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Nutrie: chi le caccia, chi le pesca, chi porta loro da mangiare. E intanto, a Scardovari, crolla un argine e il Villaggio delle Rose va sott’acqua

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di Andrea Dal Cero

“Se capitava in un periodo piovoso a queste persone si allagavano anche le case” dicono a Scardovari dove,  ieri mattina, l’argine di un canale di irrigazione per la coltivazione di riso ha ceduto per quattro metri a causa di una grande tana di nutrie.

C’è poco da fare: le nutrie, anche se sono carine e accattivanti, costituiscono un pericolo reale per la sicurezza idraulica di gran parte della pianura del Po. Sono incontrollabili, sono troppe, sono infestanti.

A fronte di questo dato di fatto, le risposte degli abitanti dei paesi rivieraschi sono spesso contraddittorie ed estremamente distanti  le une dalle altre. Fattori emotivi, scelte morali e visioni ideologiche dividono anche su questo argomento le persone.

I piani di contenimento ed abbattimento programmato sono condivisi dalla maggioranza delle amministrazioni e della gente, ma tante sono le voci fuori dal coro che insistentemente si levano dai territori interessati dal fenomeno.

Addirittura c’è chi porta da mangiare alle nutrie, obbligando il vicesindaco di Adria Federico Simoni ad un pubblico appello: “Non si deve dare da mangiare alle nutrie”.

Sul fronte opposto, ad Arquà Polesine, a metà febbraio di quest’anno, si è arrivati a disseminare uno scolo di esche avvelenate finendo così  per avvelenare l’intero corso d’acqua e a ridurre in fin di vita alcuni poveri cani che quell’acqua se la sono bevuta.

Nonostante le leggi regionali che prevedono la lotta sul campo all’accattivante ma distruttivo animaletto (mal digerite da vari gruppi ambientalisti e da ancora più sensibili e radicali gruppi animalisti) c’è anche chi la guerra alla nutria ha deciso di combattersela in prima persona. Non sono più una novità le segnalazioni di agricoltori e comuni cittadini che accolgono le nutrie a fucilate, mentre del tutto inedita è la notizia di un gruppo di ragazzini che le nutrie le prendevano all’amo in un inutile quanto crudele gioco tribale.

Il difficile rapporto tra la pianura e il “castorino” è destinato  a trascinarsi in un mare di contraddizioni. E tutti i problemi di questa pacifica ma pericolosissima invasione rimangono al palo.