Morto a Rovigo Gian Antonio Cibotto. E il Polesine piange il suo cantore

by / lunedì, 14 agosto 2017 / Published in ARTE, CULTURA, SPETTACOLI, CATTIVE NOTIZIE, IN VETRINA, ROVIGO, VENETO
Gian Antonio Cibotto - foto giornalistitalia.it

Nato a Rovigo l’8 maggio 1925, laureato in giurisprudenza, era giornalista professionista iscritto all’Ordine del Veneto dal 1 luglio 1950. Ha lavorato per Il Resto del Carlino, Il Giornale d’Italia, Il Gazzettino e La Fiera Letteraria. E’ morto sabato, poco dopo le 14, nella sua villa di viale Trieste, a Rovigo, dopo che da alcuni giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate.

Da scrittore prolifico quale era, ha ricevuto prestigiosi premi letterari quali il premio Marzotto con «La vaca mora», il premio Comisso con «Stramalora», il premio Salotto veneto con «Il doge è sordo». Libri di successo furono «Cronache dell’alluvione», «La coda del Parroco», e «Scano Boa».

Cibotto è stato il primo nel dopoguerra a rilanciare Angelo Beolco, ovverossia Ruzzante, del quale ha pubblicato una strenna intitolata «Il meglio di Ruzzante», e la traduzione dei dialoghi per Einaudi. Sempre in materia di teatro non si possono dimenticare il fortunatissimo «Teatro Veneto» e la versione di una celebre commedia di Pablo Picasso intitolata «Il desiderio preso per la coda».

Dario Franceschini, sulla sua pagina facebook, lo ricorda così: “Ora starà già risalendo l’argine dal Delta verso Luzzara e a metà strada incontrerà Zavattini. Così, finalmente, lui e Za potranno sedersi in cima alla discesa d’erba che guarda la golena a parlare, con calma, del loro fiume e della loro terra”.

“Con Gian Antonio – afferma il governatore del Veneto Luca Zaia – il Veneto perde un sincero e irriverente cantore, uno spirito libero che con orgoglio dichiarava di appartenere ad una ‘razza da mona’ e che come pochi altri ha dato dignità alle parole e ai sentimenti della gente veneta, alla cultura della sua terra. Grazie Gian Antonio, ti continueremo a trovare tra gli ‘scani’ del tuo delta, in quell’oasi di pace e di tempo sospeso dal quale non ti hai mai voluto separare”.

Il Resto del Carlino ha chiesto a Elisabetta Sgarbi a quali opere di Cibotto è più legata. “Scano Boa e Cronache dell’alluvione. Le poesie di Bassa marea. Poi ci sono dei libri a cui sono legata – risponde la Sgarbi –  anche perché ne ho visto la nascita, ne ho seguito la stesura: Stramalora ha in copertina un mio ritratto, opera di Giorgio Tonelli. La coda del parroco ha un dipinto di Segantini che avevamo scelto insieme”.

Tutti i Gaffisti e i Giornalisti di Azione Fluviale si uniscono al dolore dei parenti, dei colleghi e degli amici.

Una donazione di 60mila libri. È questo uno dei regali più belli che Gian Antonio Cibotto, prima di andarsene, ha voluto fare a Rovigo. Lasciando la sua biblioteca personale all’Accademia dei Concordi, Cibotto  ha dotato la città di un patrimonio culturale unico. Il prezioso lascito sarà ora catalogato grazie a un contributo della Fondazione Cariparo. “Toni impersonava, in quanto scrittore – ricorda il presidente dell’Accademia Enrico Zerbinati – l’anima più intima e vera del Polesine, in particolare del Delta del Po e in generale del Veneto. Le sue opere hanno saputo con straordinaria forza realistica offrire ai lettori la descrizione delle vicende che hanno colpito il Polesine”.

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