Home Cattive Notizie Paura virus nella Bassa Mantovana

Paura virus nella Bassa Mantovana

407
0
CONDIVIDI

Dalla Bassa Mantovana –  Sembrava un “problema” lontano, ma piano piano si è sparso anche in Italia toccando aree molto vicine al mantovano come la zona di Codogno nel lodigiano, ad un ora e mezza di macchina, 121 Km di distanza, e che oggi è blindata per il noto focoloaio conclamato.

La gente nella Bassa ha paura, gira con mascherine e gel disinfettanti in tasca o in borsetta. In questi giorni in migliaia hanno letteralmente saccheggiato discount e supermercati di pasta, latte, biscotti, legumi e chi più ha spazio in dispensa, più ne mette.

Per certi versi il coronavirus sta diventando un ossessione: la gente legge poco le disposizioni emanate dalla Regione Lombardia e pone su Facebook le domande più assurde. Certamente i mass media non aiutano e hanno la loro influenza nell’alimentare panico e psicosi: le notizie che arrivano ogni giorno non sono confortanti.

A peggiorare la situazione i casi di Coronavirus che sembrano avvicinarsi sempre di più alla zona “franca”: l’ultimo un contagiato a Carpi (Modena). L’argomento del giorno, è sempre lo stesso: tutti con gli smartphone a scandagliare le varie pagine per sapere se ci sono novità di altri contagiati.

E così capita che le farmacie non hanno più mascherine e gel per frizionare le mani. Pure i centri commerciali e supermercati hanno esaurito le scorte di Amuchina e alcol.

Come succede in queste emergenze c’è chi ci campa: alcuni negozianti senza scrupoli raddoppiano i prezzi di mascherine e disinfettanti. I malviventi s’inventano nuove truffe: si spacciano per sedicenti operatori Asl o infermieri che telefonano a casa di persone anziane o sole, per fare inutili tamponi e solo per rubare soldi e gioielli perché secondo questi miserabili sciacalli potrebbero essere causa di contagio.

Il consiglio delle forze dell’ordine è di chiamare il 112 e di non fare entrare in casa nessuno. Siamo passati in poco tempo da semplici misure di prevenzione all’eccesso di paura.

Era dei tempi di Chernobyl del 30 aprile 1986 che non si vedeva una situazione simile quando all’epoca, il ministro della salute Degan disse di non consumare latte fresco o verdure per la pioggia di Iodio radioattivo e di Cesio 137 scatenato dalla nube tossica dopo l’incendio del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl.

A distanza di 34 anni abbiamo visto le conseguenze di quella nube: un’infinità di problematiche alle tiroidi di milioni di persone. Tutti si chiedono: e questa storia del Coronavirus quando finirà: da dove è venuta? Esperimento bellico sfuggito al controllo o nuova evoluzione della Sars? Siamo sicuri che un serpente, infettato da un pipistrello e poi mangiato da un uomo in un paese asiatico sia la vera causa del Coronaviris? Ed è colpa dei sanitari dell’ospedale di Codogno che hanno sottovalutato i protocolli a causare il focolaio in Lombardia?

Non si capiscono poi le ordinanze: nel reggiano le palestre sono aperte e i mercati sono regolari, nel mantovano è vietato allenarsi e mercati tutti annullati.

A Suzzara è stato annullato il carnevale di domenica 1 marzo. Annullati incontri pubblici e assemblea Avis. A Gonzaga annullata l’Expo canina del 29 febbraio – 1 marzo.

Vietato andare in palestra. Bar chiusi dalle 18 alle 6 ma ristoranti aperti. All’Iveco di Suzzara, oltre 2.000 dipendenti, si lavora: “l’azienda chiede massima responsabilità comportamentale e distribuirà presidi sanitari”.