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Il disastro ecologico del lago di Pavana

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Il 29 luglio del corrente anno si sono concluse le operazioni di svaso del bacino di Pavana, sito tra le province di Pistoia e Bologna. Le conseguenze di tali lavori necessari alla manutenzione dell’impianto idrovoro hanno determinato un disagio ecologico di incalcolabili proporzioni e di inaudita portata, registrato prevalentemente nel territorio di competenze della Regione Emilia-Romagna.

Il fango che, a causa dello svaso è stato riversato nel torrente Limentra ed è arrivato sino al fiume Reno, ha ucciso tonnellate di pesce pregiato e compromesso irrimediabilmente l’habitat acquatico appenninico. L’alveo del torrente Limentra e, più a valle, quello del fiume Reno risultano oggi completamente coperti dallo scuro fango proveniente dal lago di Pavana, l’ingente moria di fauna ittica è stata evidenziata nelle frazioni di Pavana, Ponte della Venturina, sino a superare Porretta Terme, distante più di 5 km dalla diga.

Marco Falciano in rappresentanza dell’UPE – Unione Pescatori Estensi, Christian Forlani e Mirco Maltoni per Eurocarp Club e, infine, Matteo Antonelli del Movimento Gruppo Siluro Italia hanno evidenziato con fotografie e video l’inquinamento ambientale prodotto, a conferma dell’ingente danno prodotto dalle operazioni di svuotamento dell’opera idraulica.

L’inquinamento è stato determinato da materiali solidi, sedimentati e sospesi, che hanno causato il peggioramento qualitativo dell’acqua e la sua conseguente anossia, determinando la morte delle specie ittiche, degli anfibi e degli invertebrati d’acqua dolce.
Tonnellate di carpe, trote, cavedani, barbi, anguille, gardon e carassi sono morti a causa del fango e la stessa sorte è accaduta alle altre forme di vita acquatiche, determinando perciò anche una evidente compromissione della biodiversità acquatica. Si dà atto, infine,  che la compromissione dell’ambiente è avvenuta in un’area particolarmente tutelata, considerata riserva naturale.

Le associazioni di tutela ambientale composte dai pescatori sportivi che agiscono a tutela del territorio non ci stanno ed hanno inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Bologna e Pistoia, rispettivamente competenti per il lago di Pavana, per il torrente Limentra ed il fiume Reno.

Oltre alla fauna ittica, anche gli anfibi, come rane e tritoni, oltre a una moltitudine di invertebrati acquatici, sono stati spazzati via dall’ondata di fango provocata dallo svaso del lago appenninico e ci vorranno anni, se non oltre un decennio per ripristinare lo stato dei luoghi e l’ambiente naturale.

Queste scelte gestionali poco oculate pare non contemplino alcun piano di contenimento del danno ambientale ma, anzi, si limitino a disporre blande misure riparatorie attuate solo a danno avvenuto, prevedendo al limite qualche immissione di pesce di scarso pregio al posto del prezioso biotopo preesistente. A farne le spese è sempre il patrimonio ambientale, il turismo naturalistico e gli appassionati di montagna.

Gli appassionati e i tecnici del settore sono ben consapevoli che né il barbo italiano, né i cavedani, e neppure le numerosi specie di anfibi presenti in quell’habitat potranno essere immessi in futuro, perché in Italia non esistono allevamenti di tali specie.

Quello che la natura aveva reso nei decenni un areale equilibrato e ricco di biodiversità è stato cancellato dall’uomo in meno di una settimana con lo svaso del Pavana. Spetterà ora alla magistratura accertare la sussistenza di responsabilità in carico all’ente gestore Enel Green Power.