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Arrosto di nutrie e pesce del Po al mercato: una notizia difficile da raccontare

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nutrie arrostite e sequestrate - Foto lastampa.it

La notizia è semplice e non presta il fianco a nessuna speculazione politica o morale: “Gli agenti della polizia municipale di Torino, guidati dal comandante Emiliano Bezzon, hanno sequestrato al Mercato di Porta Palazzo una decina di nutrie arrostite, conservate dentro cartoni appoggiati in strada, proposte alla vendita per pochi euro”.

Assieme alle nutrie sono stati trovati, non si sa se nello stesso banchetto o poco distante da lì, anche spiedini di topo e pesce d’acqua dolce essiccato artigianalmente con ogni probabilità proveniente dal Po. La polizia municipale fa sapere che sequestri di questo genere non sono affatto una novità, ma una specie di routine che si ripete in continuazione.

Se la notizia è semplice, non lo è però altrettanto addentrarsi nei particolari e nel dettaglio di questo fatto di cronaca. Qui, ad ogni parola necessaria per raccontare il fatto, si scende sempre più nelle bolge del razzismo, della xenofobia e del cattivismo.

Però non è colpa né di che scrive né di chi legge queste righe se le signore del banchetto sono nigeriane, senza documenti e residenti irregolari in Italia. Come non è colpa nostra se le signore non hanno la licenza di venditrici ambulanti e se le nutrie carbonizzate e proposte alla vendita non hanno i requisiti minimi di sicurezza veterinaria per potere essere commercializzate e sono sprovviste di adeguata documentazione di provenienza e certificazione sanitaria.

Già avevo scritto lo scorso anno che “… con due Circolari, la n. 17 del 20 gennaio 1959 e la n. 144 del dicembre 1959, l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica presso il Ministero degli Interni (il Ministero della Sanità non era ancora stato istituito) liberalizzò l’utilizzo delle carni di castorino, a patto che le stesse fossero sottoposte a vigilanza veterinaria, messe in vendita ad animale intero e individuate con apposito bollino a cura dell’allevatore”. Per cui lo stupore per il semplice fatto che per qualcuno tra noi si mangi le nutrie non è giustificato.

Quello che invece non può più essere giustificato è l’effettivo stato di impunità entro cui indefinite masse di immigrati agiscono al di fuori della legge e dei patti sociali.

E che nessuno pensi che, a forza di farle mangiare agli ultimi arrivati, si possa risolvere il problema delle nutrie. A Bologna, negli anni Ottanta, l’amministrazione comunale pensò bene di risolvere il problema dei piccioni immettendo sul territorio le cornacchie. Ora, sotto le Due Torri, siamo pieni di cornacchie e anche di piccioni.