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Niente brindisi per l’Expo

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Sono andato all’Expo di Milano e non ho capito come ho fatto ad arrivarci. In mezzo a nuove strade a quattro corsie, rotonde sorte su campi agricoli sacrificati  alla Grande Vetrina, tra cantieri in via di ultimazione e disgregazione di ogni possibile concetto di territorio. Ho dormito in un albergo-torre vivendo un’intera giornata in atmosfera artificiale come su una base spaziale, coperto di notte e gelato all’ora della colazione, impossibilitato ad evadere, uscendo soltanto ad orari concordati con l’organizzazione.

Ci sono andato perchè “Siamo certi che il suo impegno, i suoi saperi e la sua esperienza porteranno un incalcolabile incremento al prestigio dell’intera manifestazione che quest’anno rappresenta il più importante evento culturale dell’Italia intera” recitava la convocazione del Comitato Scientifico del Ministero delle Politiche Agricole. Quasi un obbligo!

Così ho fatto la mia parte, ho recitato la mia poesia, ho argomentato la mia relazione e ho sorriso con simpatia e gratitudine quando sono arrivati i meritati applausi di un pubblico specializzato e obbligato ad esserci quanto me.

Ma, alla fine, non sono riuscito a brindare all’Expo a scena aperta come mi era stato richiesto. E sono convinto che anche i tanti che hanno confidato negli ultimi due anni in questa esposizione universale per la promozione del loro territorio (e penso soprattutto ai luoghi del bacino del nostro Grande Fiume) avranno poca voglia di brindare all’Expo.