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Conca di Isola Serafini: un deserto deprimente

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La conca di Isola Serafini, inaugurata a marzo, sembra un deserto in mezzo all'acqua

Mentre tutti festeggiavamo l’inaugurazione della struttura il 23 marzo, Ivano Galvani, responsabile Aipo per la conca di Isola Serafini l’aveva detto: “Oggi festeggiamo l’inaugurazione, ma dobbiamo  ancora sbrigare alcune procedure burocratiche. Comunque penso che nel giro di qualche settimana riusciremo ad aprire l’impianto al grande pubblico”.

Quindi era chiaro fin dai giorni dell’entusiasmo che, nonostante il passaggio inaugurale, la conca sarebbe rimasta ancora chiusa per il disbrigo di “alcune importanti procedure burocratiche” che nessuno è riuscito a capire bene in cosa consistano. Perchè in quasi tre mesi di documentazione, permessi, certificazioni e quant’altro se ne dovrebbero produrre abbastanza, ma sembra che ancora non basti.

Alla conca, infatti, tutto è fermo: chiuse le gigantesche porte vinciane, spenti i quadri comando, spente anche le pompe idrauliche che ne regolano il funzionamento.

E mentre ci chiediamo cosa stia succedendo ci tornano alla mente le parole di Galvani che, un paio di mesi fa, aveva dichiarato che “il collaudo è in via di perfezionamento perché ci sono ancora importanti procedure burocratiche da espletare”.

Con l’avvio della stagione turistica, secondo il funzionario dell’Aipo, la conca avrebbe cominciato a fare il suo dovere e il traffico commerciale e turistico avrebbe potuto usufruire dell’impianto.

Ma tra una settimana arriva l’estate e alla conca non è stata registrata nel frattempo nessuna attività di collaudo. Anzi, dice qualcuno che di sistemi idraulici se ne intende, il funzionamento dell’impianto stesso potrebbe essere stato compromesso dal fatto che tutti i sistemi idraulici ed oleopneumatici  sono rimasti pieni di liquidi e completamente inutilizzati.

Nel frattempo sono tanti, tra privati navigatori e associazioni di canotaggio, ad essere delusi dalla mancata apertura della conca di navigazione. Non ultimi gli organizzatori della Pavia-Venezia che ancora una volta hanno dovuto dare forfait alla loro iniziativa.

47 milioni di euro e cinque anni di cantiere non sono dunque bastati per espletare le operazioni burocratiche e terminare la documentazione necessaria.  Un consulente esterno, incaricato da Aipo, ha valutato che quanto fatto sin qui non basti e ha chiesto alla direzione del cantiere una integrazione di documenti. E dai vertici di Aipo fanno sapere (sic!) che sono in corso controlli amministrativi sui documenti necessari per  il collaudo finale.

Allo stato dei fatti la conca di Isola Serafini, alle richieste di informazioni, non risponde. Dopo quarant’anni di progetti e altri cinque di cantiere, Piacenza rimane isolata e la rotta per il mare è ancora chiusa.

E questo è davvero deprimente.