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Fiumi di rifiuti sulle sponde dei canali

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Tra i rifiuti nell'acqua anche una lavatrice

Tra le oasi naturalistiche, nei territori che si trovano in pieno Parco Regionale del Delta del Po, tra la fitta rete di corsi d’acqua e le splendide valli, pervengono numerose le segnalazioni relative all’abbandono di rifiuti di ogni genere da parte dei cittadini che hanno a cuore l’ambiente.

“Dagli elettrodomestici, agli scarti di edilizia, o di officina, ai rifiuti domestici, tante lattine, bottiglie, plastica di ogni tipo ed ultimamente anche numerose mascherine usa e getta. Sulle sponde si trova di tutto”  conferma Laura Felletti, della Onlus Plastic Free, in prima linea nella lotta all’inquinamento e all’abbandono di rifiuti nel territorio ferrarese.

Tra i fiumi più colpiti figura ovviamente il Po. Ma allo stesso modo anche il Reno ed il Panaro, dopo ogni piena, portano alla luce ciò di cui l’uomo si disfa incurante.
Se è vero che nelle golene prosciugate e sugli argini dei fiumi si trovano oggetti che possono venire da chissà dove, spesso da zone più a monte, dopo essere rimasti per anni in balia degli agenti atmosferici, sui canali si trovano i rifiuti abbandonati da chi abita o frequenta la zona, destinati a rimanere, spesso per decenni, come segno di inciviltà personale e di incuria delle amministrazioni nel garantire il decoro del paesaggio e del territorio.

Molto spesso gli assessori all’ambiente dei vari comuni hanno affrontato, senza apparente successo, il noto problema dell’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua, chiudendo gli accessi agli argini con sbarre e catene. La scelta di “blindare” i corsi d’acqua, impedendone così la fruizione da parte dei più, piuttosto che intensificare i controlli e sanzionare gli artefici di tali gesti, pare non aver sortito gli effetti sperati.

“Chi realizza questi atti di abbandono di rifiuti, al pari di chi si reca negli ambienti naturali per praticare bracconaggio o pesca illegale, non si ferma certo davanti ad una sbarra con lucchetto. Questo è il motivo per cui, periodicamente, tali scarne precauzioni vengono trovate manomesse ed aperte – riferisce l’Unione Pescatori Estensi, da anni impegnata nella tutela ambientale – Blindare l’accesso agli argini scoraggia piuttosto chi vorrebbe fruire dei corridoi verdi del proprio territorio per passeggiate, birdwatching, pesca sportiva, o altre attività all’aperto e si finisce così per allontanare le poche sentinelle rimaste a pattugliare il territorio: gli amanti della natura”.

Ciò che non è vissuto dalle persone viene, così, presto dimenticato dalla collettività. Le sponde dei nostri corsi d’acqua possono essere viste come migliaia di chilometri di alberature e sentieri sparsi nel verde, possibili percorsi naturalistici, ippovie, ciclovie, reti ecologiche da preservare. Questo patrimonio invidiabile, non adeguatamente valorizzato, viene invece chiuso, dimenticato e reso vittima di chi, per risparmiare tempo e denaro, compie abbandoni e realizza discariche abusive.

Con le moderne fototrappole, che permettono di monitorare da remoto intere aree, scattando foto o registrando video, sarebbe possibile assicurare la legalità anche alle zone meno controllate, perseguendo questi gesti sconsiderati. Il tutto a costi irrisori e con notevole guadagno d’immagine per il territorio e le pubbliche amministrazioni.

Fino al 2019 era operativa una piattaforma molto utile, www.ecouniamoci.it, attivata dalla Provincia di Ferrara per segnalare situazioni di degrado ambientale direttamente agli enti competenti per la raccolta di rifiuti, affinché provvedessero a ripristinare lo stato dei luoghi ed eventualmente perseguire i responsabili. Quest’applicazione è stata per anni utilizzata con successo, considerata anche la proficua collaborazione instaurata tra cittadinanza, forze dell’ordine adibite al controllo ambientale ed enti gestori, ma ha dichiarato la sua chiusura dall’inizio di quest’anno, per mancanza di fondi.

La tecnologia e le realtà associative che si dedicano al volontariato potrebbero sopperire alla limitatezza di risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni e forze dell’ordine, ma vi deve essere la volontà politica di impiegare tali mezzi e puntare realmente sulla tutela ambientale del territorio.  Pare invece che, troppo spesso, vi sia la tendenza ad allontanare i cittadini dalle aree naturali degradate, lasciandole a se stesse, senza controlli né tutele, cercando di non dare visibilità al problema degli abbandoni di rifiuti e delle discariche abusive, senza pensare ad una concreta soluzione.