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Odissea di una lupa

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UNA NUOVA LUPA NEL PARCO DEL DELTA DEL PO

Prossima al periodo natalizio, nel mese di dicembre, Ginevra, una lupa di quasi due anni, si è stabilita nel territorio del Parco del Delta del Po e della Riserva Statale Duna Costiera Ravennate e Foce Torrente Bevano, dopo un viaggio travagliato durato un anno e mezzo.
La nuova arrivata è sopravvissuta ad un gravissimo scontro con un’automobile, avvenuto quando aveva solo sei mesi di vita, in provincia di Macerata.

La giovane lupa è stata soccorsa dal competente CRAS Marche, il Centro Recupero Animali Selvatici, che le aveva riscontrato numerose fratture al femore destro, all’omero destro, alla mandibola e una ancora a carico della prima vertebra cervicale, che le ha inizialmente causato un deficit neurologico a carico degli arti anteriori. Dopo 72 ore di terapia intensiva, Ginevra ha mostrato chiari segni di ripresa ed ha trascorso la sua degenza all’interno dell’area Just Freedom del Centro Fauna Monte Adone, recuperando completamente le funzionalità degli arti e il suo istinto predatorio.

In quell’occasione ha potuto stringere un buon legame con Pioggia, un’altra cucciola di lupo vittima di incidente stradale. Proprio il contatto reciproco, a detta degli esperti del Centro, “è stato fondamentale per ridurre lo stress di entrambe e, in una fase di crescita così importante, limitare al minimo fenomeni di abituazione nei confronti dell’uomo”.
Il Centro Fauna Monte Adone conferma come “in poco più di 2 mesi dal suo ingresso al Centro, la giovane lupa abbia recuperato oltre 2 kg di peso, nonché muscolatura e un’ottima deambulazione; è stata rilasciata il 7 gennaio 2020, in prossimità del sito di ritrovamento ed è stata dotata di un radiocollare GPS Iridium.

I dati del radiocollare sono condivisi con la Regione Marche e con il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano che ha offerto la propria disponibilità a collaborare per il monitoraggio, anche in virtù della fattiva e consolidata collaborazione in essere con il nostro Centro. Ad oggi il collare acquisisce una localizzazione ogni 8 ore e invia le informazioni ogni circa 3 giorni. Ginevra per circa due mesi dopo il rilascio è rimasta nel territorio del suo branco per poi iniziare un lungo viaggio, c.d. dispersal, alla ricerca di un suo territorio attraversando le colline, fino al mare”. Dopo una breve sosta nel Parco Naturale del Monte San Bartolo e l’incontro con altri due lupi, la lupa ha proseguito la sua strada sino a giungere nel Parco del Delta del Po, percorrendo ben 2200 km in meno di un anno.

Il Professor Mattia Lanzoni, biologo e referente del Parco per il progetto di monitoraggio dei selvatici, attesta che “Ginevra è una sopravvissuta, totalmente ristabilita dopo l’incidente grazie alle sapienti cure del CRAS Marche. La lupa si è allontanata dal suo territorio di origine, non perché scacciata, o non riconosciuta dal branco, ma perché data la giovane età ha l’istinto di disperdersi, coprendo enormi distanze alla ricerca del cibo e dell’habitat ideale. Il cosiddetto stepping stones”.

Prosegue, “è possibile che Ginevra si sia fermata in compagnia di un altro esemplare, non cippato, ma già avvistato nel 2019 dalle fototrappole dei Carabinieri Forestali. Essendo lei molto schiva, fino ad ora è stato impossibile riprendere i suoi atteggiamenti in natura, si sa solo che poco dopo il suo arrivo nel Parco è stata rinvenuta una carcassa di capriolo, probabilmente il suo primo pasto in zona. E’ noto anche che nel periodo natalizio ha compiuto uno spostamento di centinaia di chilometri in 48 ore, dalla Foce del Torrente Bevano, sino a Forlì, a testimonianza della sua ottima salute”.

Quella di Ginevra si aggiunge alle altre storie di lupi che sono tornati ad abitare le nostre zone deltizie, approfittando degli ampi spazi, ricchi di prede e di un clima più mite rispetto a quello di montagna, sfruttando le vie fluviali e le aree protette che assicurano loro ristoro e riparo durante le migrazioni. Non resta che augurarsi che la lupa schiva, dopo aver attraversato mezza Italia e dopo la sua prima brutta esperienza con l’uomo, continui a rifuggirlo, sperando che possa fare presto conoscenza con Anna e Marco, o la loro cucciolata di 7 lupacchiotti, che vivono a Campotto.

Nel frattempo c’è chi, con professionalità, continua il monitoraggio di questa specie protetta, 24 ore al giorno e chi, la notte, non vede l’ora di udire per la prima volta l’ululato del lupo.

VIDEO – https://www.youtube.com/watch?v=QljEGhw146A&feature=youtu.be

LINK – https://centrotutelafauna.org/progetto-just-freedom/