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A un mese dalla prima scossa nell’Alto Ferrarese, Intervista a Massimo Maisto, vicesindaco del Comune di Ferrara con deleghe alla cultura e al turismo

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La Nena è probabilmente l'unico battello fluviale che continua a salpare della darsena di ferrara

La questione dell’IMU, i danni agli stabili e ai monumenti, i sopralluoghi nella città in cerca di normalità, il turismo fluviale che non decolla,  gli spettacoli, le rassegne estive e gli eventi culturali.

di Silvia Casotti

Massimo Maisto

Nei momenti di emergenza, ovviamente niente e nessuno sfugge alle polemiche, a torto o a ragione.  Alcuni commenti sul web accusano l’Amministrazione di aver in qualche modo coperto, mal documentato, o minimizzato i danni in città per non perdere il gettito della nuova IMU, e con questo, fra l’altro, di aver danneggiato i cittadini e le imprese, che non possono così accedere a misure statali post sisma. Vuole esprimere il suo punto di vista ed aiutare i lettori a fare il punto della situazione?

Innanzi tutto bisogna precisare che la decisione di escludere dal rinvio dell’IMU – sottolineando che si tratta di un rinvio, non di un’esenzione – i tre capoluoghi di provincia interessati dal sisma è stata una scelta del governo, non locale, poiché l’impatto sul gettito, quindi presumibilmente anche sui trasferimenti ai Comuni colpiti più duramente, sarebbe stato rilevantissimo. Va detto, tuttavia, che tale rimando è stato comunque concesso, caso per caso, ai cittadini che hanno subito gravi danni. A Ferrara, per fare dei numeri, su circa 7000 segnalazioni si parla di inagibilità delle abitazioni civili per una percentuale che oscilla fra l’1 e il 2 %, mentre la percentuale nei Comuni maggiormente colpiti e vicini all’epicentro si attesta fra il 30 e il 40%.
Quello che il Comune non ha mai sottovalutato è poi il danno al patrimonio monumentale, la cui gravità non sta tanto nella rilevanza dei singoli danneggiamenti, quanto nella loro diffusione. Praticamente un po’ tutti i beni monumentali sono stati toccati, ma per un totale complessivo che potrebbe corrispondere a circa il 30% non del numero di monumenti presenti in città, ma dell’intero valore del patrimonio monumentale. Il condizionale è d’obbligo, perché sono necessari sopralluoghi che vadano oltre alla messa in sicurezza e che si stanno realizzando con l’attenzione e i tempi necessari. Ora siamo impegnati perché lo Stato riconosca misu-re straordinarie sia per coprire i danni civili che per sostenere gli interventi sul patrimonio artistico.

Dopo queste prime ricognizioni e i numerosi interventi di messa in sicurezza, può comunque farci il punto della situazione odierna? Quali edifici sono inagibili e lo saranno a lungo? Quali invece potranno essere riaperti a breve scadenza?

Naturalmente stiamo svolgendo tutti i sopralluoghi in collaborazione con i Vigili del Fuoco e la Soprinten-denza. Ad oggi possiamo dire tranquillamente che quasi tutti i musei sono aperti. Restano chiusi il Teatro Comunale, palazzo Schifanoia e il Chiostro di San Paolo, per cui sono già partiti i piani di intervento, che prevedono lavori intensivi durante l’estate per garantirne la riapertura a Settembre. Un problema che andrà affrontato in dettaglio è poi San Cristoforo alla Certosa, dove è preoccupante la condizione della volta.
Anche Palazzo Massari necessita di maggiori interventi, e per ora resta chiuso, ma c’è da dire che era già prevista la sua chiusura alla fine dell’anno per una serie di restauri, ovviamente anticipata dopo i danni del sisma. Erano stati stanziati 2 milioni e mezzo di euro, ora naturalmente ne serviranno di più, ma in generale è necessario reperire fondi che per ora non sappiamo da dove verranno. Bisogna comunque cominciare ad agire anche prima di avere il quadro completo delle risorse effettive; nel frattempo ci siamo già attivati, innanzi tutto con l’assicurazione e con il governo.
Voglio ricordare che il Comune si vuole interessare anche ai beni che non sono di sua diretta competenza, ma che ritiene di grande importanza. In particolare penso alle chiese, soprattutto quelle parrocchiali, che ci stanno a cuore sia per il loro valore artistico, ma anche per il valore che hanno per la comunità come punti di aggregazione sociale, oltre che religiosa. Questo non significa che dobbiamo accollarcene il costo, ma nep-pure che possiamo disinteressarcene.
Sempre per dare un senso concreto di ripresa e di appoggio alle altre istituzioni, mi piace sottolineare che tut-te le biblioteche sono praticamente sempre rimaste aperte, anzi, si sta cercando di potenziarne gli orari di a-pertura proprio per supplire alla mancanza di disponibilità delle sedi universitarie temporaneamente chiuse.

Tornando un attimo indietro, che tempi avrà, se me lo conferma, lo spostamento delle opere da Palazzo Massari, fortemente danneggiato, al palazzo dei Diamanti, con inaugurazione di una mostra “fuori programma” che renda comunque fruibili i capolavori delle collezioni stabili cittadine?

Lo spostamento dei capolavori di Palazzo Massari, già previsto per i necessari restauri indipendenti dal si-sma, ovviamente ora è subordinato alla valutazione della sicurezza per chi deve fisicamente entrare a lavora-re all’imballo e trasporto. Ragionevolmente si pensa alla fine di settembre, inizi di ottobre, anche se perso-nalmente spererei di poter inaugurare questa mostra speciale esattamente il 22 settembre, anche per presenta-re il concerto benefico che domenica 23 il maestro Abbado offre alla cittadinanza, dirigendo la prestigiosa Lucerna Festival Orchestra [si veda http://www.ferraramusica.it/index.phtml?id=224].

Mi lego proprio a questo per far luce su un’altra questione aperta di cui pare non ci siano in giro notizie precise: quali sono le condizioni del Teatro Comunale? È plausibile pensare che sia in pericolo la prossima stagione teatrale?

Speriamo di no, i danni non sono così ingenti come si temeva, tuttavia questo è un caso molto delicato, anche perché è l’unica struttura con un numero di posti così elevato, 8/900. Stiamo lavorando per poter riaprire a settembre, per ora tutte le date degli spettacoli restano in stand by.

Ancora sugli spettacoli, quale sarà il destino delle manifestazioni estive a Ferrara? Ovviamente mi riferisco in primis a “Ferrara sotto le stelle”,  al “Busker Festival”… È chiaro che si fa presto ad accendere le pole-miche fra sostenitori e detrattori: c’è chi vuole che a ogni costo vengano salvate queste manifestazioni, mo-tivando che esse muovono attorno a sé un indotto che rischierebbe di venir ulteriormente danneggiato; e chi crede che i finanziamenti pubblici destinati ad esse dovrebbero essere indirizzati ad altro. Come si sente di rispondere a questa querelle?

Intanto rassicurando con la conferma di tutte le grandi manifestazioni estive, magari solo con qualche varia-zione di location. “Ferrara sotto le stelle” si farà, per esempio, al Motovelodromo, ma non per il rischio lega-to a crolli, poiché abbiamo fatto con i tecnici tutte le prove necessarie rispetto ai decibel e quindi alle vibra-zioni prodotte, quanto piuttosto perché è l’unica manifestazione a contenimento, ovvero prevede il pagamen-to del biglietto, dunque si potrebbero creare situazioni di percezione di pericolo da parte del pubblico, con il rischio di innescare momenti di panico, con conseguenze ancor più gravi di quelle effettivamente prodotte da eventuali ulteriori scosse. Anche l’arena estiva ci sarà, allestita nel cortile del Palazzo dei Diamanti, e il palco nel Giardino delle Duchesse, per quanto non grandissimo, ospiterà gli eventi già previsti ed altri che stan-no informandosi in questi giorni per la disponibilità delle date. Confermato anche il Busker Festival, resta in forse soltanto il Busker Music Park, o il suo posizionamento, poiché la zona del sottomura solitamente desti-nata ad esso non è al momento in sicurezza.
Per passare alla seconda parte della domanda, credo che non si debba mettere in contrasto la tutela dei beni monumentali con le attività culturali o di aggregazione. Bisogna considerare che – faccio un esempio – i fondi che erano stati già stanziati per il restauro di Palazzo Massari pre-terremoto corrispondono a 2,5 milioni di euro, in realtà sufficienti ad un restauro parziale, perché per un intervento davvero completo occorrerebbero 5 o 6 milioni. Non sarebbe certo il risparmio su un paio di manifestazioni che ci permetterebbe di  coprire ciò che manca, mentre far vivere la città attraverso le varie attività può servire ad innescare un volano che magari porta a reperire fondi per altro. Consideriamo anche che nell’epoca precedente ai patti di stabilità avevamo a disposizione fra i 20 e i 30 milioni per i lavori pubblici, ora siamo a circa 5 milioni, con cui dover far fronte a tutto. Inoltre bisogna tener presente che sia le attività culturali che le cosiddette spese cantierabili sono generalmente attivate attraverso cofinanziamenti: il Comune partecipa con una quota, ma ritirarsi, per esempio per destinare ad altro quei fondi, significherebbe perdere tutto il resto della cifra dei finanziamenti esterni, che generalmente è la maggior parte.

Torniamo alla questione del turismo culturale. Indubbiamente l’afflusso turistico è stato fortemente danneggiato, le strutture ricettive denunciano un crollo disastroso delle prenotazioni e disdette continue nel timore della ripresa del sisma, ma  anche dell’impossibilità di accedere ai monumenti, alle chiese, o soltanto di po-tersi muovere in sicurezza in città. Ci sono in corso misure per aiutare la ripresa di questo settore, su cui l’economia ferrarese fa grande affidamento?

Evidentemente il turismo culturale ci preoccupa molto, ma abbiamo voluto agire da subito su tre fronti.
Uno dei nostri primi obiettivi, in questo stato di emergenza, è stato quello di rassicurare i cittadini e di pensare agli studenti. In quest’ottica è andato – come dicevamo – l’intervento immediato per rendere agibili le biblioteche, ma anche per ripristinare gli appuntamenti “normali”, come il mercato in piazza.
In secondo luogo, bisogna far comprendere con una comunicazione adeguata che non c’è pericolo, e in que-sto senso, più che ripeterlo direttamente (il che potrebbe agire come un boomerang portando a pensare ‘mi dicono continuamente che non c’è pericolo solo per evitare il panico, ma io so che il pericolo c’è’), bisogna far tornare gli eventi, riportare la gente in piazza, nelle strade. Inoltre, In accordo con l’APT, si stanno studiando degli spot mirati a far tornare il turismo a Ferrara. Certamente i danni più rilevanti nell’economia del-la città saranno nel comparto del turismo e del commercio e purtroppo si vedranno per mesi. Lo spostamento dei capolavori ferraresi al Palazzo dei Diamanti, lo spostamento della mostra su Antonioni e l’ipotesi di altre due mostre nell’autunno del 2013 e all’inizio del 2014 vanno proprio in quel senso, così come lo studio dell’ipotesi di portare in altre città gli stessi capolavori del Massari, mentre è in restauro, per favorire un doppio binario: da una parte promuovere la città portandola all’esterno, dall’altra far tornare il turismo a Ferrara.

Ora volevo porle alcune domande legate al nostro Grande Fiume. Prima di tutto: cosa ne pensa dell’idrovia ferrarese? Potrebbe secondo lei giocare un ruolo nella ripresa della fiducia e dell’interesse per l’attività turistica? Se non sbaglio la chiusa di Pontelagoscuro non è attualmente in funzione, cosa intende fare l’Amministrazione per la sua riapertura? È in progetto qualche intervento?

La Nena è probabilmente l'unico battello fluviale che continua a salpare della darsena di Ferrara

Il ripristino della navigabilità della Darsena può davvero segnare una crescita interessante. Non so dire nulla della riparazione della chiusa o di fattori tecnici che dovrebbero dipendere dall’AIPo. Tuttavia, dato che mi piace essere molto chiaro e trasparente, se gli investimenti per la navigazione non rientreranno in programmi extra comunali, come quelli dell’Idrovia, l’Amministrazione Comunale difficilmente avrà fondi da destinare a questo.

È di pochi giorni fa la notizia che Bruno Moretti, presidente di Houseboat Holidays Italia – società di Porto Viro che dal 2000 si occupa solo di turismo in battello –, lascia il percorso del Po perché ci sono troppe cose che non funzionano (ponti che non si aprono, approdi inesistenti, Ferrara irraggiungibile, canali nel delta non navigabili, ecc). Proprio nel momento in cui una parte della domanda turistica fugge, non potrebbe,  invece, essere questa una nuova sfida per agganciare un turismo colto, rispettoso della natura, magari stra-niero, che possa arrivare facilmente in città in barca e godere di tutti gli aspetti, anche alternativi, che Ferrara e il suo territorio possono offrire? Quali interventi potrebbero essere attuati o sollecitati dall’Amministrazione per far sì che turismo ed economia approfittino di questa opportunità?

Ferrara è una città di turismo culturale che per far restare il visitatore più a lungo della attuale media di per-manenza deve potenziare il legame col territorio. Fin’ora abbiamo “venduto” dei tasselli, il Castello, piuttosto che la Cattedrale o la singola mostra; ora dobbiamo raggiungere un turismo più maturo, penso all’eno-gastronomia, ai percorsi ciclabili, che negli ultimi anni sono stati fortemente potenziati; anche il turismo in barca potrà essere una grande risorsa, ma come dicevo, serviranno finanziamenti a più ampio raggio.

Per chiudere, quale appello si sente di rivolgere ai privati, agli imprenditori, ai comuni cittadini che hanno a cuore il ritorno alla vita culturale e la ripresa del turismo e in generale dell’economia di Ferrara, in un momento di crisi generale, aggravato ulteriormente dagli eventi naturali?

Mi viene da dire che semplicemente ognuno nel proprio piccolo, nel proprio settore, lavori perché la città sia accogliente. Agli imprenditori dico, se possibile, di non smettere di investire e di fare di tutto per resistere; ai cittadini di godere della città, di non chiudersi in casa, perché non preserva da eventi naturali sempre possibili. Abbiamo bisogno di uscire da una depressione mentale prima ancora che economica. Proprio per questo il Comune non fa tagli sulla cultura e sugli eventi, anzi, rilancia con quattro mostre entro il 2014. Non è il capriccio dell’assessore fare un concerto o una mostra in più. In Romagna, dove c’è la cultura del turismo, l’ombrellone si apre sempre e comunque. Noi abbiamo musei e arte e dobbiamo, ovviamente senza correre rischi inutili, continuare a spingere su questo.