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La foresta condivisa del Parco del Po

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Manca meno di un mese ormai alla nascita del Parco del Po Piemontese: data prevista per l’evento sarà il 1 gennaio 2021 e segnerà l’unione degli Enti di gestione delle Aree protette del Po vercellese-alessandrino e del Po torinese con un progetto teso a vedere sempre più unito ed unico lo sguardo di tutela e valorizzazione del nostro amato fiume.

Al momento è stato avviato il percorso per la formazione del Consiglio del neonato Ente che sarà composto da un Presidente, nominato dalla Regione Piemonte d’intesa con la stessa Comunità delle aree protette – formata dai Sindaci dei Comuni e dai Presidenti delle Province interessate territorialmente – e da otto Consiglieri di cui uno designato da Associazioni ambientaliste, uno designato dalle Associazioni agricole nazionali più rappresentative e sei nominati direttamente dalla Comunità delle aree protette del Po piemontese. Il termine per la presentazione della candidatura è già passato, vedremo presto chi verrà nominato.

Questa unione parte con i migliori auspici. Gli Enti di gestione del parco vercellese-alessandrino e del Po torinese hanno elaborato un progetto di riqualificazione ambientale importante e ambizioso che sta prendendo vita: la Foresta condivisa del Parco del Po. Obiettivo del progetto è la creazione di una grande foresta lungo il corso del Po Piemontese, in luoghi riconosciuti idonei per la loro fruibilità. Perché Foresta? Perché l’obiettivo ultimo, da realizzare su un periodo medio-lungo, vorrebbe la messa a dimora di una pianta per ogni abitante dei comuni compresi nelle aree del Parco, circa 1,5 milioni di abitanti.

Non solo quantità comunque ma anche qualità: foresta è un “vasto sistema di aree naturali e seminaturali” connesse tra loro. Non solo alberi dunque ma anche aree verdi, prati, zone umide. Il termine condivisa fa invece riferimento alla modalità di realizzazione: tutti sono invitati a collaborare alla realizzazione della foresta, dai privati cittadini alle istituzioni. Dalla messa a disposizione del terreno fino alla manodopera per piantumare gli alberi e per la custodia delle aree.

Gli alberi e gli arbusti messi a dimora appartengono alle specie autoctone tipiche dei boschi ripariali quali, ad esempio, pioppo bianco e pioppo nero, farnia, cerro, frassino maggiore, olmo campestre e olmo bianco, salice bianco, ontano nero, melo e pero selvatico, nocciolo e biancospino.

All’inizio dell’autunno si è concluso il piano che ha visto la messa a dimora di circa 500 piantine nel Bosco Musolino di Valenza, grazie all’iniziativa comunale che ha voluto dare nuova vita ad un bosco già creato nel 1996. Altre amministrazioni comunali stanno per seguirne l’esempio: tra queste Crescentino, Palazzolo Vercellese, Gabiano, Bassignana, Alluvioni Piovera e Castelnuovo Scrivia per altre 5200 piantine.

Non solo comuni e istituzioni: il 24 novembre ha avuto inizio la piantumazione di circa 300 piante sempre autoctone, a cura dell’azienda SandenVendo Europe, all’Isola Colonia di Palazzolo Vercellese. Isola Colonia si trova sulla sponda opposta di Rocca delle Donne, nel comune di Camino. Nei primi anni del XX secolo l’area era utilizzata come colonia elioterapica. In questo caso il terreno è stato acquistato direttamente dall’Ente Parco alessandrino-vercellese che già aveva in gestione l’area. Per la SandenVendo si è trattato di un passo all’interno del progetto Carbon Neutral grazie al quale, in quattro anni e rispondendo a tre Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, l’azienda, intende compensare l’inquinamento prodotto dall’attività aziendale.

Insomma, chi ha risorse o tempo, si faccia avanti.