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L’acqua vuole andare al mare

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La voragine apertasi sul lungarno Torrigiani a Firenze, nei pressi di Ponte Vecchio, in pieno centro della città, 25 maggio 2016. ANSA / MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

di Andrea Dal Cero

Un litro d’acqua pesa un chilo. Ma quel che è peggio non sta fermo dove lo metti,  ma tenta anzi in ogni modo di fuggire e andarsene per i fatti suoi. Ma dov’è che vuole andare con tanta decisione e intemperanza tutta l’acqua che, dai rubinetti domestici al corso dei fiumi, ci scorre intorno? L’acqua, semplicemente, vuole andare al mare.

Non lo fa per stare in compagnia. Va al mare perchè solo lì, a 0 S.m.l., non più condizionata dalla forza di gravità, trova finalmente pace e conclude il suo viaggio.

Questa cosa la sappiamo tutti, ma continuiamo a dimenticarcene finché lei, l’acqua, non ce lo ricorda in maniera evidente e troppo spesso catastrofica.

Quello che è successo a Firenze questa mattina non è altro che l’ennesimo episodio in cui l’acqua ci ricorda la sua potenza e la sua indisponibilità ai compromessi. E’ un altro caso, come è accaduto poco tempo fa in Liguria, in cui il letto di un fiume viene usato per accompagnare altri fluidi in movimento: là il petrolio greggio e qui l’acqua delle fognature.

A Firenze i muri del Lungarno ristrutturati dopo la piena degli anni Sessanta hanno tenuto bene. Bravi i fiorentini! Ma la forza erosiva del collettore rotto ha mangiato il terreno circostante lasciando quei muri nudi, tra il fiume e la strada, come un desolato monumento alle malefatte di un’urbanizzazione inadeguata.

Lo capiremo mai che l’alveo dei fiumi non deve essere considerato come collettore per qualsiasi liquido in transito?

Molte delle foto che i lettori pubblicano sulla pagina facebook del Giornale del Po ci riportano alle grandi inondazioni e alle rotte storiche del Grande Fiume. Oggi, una volta di più, comprendiamo perché lo fanno: per non dimenticarsi mai che l’acqua vuole andare al mare.