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Il “Barchetto” di Boffalora sul Naviglio Grande – Storia del Po

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di Luigi Griva

 Con la vittoria dei liberi comuni  del 1176 contro l’imperatore Federico Barbarossa, i milanesi intraprendono la ricostruzione della città distrutta dall’imperatore nel 1162, e danno l’avvio a imponenti opere pubbliche. Tra queste, la più significativa è lo scavo del Ticinello,  presso Turbigo, destinato prima a collegare Milano, poi  il lago Maggiore con il Ticino, attraverso  Abbiategrasso, Boffalora, Turbigo. Il Canale, che verrà chiamato Naviglio Grande, nel tempo avrà un reticolo di canali minori, destinati all’adacquamento dei campi, alla navigazione e fornirà energia alle ruote di molini e filande, favorendo il commercio e lo sviluppo economico dell’intera Lombardia. Barconi da carico , trainati da cavalli lungo le sponde, trasportano  derrate dalla campagna alla grande città, carbone, materiali da costruzione  e riforniscono  lungo quattro secoli i blocchi di marmo di Candoglia e di granito destinati alla interminabile Fabbrica del Duomo. Ci sono anche barche-corriere,  destinate al trasporto di passeggeri  da e verso Milano, dove (a pochi passi dal Duomo) c’è il porto fluviale, il Laghetto di S.Eustorgio .

L’imbarcazione più rappresentativa  di queste barche corriere,  che hanno solcato il Naviglio dal 1645 sino a inizio ‘900 è il “barchet“ di Boffalora .  In una relazione del 1903 Amerigo Roatto, della Brigata Lagunari del Genio Pontieri di Venezia  ce la descrive così: “ è lungo poco più  di 16 metri, largo  circa tre e mezzo ….ha la prora e la poppa molto sollevate… Porta 130 persone, od un carico di 14 tonnellate di mercanzia. Pel riparo dei passeggeri è costruito nella parte centrale una specie di casotto, col tetto foderato di zinco e contenente quattro linee di panche”.

Era attivo sulle linee  da Milano per Gaggiano, Abbiategrasso, Boffalora , e viceversa. Per il traino erano utilizzati due cavalli  nella tratta ascendente verso Milano, uno solo nella tratta discendente, e il secondo era ospitato in un apposito spazio a prora; il viaggio durava quattro ore in risalita, tre in discesa .Durante il viaggio i passeggeri venivano intrattenuti da cantastorie e comici di strada: nella memoria popolare  sono ricordati il Battramori e il Torototela. Ci fu addirittura un commediografo, Cleto Arrighi, che gli dedicò una famosa commedia in Milanese.

L’inaugurazione, nel 1913, della linea tramviaria con Milano rappresentò  per l’antico Barchett  l’atto di morte, così come l’inizio dell’abbandono dei navigli. Fortunatamente, negli anni 90, l’Associazione Amici dei Navigli e – per il Barchetto – l’Associazione Storica La Piarda di Boffalora  con Ermanno Tunesi  ne hanno tenuta viva la memoria, permettendo alle giovani generazioni la riscoperta di questo capitolo di storia locale. Così, nel 2013 ,in occasione del centenario dell’ultimo viaggio,  è stato ricostruito  un nuovo barchetto, su modello di quello esistente nel 1840.  La replica – ora sottoposta a riallestimento – sarà una delle attrattive della Expo 2015 e ritornerà a solcare l’antico Naviglio Grande.