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In arrivo due milioni di euro per un Po veramente navigabile. Ma sono destinati a un nuovo studio di fattibilità

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Il timone del museo della navigazione di Battaglia Terme

 

Bruxelles e le Regioni del Bacino del Po pronte a nuovi studi su dighe e pulitura del fondale. Legambiente invece continua a dire che “Mancano strategie comuni e il fiume è lasciato a se stesso”

Il timone del museo della navigazione di Battaglia Terme

Nei mesi scorsi l’agenzia per il Po (Aipo) ha ricevuto mandato dalle Regioni toccate dal fiume di chiedere l’aiuto economico della Commissione europea per studi che approfondiscano le due ipotesi di intervento finora avanzate. “Abbiamo partecipato a questo bando – dice il presidente dell’Aipo, Luigi Mille – e un mese fa ci è arrivata la risposta positiva. Si tratta di cofinanziamento al 50%: un milione lo metterà la Commissione europea, 400mila euro la Lombardia, 500mila euro l’Emilia, 100mila euro il Veneto”.

Il progetto darà nuova linfa ai progetti in corso di elaborazione. Il primo prevede la cosiddetta “regimazione” del tratto cremonese-mantovano, con la costruzione di quattro dighe che innalzino il livello del fiume portandone la navigabilità a 340 giorni l’anno rispetto ai duecento attuali. Tre di queste dighe sarebbero mantovane: nascerebbero tra Viadana e Boretto, tra Sustinente e Quistello e tra Motteggiana e Borgoforte. È questa l’idea più costosa: un miliardo e 300 milioni. Ma l’investimento si ripagherebbe in 15 anni grazie alla vendita dell’energia elettrica prodotta.

Il secondo, invece, prevede interventi “a corrente libera”come la rimozione di ghiaia, detriti e ostacoli, che abbassano il fondale del fiume. Costa cento milioni.

 «Con questo studio, destinato a concludersi entro il 2014 – aggiunge Mille – approfondiremo da un lato alcuni aspetti legati al trasporto di merci e all’impatto ambientale delle dighe. Dall’altro, proseguiremo nella progettazione di interventi di pulitura del fondale nel tratto da Foce Mincio al Delta».

Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia afferma invece che questo nuovo studio è una spesa praticamente inutile. “Due milioni? Sarebbero buttati via perchè del Po si sa già tutto e non servono nuovi studi. Da tempomanca un governo complessivo del bacino fluviale del Po e della sua sistemazione idraulica. È il fallimento del federalismo”.

 E il pensiero gaffista? Senz’altro a favore della corrente libera. Niente nuove opere faraoniche dal costo proibitivo e dal difficile impatto paesistico. Molto meglio il lavoro continuo e attento di operatori locali coordinati da un’unica autorità veramente funzionante e affezionata al territorio. Occasioni di occupazione, rinnovamento di strutture operative, mezzi operativi adeguati e gestione diretta del fiume sono molto meglio di qualsiasi altra ipotesi.