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La vespa samurai fermerà la cimice asiatica

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Vespa Samurai - By Oregon State University - Samurai wasp, commons.wikimedia.org

La cimice asiatica che sta flagellando i frutteti italiani avrebbe le ore contate, fa sapere Agrifood today,  in vista dell’arrivo della sua acerrima nemica naturale. Si tratta della vespa samurai (nome scientifico, Trissolcus japonicus), che, deponendo le sue uova in quelle della cimice, è capace di ridurne le popolazioni. Il tutto senza ricorrere ad agenti chimici nocivi quali pesticidi ed insetticidi. L’introduzione della vespa samurai in Italia si è resa necessaria in seguito all’invasione della cimice asiatica (Halyomorpha halys) che sta devastando meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai, con un ammontare di danni stimati intorno ai 250 milioni di euro alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale.

I danni della cimice

L’entrata in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto che introduce la vespa samurai viene oggi accolta con soddisfazione dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che dal Salone del Biologico (Sana) di Bologna ha ripercorso le tappe che hanno spinto le organizzazioni di categoria a chiedere l’intervento del Parlamento. “La situazione è drammatica – denuncia la Coldiretti – soprattutto al Nord”.

“Nel solo Veneto – proseguono i rappresentanti degli agricoltori – i danni alle produzioni di mele, pere, pesche e kiwi hanno raggiunto la cifra di 100 milioni di euro, di cui quasi 80 nella sola provincia di Verona, ma situazioni drammatiche si registrano un po’ ovunque, dal Friuli Venezia Giulia all’Emilia Romagna, dove in alcune zone è andato perso addirittura il 100% del raccolto di pere e mele, al Piemonte, con la provincia di Alessandria tra le più colpite”.

L’antagonista naturale

Il nome comune con cui è indicata la vespa samurai non deve preoccupare. Questo minuscolo insetto, poco più grande di 1 millimetro, non ha nulla a che vedere con le più comuni e temute vespe.

La “cimice marmorata asiatica” arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché , sottolinea la Coldiretti, “prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto”.