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La mafia non è come l’influenza

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di Andrea Dal Cero

La mafia non è una malattia come le altre: te ne ammali soltanto se te ne vuoi ammalare. E non ci sono scuse né attenuanti per le vittime del contagio, non ci sono portatori sani di questa epidemia, esistono solo persone che si pongono al di fuori della società civile per non rientrarvi più.

Quello che vediamo esplodere in questi giorni a proposito di ‘ndrangheta sulle due sponde del Po, tra Mantova e Reggio Emilia, non è il caso isolato di pochi malviventi organizzati che vogliono ad ogni costo trarre ricavi da “facilitazioni” sugli appalti.

Quella che vediamo è tutta la bruttezza di esseri umani che hanno smarrito le motivazioni della vita, le ragioni della convivenza nella società civile, la concezione del bello, del buono e del lecito.

Li abbiamo sentiti ridere delle nostre tragedie, li abbiamo visti guadagnare denaro dalle nostre povertà, li abbiamo sentiti prosperare dalle nostre difficoltà.

Sono riusciti ad conquistare tutti i livelli sociali, tutti i comparti produttivi, hanno infettato le professioni, i ruoli, le amministrazioni e le istituzioni.

E adesso ci guardiamo in faccia l’un l’altro e ci domandiamo come sia stato possibile tutto questo, senza pensare che i sintomi di questa epidemia erano ben evidenti da molti anni, che erano proprio davanti ai nostri occhi che, per un motivo o per l’altro, non ne hanno voluto cogliere l’evidenza.

La ‘ndrangheta ha avuto bisogno di tutte le energie del nostro territorio per crescere e moltiplicarsi, di tutte le nostre competenze e della nostra capacità di fare le cose. Per i suoi fini ha usato amministratori infedeli, imprenditori senza alcuno scrupolo, tutori dell’ordine traditori e, a quanto pare, purtroppo anche colleghi della stampa venduti per pochi denari.

Per questi personaggi non può esserci comprensione, non può esistere riscatto né salvezza. Hanno imbrattato e imbruttito il nostro mondo avendone in cambio favori personali, denaro, protezioni e facilitazioni. Tutte cose che non bastano per vivere una vita degna di essere vissuta e condivisa con gli altri.

L’unica terapia per l’epidemia di mafia è la prevenzione. Dobbiamo ricordare a noi stessi e a chi  ci vive attorno che non esistono strade “diverse” o più comode per lavorare e produrre utili, per avere ragione in una disputa, per avanzare nelle carriere politiche e amministrative.

La prevenzione, in definitiva, è anche di facile autosomministrazione: basta non fare mai una cosa che ci sembra ingiusta e il gioco è fatto.