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“Il settimo giorno si riposò. E fu la musica.”

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Dalla nostra corrispondente Silvia Casotti.

La didattica musicale di Vittorino e Angelo Vicentini nel Polesine degli anni ’50.

Presso la Sala Espositiva Gardina Cavalieri di Arquà Polesine (Quadrivio del Popolo, 4, in prossimità del Castello Estense) si inaugurerà il prossimo sabato 26 maggio la mostra “Il settimo giorno si riposò. E fu la musica”, che documenta una particolare esperienza di educazione musicale negli anni ’50.
La mostra – che sarà visitabile fino al 4 giugno, in corrispondenza con i festeggiamenti del Maggio Arquatese, in orario serale, dalle 20 alle 23 – è proposta e curata dal “Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini”, che lavora costantemente su materiali storico-etnografici relativi ad esperienze polesane vissute e “fissate”, attraverso scritti, fotografie e raccolte di materiali d’epoca, dal Vicentini stesso (1919-1996) nella seconda metà del Novecento.


Laureato in Lettere presso l’Università di Padova, docente e dirigente scolastico, in questo caso l’eclettico personaggio non è soltanto testimone, quanto piuttosto protagonista della storia.
Sempre la sua attività di educatore lo spinse a rivolgere al mondo dei giovani un’attenzione particolare. Da ciò scaturirono esperienze innovative, come quella di “Telescuola”, un programma televisivo RAI di insegnamento sperimentale, diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie, trasmissione assolutamente rivoluzionaria per il 1958, anno in cui venne trasmessa la prima puntata.
Nell’esposizione imminente, invece, – che presenta fotografie, brani di “cronache” del Vicentini e materiale di archivio – è testimoniata l’esperienza specifica nel campo della didattica della musica. Organista e direttore della Schola cantorum di Arquà, Vittorino, insieme al fratello Angelo, istituì sempre negli anni ’50, un Corso di orientamento musicale rivolto prevalentemente ai ragazzi.
Come tuttavia sempre accade nelle mostre curate dal “Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini” la “microstoria” di un paese della provincia riflette e illumina sulla “macrostoria” di un’Italia appena uscita dalla guerra, un Paese che ricostruiva non solo le sue case, i monumenti e le strade devastati, ma la coscienza e l’identità culturale di una nazione.
“L’attività corale e la parallela opera di divulgazione della cultura musicale fungevano da elementi catalizzanti in una società non ancora globalizzata – scrive la curatrice e figlia, Chiara Beatrice Vicentini – gli individui erano legati a valori semplici e disponibili al rapporto cordiale e quasi cameratesco con coloro che condividevano gli stessi interessi. […] Un mondo  che ci appare forse un po’ ingenuo, ma che risulta molto più ‘umano’ nei rapporti sociali, basati al giorno d’oggi su una tranquilla indifferenza”.

Ricordiamo, a chi fosse interessato, che le mostre del “Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini” sotto elencate sono itineranti e dotate di strutture autoportanti per l’esposizione (per informazioni: vcc@unife.it).
“14 novembre 1951. La rotta del Po”
“Mesopotamia Italica.  Immagini del Medio Polesine anni ’50-’70”
“Fasta ac Nefasta. San Vincenzo e il Maggio”
“Percorsi di Alfabetizzazione tra il Polesine e Ferrara dall’Ottocento ad oggi”.