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Recuperatori ittici: gli angeli dei pesci

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Nelle foto: Operazione di recupero di febbraio 2020 in zona Mezzano: i volontari di Eurocarp Club salvano il pesce in difficoltà nei canali di bonifica asciugati.

I territori pianeggianti del basso corso del Po sono caratterizzati da un fitto reticolo di canali artificiali, che hanno la funzione di drenare le acque, garantendo che i terreni non vengano sommersi nei periodi di forti piovaschi e piene dei fiumi. La gestione di tali canali artificiali garantisce la sicurezza idrogeologica dei territori, ma deve conciliarsi con l’equilibrio naturale degli habitat acquatici.
Tra i mesi di Novembre e Gennaio, in tante zone di pianura, si assiste alla cosiddetta messa in asciutta dei canali di bonifica. Al cessare del fabbisogno idrico delle zone coltivate, finita la stagione del raccolto ed in coincidenza dei primi forti piovaschi, gli enti che gestiscono il territorio alzano e serrano le paratie delle chiuse.

Svuotando gli alvei fanno scorrere l’acqua a valle, riversandola poi in mare. Tra Ferrara e Rovigo si contano oltre 5.000 km di canali e questi impiegano diverse settimane prima di svuotarsi completamente.
Gli enti di bonifica controllano i flussi d’acqua, ma quando è impossibile garantire pure il minimo livello idrico necessario alla vita dei pesci (c.d. Minimo Deflusso Vitale – MDV), possono determinarsi ingenti morie, da cui derivano problemi di igiene pubblica e di insalubrità evidenti. Spesso chi vive nei pressi di piccoli corsi d’acqua, o rogge, è ben consapevole degli odori malsani causati dai pesci morti per carenza di acqua, o per anossia dovuta all’inquinamento.

Poche volte, però, si considera che quei pesci sono l’unica forma di vita in grado di resistere alle difficili, quanto variabili condizioni dei bacini artificiali. I pesci d’acqua dolce rappresentano, per altro, l’unico rimedio naturale al proliferare di insetti, nonchè rappresentano l’indice per determinare il buono stato ecologico degli habitat.
Nei mesi invernali, per evitare la morte della fauna ittica rimasta intrappolata nei canali in asciutta, o nei pressi delle chiuse e delle barriere dei canali di bonifica, i consorzi hanno stipulato convenzioni con le associazioni di tutela ambientale che impiegano i propri volontari per salvare il pesce in difficoltà.

Il termine tecnico è “recuperatori”, sono coloro che, autorizzati, entrano nei canali con stivali alti sino al petto, immersi tra acqua e fango e che, con l’aiuto di reti a maglie fini e retini, catturano il pesce prima che l’acqua si prosciughi del tutto.

Il lavoro svolto dai volontari è fondamentale per assicurare continuità alla vita acquatica. I report che, dopo ogni azione, vengono consegnati all’autorità regionale competente censiscono quintali di pesce salvato ad ogni recupero e che, diversamente, sarebbe stato destinato a sofferenza e morte certa.

Emanuele Zalambani, 29 anni, caposquadra dei recuperatori dell’associazione Eurocarp Club dichiara che “salvando il pesce in difficoltà e immettendolo nei corsi d’acqua più vicini (non soggetti ad asciutta n.d.r.), si garantisce anche il ripopolamento, che da anni manca nei nostri canali a causa dei tanti tagli ai fondi destinati al settore della pesca”.
I canali poco profondi destinati a scopo irriguo sono una sorta di nursery naturali, cioè sono zone di riproduzione favorevoli per la fauna ittica, in cui mancano i grandi predatori ed in cui gli avannotti possono crescere nelle prime fasi di sviluppo.


“La nostra attività principale è quella del monitoraggio delle zone a rischio – prosegue Zalambani – controlliamo quei corsi d’acqua che presto verranno prosciugati ed interveniamo, prima che sia troppo tardi, in squadre composte da 6 a 10 persone, munite di retini e reti di cotone a maglie molto fini per causare meno danni ai pesci. Siamo tutti volontari e si cerca di fare tutto ciò che si può, a volte anche l’impossibile, tutto pur di salvaguardare il territorio”.
Il ciclo della vita dei pesci si interromperebbe periodicamente ogni anno a causa delle asciutte, se non fosse per l’intervento dei volontari che si precipitano a salvare la mini-fauna, prima che sopraggiunga l’anossia. Grazie a loro ogni anno milioni di pesci tornano a far parte del biotopo naturale, garantendo equilibrio all’habitat acquatico, già reso precario dai frequenti interventi di gestione dell’uomo.
“I nostri canali artificiali hanno assoluto bisogno dell’intervento di noi recuperatori ittici, senza di essi, tonnellate di pesci morirebbero ad ogni stagione agraria. Chi ha a cuore l’ambiente ed ha voglia di mettersi in gioco si unisca ai nostri gruppi attivi su tutta la provincia: basta solo costanza e voglia di fare. Chiunque ha notizia o riscontra fenomeni di asciutta e pesce in difficoltà ci contatti e provvederemo a sanare la situazione” è l’invito finale di Zalambani ai cittadini.
Eurocarp Club Link – https://www.facebook.com/eurocarpclub/