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Il lupo è arrivato sulle proprie zampe?

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Intervista a Marco Galaverni – Direttore Scientifico WWF Italia

Tempo da lupi e tempo di lupi, ma anche di lupi in pianura? Scesi lungo le aste fluviali a colonizzare nuovi territori? Ne parliamo con Marco Galaverni, Direttore Scientifico di WWF Italia.

Dottore in Biodiversità ed Evoluzione, già ricercatore ISPRA, divulgatore e autore del libro “L’uomo che sognava i lupi”, Marco Galaverni ha speso anni nello studio di questo predatore. Un’occasione per cercare alcune risposte, toccando un tema che negli ultimi tempi è diventato, a tutti gli effetti, virale.

Lupi in pianura? Come si collocano i lupi nel panorama di una Pianura Padana storicamente snaturata?

Il ritorno del lupo in Pianura, iniziato ormai da alcuni anni e confermato dalla presenza di alcuni branchi riproduttivi e da diversi individui in dispersione, è stato in parte un evento inatteso, ma di certo non sorprendente se si conosce bene l’ecologia di questo predatore incredibilmente adattabile: segno che anche in una delle aree più antropizzate d’Europa la natura è in grado di sopravvivere adattarsi, se solo le lasciamo un minimo di spazio.

Il lupo è un predatore apicale, in che modo la presenza di individui stabili in pianura ci illumina sulla capacità portante degli ambienti e di conseguenza su dinamiche escosistemiche nuove?

La presenza del lupo è un elemento chiave nell’equilibrio degli ecosistemi, più evidente in contesti a maggiore naturalità, ma che si può ritrovare anche in ambienti ad elevato impatto antropico. In Pianura Padana il lupo è arrivato sulle proprie zampe (ricordiamo che Italia, a differenza di altri Paesi del mondo o di altre specie, il lupo non è mai stato oggetto di ripopolamenti o reintroduzioni), seguendo una delle sue specie di elezione, il capriolo, in recente espansione dalle aree collinari seguendo le aste fluviali. Ma proprio in Pianura ha trovato un’altra immensa fonte alimentare, la nutria (un roditore sudamericano questo sì importato dall’uomo, che sta creando seri danni sia a livello ecologico che economico), diventando così un nostro prezioso alleato naturale nel contrasto alle specie invasive come questa.

Un selettore naturale?

Sì, il lupo è stato plasmato da decine di migliaia di anni di evoluzione naturale per cacciare le sue specie preda secondo schemi che massimizzano il risultato con il minimo sforzo e rischio, selezionando in particolare individui giovani, oppure vecchi o malati. In questo modo tiene in equilibrio le popolazioni di specie preda, prevenendo che oltrepassino il livello massimo che le comunità vegetali possono supportare. Vari studi hanno dimostrato che l’azione selettiva del lupo è anche in grado di prevenire importanti patologie degli ungulati selvatici e domestici, come la tubercolosi.

ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, annuncia un Monitoraggio dei Lupi a livello nazionale su mandato del Ministero dell’Ambiente, la prima raccolta dati contemporanea mai attivata per stimare la distribuzione e la consistenza del lupo in Italia, che si concluderà a marzo 2021. Come si colloca l’impegno del WWF Italia in questo sforzo?

Come WWF abbiamo accolto con molto favore questo coordinamento a livello nazionale che sinora era mancato nel nostro Paese, mettendo a disposizione di ISPRA oltre 150 volontari per la raccolta dati. È importante tuttavia che i dati raccolti, oltre a comprendere le aree di nuova colonizzazione come la Pianura Padana, non rimangano sulla carta, bensì diventino la base per azioni concrete che favoriscano la conservazione del lupo e la coesistenza con le attività umane.

“Attenti al lupo!” o strategie di convivenza? Come evitare false informazioni e su cosa concentrare le nostre attenzioni?

Il ritorno del lupo in Pianura rappresenta un’importante ricchezza dal punto di vista ecologico e culturale, ma anche una sfida di coesistenza tutt’altro che semplice. Le due parole chiave sono consapevolezza e prevenzione: è essenziale conoscere il lupo per poter mettere in atto azioni che prevengano i possibili problemi legati alla sua presenza, in particolare i danni a carico di animali domestici non adeguatamente protetti, ma anche per evitare situazioni che rendono i lupi particolarmente confidenti nei nostri confronti: il lupo è una specie selvatica e, per quanto da oltre un secolo non si siano verificati attacchi letali all’uomo (viceversa sono ancora centinaia i lupi uccisi ogni anni dall’uomo), come tale va trattato.

Per approfondimenti vedi anche il nostri articoli:

http://www.ilgiornaledelpo.it/odissea-di-una-lupa/

Eccezionale avvistamento del branco di lupi di Campotto