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Il Giro che non c’è a senzagiro.com

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La prima tappa è partita sabato 9 maggio da Budapest. Perché il Giro d’Italia parte all’estero? Per la 14° volta nella storia della gara si parte al di fuori dai confini nazionali. La prima volta fu nel 1965 anche se quell’estero sapeva molto di casa, San Marino.

Ma negli anni si è andati lontano: Belfast nel 2014, Apeldoorn in Olanda nel 2016 e Gerusalemme nel 2018. Insomma, il Giro è sempre più internazionale.

Ma torniamo a questa prima tappa, una cronometro individuale a Budapest, città sulle rive del “bel Danubio blu” il corso d’acqua che con i suoi quasi 3000 km di lunghezza è il secondo fiume più lungo d’Europa. Da Pest in pianura a Buda in collina attraversando il fiume sul Ponte Margherita. Primo in classifica Vincenzo Nibali, seguito per un soffio da Tom Domoulin. Cronista di questa prima tappa è stato Marco Pastonesi.

La seconda tappa, ieri, ci ha portato da Budapest a Gyor, e anche qui ci troviamo lungo le rive del Danubio. Primo: Elia Viviani, bravo a superare il groviglio della caduta che ha coinvolto Sagan, Démare ed Ewan. Per Sagan lussazione alla spalla, gli altri solo graffi.

Oggi, lunedì, si corre l’ultima tappa in terra ungherese, da Székesfehérvar, la città dei Re – perché qui, oltre a Buda e Bratislava avvenivano le incoronazioni dei re ungheresi – a Nagykanizsa. Chi sarà il re del giorno? Lo sapremo alle 17 e non perché la corsa finirà a quell’ora ma perché questo è all’incirca il momento della giornata in cui viene pubblicato su senzagiro.com il racconto di tappa.

Già, nessun vero giro verrà corso domani, così come ieri Viviani non ha tagliato il traguardo e nessuno è caduto.

L’emergenza sanitaria in atto ha impedito alla più famosa gara nostrana di prendere il via ma come ha scritto Claudio Gregori, inviato d’eccezione, “se il Coronavirus isola e divide, il Giro è un ponte mobile che unisce”.

Noi spettatori non saremo sulle strade ad attenderne il passaggio, in quel momento quasi magico che dura poco ma riempie d’orgoglio il poter dire “c’ero, l’ho visto!” quel gruppone che sfreccia veloce davanti a nostri occhi. Questo giro della fantasia potremo seguirlo tutti, passo passo, pedalata dopo pedalata.

Ogni tappa avrà un cronista e un illustratore, con tanto di classifiche, insieme alla descrizione dei percorsi grazie alla collaborazione con il Touring Club Italiano e agli “inviati”. Insomma, un gioco di fantasia, avventura e letture che non solo ci donerà un giro d’Italia pur senza giro ma ci permetterà di volare fuori dalle nostre finestre, ancor più piacevole in questo periodo di reclusione.

Questo per tutte le 21 tappe del giro.

Da martedì dalla lontana Ungheria torneremo in territorio italiano: la quarta tappa sarà la Monreale – Agrigento. Da lì, tappa dopo tappa percorreremo – in questo caso il noi ci sta tutto – lo stivale. La salita avverrà a est. In Piemonte, terra di Costante Girardengo e Fausto Coppi, il giro arriverà alla terz’ultima tappa, il 29 maggio per concludersi l’ultimo giorno del mese a Milano con una cronometro individuale.

Il capoluogo lombardo, punto quasi centrale della Pianura Padana: se il ciclismo è lo sport, la bicicletta è lo strumento. Nella Pianura Padana, sugli argini del Po, quale mezzo di spostamento è più tipico della bicicletta?

Di biciclette e non solo ciclismo si parla in senzagiro grazie all’aiuto della Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza di Roma e della casa editrice Ediciclo. La prima segnalerà via via titoli in cui in qualche modo si parla della due ruote.

Tra i primi titoli ad apparire troviamo Storia sociale della bicicletta di Stefano Pivato docente di Storia contemporanea dell’Università di Urbino. Perché, e qui rubo dalla descrizione del volume, già Gianni Brera scriveva che “traverso le bici di una bicicletta si può scrivere la storia d’Italia”.

La Ediciclo invece ci farà giocare con quiz a premi sulla pagina facebook del progetto che si annuncia divertente e stimolante proprio come un bel giro in bicicletta.

Last but not least a senzagiro è legata una raccolta fondi in favore della Cooperativa Sociale Namasté di Bergamo, messa a dura prova dal difficile momento sanitario.