Non c’era più fiume, non c’era più terra. 66 anni fa in Polesine c’erano solo acqua e fango

by / martedì, 14 novembre 2017 / Published in ACQUA e TERRITORIO, IN VETRINA, STORIA DEL PO
l'alluvione in copertina - 1951

Quando la terribile notte del cedimento degli argini finì, cominciò la giornata del 15 novembre. Era il 1951 e il Polesine stava andando sott’acqua.

Negli anni che seguirono si parlò di incompetenza degli enti preposti alla salvaguardia di quei territori, vennero indicate le responsabilità di prefetti, sindaci, ministri e sottosegretari. Si individuarono le criticità del sistema polesano, si riprogettarono le misure di salvaguardia e di gestione del Delta Padano.

Ma il 15 novembre del 1951 gli animali che annegavano, la gente che si arrampicava sui tetti delle case, gli alberi da frutto trascinati al mare dalla corrente e l’identità di un intero popolo che si annacquava nella disperazione, non ebbero altro aiuto se non le mani che raccoglievano sassi e le pale dei contadini che scavavano nel fango.

Poi, nei giorni che seguirono, arrivò la solidarietà di tutta la nazione: una solidarietà vera, organizzata come a quei tempi meglio si poteva. E alla fine arrivò anche lo Stato.

Dalle rotte dell’alluvione per più di un mese continuò ad arrivare acqua nella provincia di Rovigo e in una piccola porzione di quella di Venezia. La distruzione era talmente grande, da Occhiobello fino al mare, che non c’era più fiume, non c’era più terra. C’erano solo acqua e fango.

I morti furono un centinaio, gli sfollati quasi 200.000. Il Polesine si spopolò e i suoi paesi furono dispersi in mille località d’Italia, secondo un piano d’accoglienza messo in piedi come meglio a quei tempi si poteva.

Oggi, 15 novembre, sono passati 66 anni. La gente del Polesine è forte, ma il suo territorio continua ad essere fragile. Non lo dimentichiamo.

 

Lascia una risposta

TOP