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La “Mappa del Primaro”

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Il prossimo incontro a Marrara il 27 novembre

dalla nostra corrispondente Silvia Casotti

 

Si è tenuta giovedì 22 novembre, alle ore 16, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, in collaborazione con la Società Naturalisti Ferraresi, la conferenza “La Mappa del Primaro”, ovvero la prima presentazione cittadina del progetto per la valorizzazione del Po di Primaro, già in opera da alcuni mesi.
L’obiettivo è la realizzazione di una mappa (in senso antropologico) di comunità per il recupero e la valorizzazione dei luoghi attraversati dal corso d’acqua.

Il vice-presidente della Società Naturalisti Ferraresi, dott. Marco Bondesan, ha introdotto il pomeriggio informativo con un intervento a carattere storico e geo-morfologico sul territorio e sull’evoluzione del corso del Primaro nei secoli. Già prima del Mille, ha ricordato Bondesan, il fiume scorreva come uno dei principali rami del delta del Po e proprio attorno a quell’anno, alla biforcazione fra Primaro e Volano, sorse la città di Ferrara, sia come sede vescovile (S. Giorgio), che militare e civile (Borgo S. Pietro). Il Primaro fu in quell’epoca un’importante via di comunicazione fra le zone interne della Pianura Padana e la costa adriatica, ma anche verso quella dalmata e l’Italia centrale. Dalla Rotta di Ficarolo (1152), tuttavia, il fiume iniziò a perdere la sua navigabilità, e il suo abbandono definitivo – dopo numerosi interventi che contribuirono al suo interramento, più che all’aumento della portata – data al 1767, quando, con decreto pontificio, fu stabilita l’immissione del Primaro nel Reno. Attualmente, ha sottolineato Bondesan, il Primaro ha una duplice funzione: in inverno, raccoglie le acque meteoriche e debolmente fluisce verso il Po di Volano (da sud a nord, tecnicamente si tratta di un “alveo rovesciato”), mentre in estate, le acque da Ferrara a Traghetto, normalmente quasi stagnanti, muovono in direzione sud, per il richiamo idrico determinato dalla necessità di irrigazione dei campi.

Il secondo intervento del pomeriggio, a cura della dott.ssa Carla Corazza, del Museo di Storia Naturale, si è incentrato dapprima sui temi della biodiversità. La studiosa ha ricordato come il fiume e il territorio ad esso adiacente ospitino ben 24 specie di uccelli di interesse conservazionistico comunitario e 32 specie di migratori, motivo per cui, già dal 2006, il territorio dell’alveo del Po di Primaro e Bacini di Traghetto venne incluso dalla Regione Emilia-Romagna nella “Zona di Protezione Speciale”, secondo la Direttiva europea “Uccelli” (Dir. 79/409/CEE, ZPS IT 4060017).
Due anni dopo partì, presso il Museo ferrarese, il progetto di servizio civile volontario “Lungo il fiume”, supportato da VAB (Vigilanza Antincendi Boschivi – Protezione Civile) di Ferrara e dal Gruppo Volontari di S. Giovanni in Persiceto.
Corazza ha rendicontato nei dettagli gli interventi scientifici attuati dalla sua equipe per monitorare lo stato di salute delle acque del tratto di fiume interessato dalla ricerca. Si trattò, dapprima, di campionare le acque tramite prelievi con benna o con il metodo dei colonizzatori in luffa – descritto nel dettaglio dalla ricercatrice – e di condurre esami chimico-fisici volti a verificare la presenza di microrganismi. Se lo stato ecosistemico del fiume non può dirsi lusinghiero (molti, infatti gli inquinanti organici), tuttavia si è rilevata la presenza di organismi vegetali ed animali molto resistenti alla mancanza di ossigeno (es. Chironomi) ed anche, in alcuni casi, a minaccia di estinzione – come ad esempio la castagna d’acqua (Trapa natans) e l’erba pesce o felce galleggiante (Salvinia natans) ed il gasteropode Physa fontinalis – così come quella di specie esotiche introdotte o derivate. Interessante, inoltre, l’analisi della penetrazione della luce che, su una profondità media delle acque di m 1,73 (massima 2,25) è risultata in media di m 1,22 (massima 2,38). Solo nel tratto di Ospital Monacale l’acqua appare più limpida, questo probabilmente in relazione allo sviluppo estivo di una fitta vegetazione che la ricopre, e che svolge una funzione fortemente depurativa.

Con il passaggio di testimone alla dott.ssa Giuliana Castellari, della Provincia di Ferrara, esperta in mappe di comunità, si è poi entrati nel vivo del progetto “Mappa del Primaro”.
Questo tipo di esperienza a carattere etno-antropologico ci viene dal mondo anglosassone – ha introdotto Castellari –, precisamente dall’Inghilterra, dove, negli anni ’80, le Parish Maps nascono dalla intuizione degli aderenti a Common Ground, l’associazione che per prima si dedicò alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. L’aggettivo inglese (che suonerebbe in italiano come “parrocchiali”, ma con tutt’altro significato) aveva lo scopo di indicare una suddivisione minima del territorio, non tanto amministrativa o ecclesiale quanto, si potrebbe dire, “affettiva”.
L’oggetto della mappa, infatti, è un territorio ben delineato che ha un significato particolare proprio per un determinato gruppo di cittadini, quello di cui si ha una conoscenza diretta e personale e che esercita su di noi la capacità di modellarci.
Mentre in Inghilterra, tuttavia – ma anche in Francia – le mappe di comunità hanno avuto uno sviluppo soprattutto iconografico, l’esperienza italiana si è configurata da subito come fortemente originale, in quanto il processo di presa di coscienza, che parte dal proprio territorio, porta sì alla rappresentazione fisica attraverso la mappa, che in primis serve a riprodurre visivamente i valori condivisi, ma si proietta sempre sul futuro, sulle possibilità di valorizzare e trasformare il territorio stesso. In questo modo i cosiddetti “saperi dell’esperienza” – sottolinea in più tratti Castellari – possono giustapporsi e trovare punti di scambio e comunicazione con i “saperi scientifici”, per ripensare il territorio insieme ai cittadini, per giungere ad interventi su di esso senza violentarlo, tenendo conto dell’esperienza e della consapevolezza condivisa. Le direzione dello scambio è duplice: da una parte gli esperti chiamati ad intervenire sul territorio possono farsi forti dell’esperienza e dei suggerimenti delle mappe di comunità (esempio dell’intervento ambientale in Puglia ad opera dell’arch. Mariaghi); dall’altra il gruppo che si forma durante il lavoro di costituzione delle mappe spesso si consolida e porta alla nascita di organismi di partecipazione che, anche in tempi successivi, si pongono come interlocutori degli enti locali, motori di iniziative che altrimenti non avrebbero probabilmente neppure preso il via.
Per venire ad esempi che ci sono particolarmente vicini, Castellari ha ricordato alcuni interventi già attuati: a Benvignante (frazione di Argenta), dove l’esperienza ha ruotato attorno alla Delizia estense, portando alla sua valorizzazione ed inserimento nel circuito provinciale delle Delizie; a Campotto (Argenta), dove la mappa di comunità ha riconosciuto come fulcro le Valli e sviluppando progetti di valorizzazione legati al tema dell’alimentazione, fino alla “costruzione” di un ricettario che raccoglie le tradizioni del territorio, ad esempio sull’utilizzo delle erbe spontanee, e all’allestimento di una mostra permanente; a Bosco (Mesola) dove la mappa ha evidenziato il rapporto di amore/odio con il famoso Boscone e sottolineato la presenza identificatrice di numerosi bunker tedeschi del periodo bellico, che rimangono a segnare e contraddistinguere quei luoghi.
Il progetto attualmente in corso, dedicato al Primaro – ha sottolineato Castellari – è particolarmente ambizioso poiché si differenzia da quelli già realizzati e dai modelli originari delle mappe soprattutto per l’estensione del territorio, assai più ampia.

Hanno relazionato sulle fasi già attuate e sull’aspetto pratico del progetto le dott.sse Luisa Robboni e Stefania Dal Prà – volontarie di Servizio Civile che stanno svolgendo la delicata ricerca presso il Museo.
Dopo una prima fase di contatto con gli Enti territoriali, civili ed ecclesiastici, con alcune realtà imprenditoriali, e con associazioni e gruppi di varia natura già costituiti nella zona interessata, si è passati alla vera e propria organizzazione di incontri informativi rivolti alla cittadinanza, che, nonostante le difficoltà dovute ai recenti eventi sismici, quindi alla mancata disponibilità di sedi “ufficiali”, si sono svolti comunque, con la messa a disposizione di circoli, bar, punti di incontro tradizionali nei diversi luoghi interessati.
Contemporaneamente, la fase informativa ha richiesto il sostegno di vari mezzi e metodi di comunicazione messi in opera dalle giovani studiose: dai più classici comunicati stampa e volantinaggio all’utilizzo di Internet, tramite il sito del Museo e la pagina Facebook dedicata.
Questo vero e proprio work in progress sta proseguendo, con l’intento di giungere ad una presa di coscienza della propria identità storica e culturale nel senso più ampio del termine, passando attraverso la raccolta documentale (fotografica, elettronica…) di tutte le testimonianze messe a disposizione dagli abitanti, che non depaupererà i legittimi proprietari dei propri ricordi, poiché tutti i materiali che saranno conferiti verranno riprodotti tramite scansione o fotografia e gli originali saranno restituiti.
Il processo di mappatura è già iniziato, con la raccolta di alcune notizie storiche e materiali che hanno stimolato un primo confronto fra i cittadini, portando alla individuazione di numerosi tematismi sui quali discutere per poter arrivare a definire insieme la mappa di comunità e che sono stati evidenziati “fisicamente” attraverso l’applicazione di foglietti adesivi alla carta del territorio, (come mostra la fotografia in cui Castellari mostra la mappa alla platea durante la relazione di Robboni e Dal Prà). Ci sembra utile elencare in forma completa i tematismi fin’ora individuati, per capire come si sviluppa il confronto e la ricerca: toponomastica e soprannomi (dial. scutmài), argini / rotte del Reno, maceri, attracchi, pesca, agricoltura/colture, manifestazioni / fiere, banda di Marrara, vie d’acqua / trasporti, chiese, ville / palazzi, mulini / torri.
Una grande ambizione, dunque, quella che si pone il progetto “Mappa del Primaro”, come sottolineano gli organizzatori: “riuscire a portare in evidenza i legami più o meno nascosti che uniscono fra di loro i luoghi e gli abitanti rivieraschi, delineando un percorso della memoria, del presente e del futuro del Po di Primaro”.

Il prossimo incontro per la realizzazione della mappa di comunità del Po di Primaro, si terrà
martedì 27 novembre alle ore 21.00, presso il bar “Antico Circolo del Po di Primaro”, in piazza Boari 5, Marrara (FE).
L’invito è rivolto prevalentemente ai cittadini di S. Egidio, Gaibanella, Gaibana, Monestirolo, Marrara e S. Bartolomeo, ma si estende a tutti coloro che potranno condividere ricordi, fotografie, lettere, ogni genere di testimonianza della storia e delle le tradizioni comuni, per far emergere il patrimonio storico, ambientale, etno-antropologico dei luoghi interessati e metterlo a disposizione delle future generazioni: un’operazione temporalmente trasversale per riflettere sul passato e partecipare alla costruzione condivisa del futuro, nel rispetto delle peculiarità locali e della biodiversità.

Ricordiamo che per tutte le informazioni e curiosità sul progetto si possono contattare le dottoresse Luisa Robboni, Stefania Dal Prà (volontarie di Servizio Civile) o Carla Corazza presso il Museo di Storia Naturale, tel. 0532.203381 opp. 0532.206297, fax 0532.210508 e all’indirizzo mail mappadelprimaro@gmail.com.

Nel web i link diretti sono:

http://storianaturale.comune.fe.it/index.phtml?id=546

(da cui si può scaricare il file “la mappa di comunità del po di Pprimaro.pdf”)

http://www.facebook.com/#!/lamappadelprimaro?fref=ts

Altre risorse web per approfondire le tematiche

Inghilterra

http://www.mappingforchange.org.uk/

www.communitymaps.org.uk/

http://www.intellectuk.org/component/docman/doc_view/3637-communities-and-local-government-community-maps

http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20101215222333/gps.communities.gov.uk/communitymaps/licenseagreement.aspx

Italia, inerenti alla ricerca specifica

http://www.mappadicomunita.it/

http://www.soelia.it/modelli/dintorni-02.aspx?ID=293 (per Benvignante e Campotto)

http://195.62.166.245/mesola/common/AmvSezione.do?s_DATA=13%2F04%2F2012&MVPD=0

&MVSZ=41 (Gruppo Mappe di Comunità o.n.l.u.s., Comune di Mesola)

http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/demografici.aspx?IDMenu=12 (popolazione residente nel comune di Argenta, 31/12/2011)

http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=5530  (Popolazione residente nel comune di Ferrara, 31/12/2011)

Altri esempi italiani

http://www.mondilocali.it/gruppi-di-lavoro/mappe-di-comunita

http://www.provincia.terni.it/ecomuseo/mappe.htm

http://www.ecomuseodelleacque.it/mappa-di-comunita/