoscere la nostra lingua e quindi non conoscere nemmeno i nostri divieti. Per questi motivi la difesa, in via principale, ha chiesto l’assoluzione. Il pubblico ministero non è stato della stessa opinione e ha richiesto per tutti un anno e due mesi. Ma il giudice Debora Landolfi, dopo alcune ore di camera di consiglio, ha inflitto ai quattro una pena di due anni ciascuno e negato gli arresti domiciliari considerata “sia la persistenza del pericolo di reiterazione del reato che la pericolosità degli imputati”.

La condanna di Ferrara dimostra quanto possa essere entusiasmante l’applicazione della legge uguale per tutti; al di là di ogni faziosità, bandiera, convenienza e ideologia. E la notizia di oggi è più importante dello stesso processo, perchè per la prima volta racconta di un fiume difeso, di un interesse condiviso, di un ruolo ritrovato delle istituzioni. Riportare la legalità e il buon senso lungo i nostri corsi d’acqua equivale a riconoscere la dignità e i diritti di tutta la gente che vive in questo vasto e difficile territorio. Se la strada presa dal giudice Landolfi verrà seguita da altri suoi colleghi non ci sarà più né bisogno né motivo di odiare questi predoni del fiumi, perchè l’odio finisce là dove comincia la legge uguale per tutti.