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Addio Fabio Buzzi: meteora sull’acqua

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Fabio Buzzi nasce a Lecco nel 1943 in una famiglia di progettisti e costruttori. Inizia la sua carriera di pilota a soli 17 anni correndo sul Po la Pavia-Venezia.

Nel 1963 diventa per la prima volta Campione Italiano cella classe CUN, mentre nel 1974 segna un altro record: progetta il suo primo scafo da corsa, che chiama “Mostro”, ed è la prima al mondo costruita in fibra resistente. L’ultimo primato nel 2018 quando sul lago di Como raggiunge i 277,5 chilometri all’ora. In totale, ha vinto dieci titoli mondiali, una cinquantina di record di velocità, ha progettato e costruito barche, propulsioni e motori.

Ieri sera ha perso la vita assieme al suo equipaggio schiantandosi contro la diga artificiale costruita per proteggere le strutture del Mose a Venezia, in prossimità di quello che doveva essere l’ennesimo traguardo da festeggiare.

Vogliamo salutare Fabio Buzzi con le parole di Maurizio Bertera, sulla Gazzetta dello sport di questa mattina, che oltre a riportare tutti i successi dell’eclettico inventore-ingegnere, racconta della sua predilezione per la Pavia-Venezia.

“La magnifica ossessione di Fabio Buzzi è stata la Pavia-Venezia, la corsa creata nel 1929 ispirandosi alla Mille Miglia automoblistica. 430 km a tutta velocità sulle acque del grande fiume, piene di rischi e situazioni a sorpresa. “La gara più bella del mondo”, ha sempre sostenuto anche quando non riusciva a vincerla. Ci provò la prima volta a 17 anni e ci riuscì dopo una quarantina di partecipazioni nel 2002, su un geniale “tre punti” con un propulsore a turbina a gas e un sistema di rilevamento elettronico del percorso, all’epoca rivoluzionario. E nel 2004 fece il bis, a una media di 197,610 km/h conquistando anche la Coppa Montelera – sul tratto più veloce della corsa, tra il Ponte della Becca e Isola Serafini – toccando i 215,72 km/h che su un fiume sono follia. Ma l’immagini storica delle sue partecipazioni alla Pavia-Venezia è quella di un ‘insabbiamento’ visto dall’elicottero: lui e la sua barca, fermi, circondati dalle acque limacciose del Po. Sarebbe piaciuta a Gianni Brera, che considerava il ‘suo’ fiume più forte di tutto, anche del genio di un lombardo del Nord”.