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Fauna del Po. I lupi dei fiumi

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Impronta di lupo nel letto di un fiume

Il lupo, visto da pochi e “chiaccherato” da molti, fa parlare di se anche in Pianura Padana.

Lupi in pianura? Dovrebbero stare in montagna dove li ha messi qualche (maledetto) ambientalista. Ma il (maledetto) ambientalista non c’entra e il lupo non è stato “messo” da nessuno, né sa che dovrebbe stare solo in montagna.

La ricolonizzazione dell’Appennino da parte del lupo appenninico (specie: Canis lupus, sottospecie: Canis lupus italicus) è un fatto ormai noto, un fenomeno seguito da una quarantina di anni, naturale risultante di dinamiche complesse, esemplificabili nell’abbandono delle aree rurali appenniniche, nella maggiore protezione per le specie e per gli habitat, nell’aumento delle prede a disposizione.

Primi fra tutti i piccoli di cinghiale. Un disequilibrio ecologico che nasce dall’introduzione di ungulati e dal loro incremento sproporzionato in un ambiente povero di predatori, un aumento che ha creato le basi per il recupero di una sottospecie ridotta ai minimi termini nell’Appennino centrale.

Quindi nessun ripopolamento di lupi, nessun “esperimento” o intervento di gestione naturalistica, ma l’immagine di un’animale che, per sua sfortuna, carico di tutti le connotazioni medievaleggianti, morali e fiabesche che lo precedono,  torna alle porte delle nostre città e arriva fino alla pianura. Creature schive, diffidenti per natura, ombre, capaci di compiere spostamenti incredibili in poche ore, animali la cui stima nella penisola è piuttosto complessa.

Dati Ispra del 2018 riportano indicativamente duemila lupi in tutta la penisola, compreso l’arco Alpino. Nello specifico: sulle Alpi “la stima ammonta a 293 individui (dati progetto Wolfalps). Per la restante porzione del territorio peninsulare nazionale, esistono due stime che tuttavia non derivano da un programma organico di monitoraggio e sono quindi associate ad un elevato grado di incertezza. La prima, a scala nazionale, riporta 1580 animali  (con una valutazione dell’incertezza compresa tra 1070 e 2472); la seconda, un valore complessivo per il territorio italiano compreso tra un minimo di 1269 individui ed un massimo di 1800” (Ispra: Comunicato stampa il lupo in Italia: monitoraggio dello stato di conservazione, delle minacce, della prevenzione dei conflitti. Verso un Piano Nazionale di monitoraggio della specie Roma, 3-4 dicembre 2018).

Branchi di pochi esemplari e diversi individui in dispersione che sfruttano i corridoi ecologici per i loro spostamenti. Una rete dove i fiumi giocano un ruolo fondamentale, divenendo vere e proprie vie per la biodiversità e garantendo continuità e funzionalità all’intera rete ecologica. Fiumi e torrenti diventano corridoi privilegiati, ricchi di vita e di prede per un animale il cui habitat appare difficilmente definibile.

L’habitat del lupo viene ad essere descritto dalle sue prede. Non deve quindi colpire eccessivamente sapere di lupi in pianura, come segnalato lungo il Po nel Cremonese, nel Bolognese, a Nord della via Emilia, sul Delta, per esempio nelle pinete ravennati prossime al mare, dove è stato recentemente foto-trappolato un esemplare dai carabinieri forestali.

Tutti luoghi dove la presenza di ungulati è accertata e che, comunque, si prestano al passaggio di animali in dispersione.

Barriere d’acqua? Proprio  Il contrario. I vecchi toponimi della nostra pianura raccontano un’altra storia, quella che oggi stiamo rivivendo nelle nostre golene. Nomi come: Cantalupo (Bondeno, FE), Lovoleto, BO (da “lovo”: lupo), Cantalupo (BO), Cà del Lupo (Imola, BO)…..luoghi che generalmente sorgono in prossimità di corsi d’acqua.

E, come osservato lungo il Po, nel Bolognese e in Toscana, ecco che anche le prede cambiano: la nutria diventa una possibile risorsa trofica. Il lupo non disdegna il tanto esotico quanto abbondante “castorino”.

Dunque? Un problema o una risorsa? Come tutti i predatori segue leggi ecologiche ben chiare, aumenta solo se la disponibilità delle prede lo permette e agisce riportando naturale equilibrio nella biodiversità.

Convivere con i lupi ed il loro aumento: i metodi per farlo esistono e le realtà preposte stanno facendo una forte compagna di informazione, sepolta solo da un marasma di impressionante quanto imbarazzante disinformazione e propaganda.