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Piemonte: Il Lupo a due passi dalla città

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(29 Gennaio 2019 – Aree protette del Po Torinese) Con la recente conferma, avuta grazie al certificato dal ritrovamento del DNA di una lupa proveniente dalla Valle d’Aosta su di una pecora predata sulla Collina torinese e l’aumento degli avvistamenti di alcuni esemplari nel territorio da Castelnuovo Don Bosco a Buttigliera d’Asti a Casalborgone e comuni limitrofi, nonché di alcune predazioni, possiamo affermare l’importante risultato per la ricchezza faunistica e naturalistica della Riserva della Biosfera CollinaPo.

In questi ultimi due anni la nostra incaricata del progetto, la Guardiaparco Simona Zaghi, è intervenuta più volte su predazioni al fine di raccogliere il DNA ed altri reperti che l’Istituto zooprofilattico di Torino ha provveduto ad analizzare. Questo intenso lavoro, condotto dal nostro Parco come partner del progetto Grandi Carnivori della Regione Piemonte con capofila il Parco delle Alpi Marittime, ha permesso di creare una rete territoriale indispensabile per avere un osservatorio aggiornato relativo ad avvistamenti, predazioni ed altri dati sulla presenza dell’importante specie tornata a popolare i territori collinari.

“E’ una notizia che deve essere innanzi tutto salutata con gioia per la biodiversità dei sistemi ambientali ed ecologici dei rilievi collinari tra Torino e Asti – ha dichiarato il direttore Ippolito Ostellino – alla quale occorre anche far seguire tutte le informazioni utili al pubblico ed agli operatori del territorio, in merito alle misure da adottare per garantire la convivenza con questa importante specie, che grazie alle fototrappole installate dai Guardiaparco si è potuto verificare essere presente anche nel territorio del SIC del Bosc Grand in gestione al nostro Ente”.

Come ha giustamente dichiarato la Città Metropolitana in un suo comunicato sulla presenza del Lupo nell’area torinese: “Nelle vallate alpine del Torinese, il lupo è una presenza stabile da più di 30 anni: il suo ritorno è un fenomeno naturale, conseguente allo spopolamento delle aree montane e al riaffermarsi di ambienti più naturali. Non è in alcun modo frutto di reintroduzioni o ripopolamenti. I branchi, costituiti mediamente da 4-5 individui, difendono un proprio territorio di circa 250 kmq entro il quale “lupi estranei” non sono ben accetti. Questo comportamento determina due conseguenze: il numero di individui in una certa area tende a rimanere costante nel tempo e i giovani devono cercare nuovi luoghi in cui insediarsi, spingendosi verso valle. Non c’è da allarmarsi, anzi: il ritorno di un grande predatore è indice di un ambiente naturale ricco e diversificato. Il lupo mangia animali selvatici e, dove può, animali domestici; teme l’uomo e lo fugge perché lo considera un predatore. E, a pensarci bene, non ha tutti i torti, considerato che l’abbiamo perseguitato per centinaia di anni, tanto da rischiare di determinarne l’estinzione.

A giudicare dalla sequenza delle tracce e degli avvistamenti in CollinaPo, probabilmente qualche soggetto errante dai corridoi che collegano le Valli Chisone e Pellice alle pianure del carmagnolese a sud di Torino, ha raggiunto i territori tra Asti e le colline del Po per insediarsi qui a partire dal 2018.

Diverse iniziative di sensibilizzazione si stanno organizzando sul territorio. L’esperto di cammino Marco Leone ha attivato trekking alla ricerca esperta di tracce, mentre cittadini a vario titolo stanno segnalando con testimonianze foto ed anche video la presenza del Lupo.

Ma in particolare sono significative le iniziative come quella di iniziativa di Laura Piperno che si terrà il prossimo 9 febbraio presso la Cantina sociale del Freisa a Castelnuovo Don Bosco, con importanti contributi di esperti che parteciperanno da tutta Italia per fornire la corretta informazione e conoscenza della biologia e del comportamento di questa importante specie, come altre iniziative anche con il contributo del Parco di prossima calendarizzazione.

Queste occasioni di comunicazione saranno anche momenti per portare l’attenzione di tutti al tema della tutela e della valorizzazione del sistema collinare torinese, che in particolare grazie al riconoscimento UNESCO come Riserva della Biosfera, ha oggi l’opportunità di poter avviare una fase di suo maggiore sviluppo in termini di pianificazione territoriale e di azioni di progetto locali. E’ una occasione che può vedere il Parco del Po e i comuni interessati, circa 50 amministrazioni comunali, in un processo analogo a quello che interessó proprio il fiume Po negli anni ’80. Già da qualche anno l’Ente parco ha sviluppato una azione di attenzione in particolare promuovendo l’accordo di cooperazione sulla rete dei Sentieri collinari, portando al protocollo d’intesa sottoscritto da 6 amministrazioni comunali, da Torino ad Albugnano, innescando anche progetti nuovi in altri terriori come verso Asti e Casale Monferrato. Grazie al progetto territoriale operativo PTO del Po di allora si potè infatti mettere mano a tante azioni di sicurezza e di riqualificazione, come il riordino delle attività estrattive e il controllo delle edificazioni eccessive realizzate in aree a forte rischio di esondazioni. Ma fu anche l’occasione per istituire le aree protette che dal 1990 hanno condotto numerose attività in tanti settori promuovendo azioni di educazione e di miglioramento delle condizioni ecologiche complessive dell’asta fluviale. Ora, potremmo dire, sarebbe il momento della Collina e chissà che il ritorno di grandi specie di importanza biologica significativa aiutino a sentirci tutti più vicini alla Montagna di Torino come alcuni hanno chiamato le colline tra il Po e l’astigiano.