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Mangiare il pesce del Po è pericoloso

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Chi conosce il Po sa che le sue acque sono ancora così inquinate da risultare non balneabile. Nonostante negli ultimi anni stiano progressivamente migliorando, il Grande Fiume soffre ancora le conseguenze dell’inquinamento umano.
Tra le specie ittiche più diffuse dell’areale padano di fondovalle, di cui è consentita la pesca professionale e la vendita sui banchi alimentari, troviamo Carpe (Cyprinus Carpio), Siluri (Silurus Glanis), Temoli Russi (Hypophthalmichthys molitrix), Amur (Ctenopharyngodon Idella). Si tratta di pesci longevi, con una grande massa di carne e grasso, considerati bioaccumulatori di molti inquinanti pericolosi disciolti nelle acque.
Il bioaccumulo è quel processo attraverso cui sostanze tossiche inquinanti e persistenti diffuse nell’ambiente (come i perfluorati, il DDT, le diossine, i furani o i fluoruri) si accumulano all’interno di un organismo, in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante. Gli Istituti di Zooprofilassi ben conoscevano le conseguenze e le tracce che gli inquinanti del Po lasciavano nelle carni dei pesci.

Nel 2011, si volle inizialmente appurare se il pesce siluro, commercializzato all’estero dai gruppi di pescatori ungheresi che battevano il fiume di frequente, poteva essere pericoloso per la salute dei consumatori. Lo confermò lo studio dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, intitolato “I metalli pesanti nella fauna ittica – Loro importanza nella sanità animale e nella sicurezza alimentare” che ha valutato la concentrazione di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici, interferenti endocrini altamente cancerogeni) nella muscolatura di Siluri catturati lungo l’alto bacino del fiume Po.

Nella pubblicazione si dichiara che “Essendo il siluro un pesce che si trova all’apice della catena alimentare, con spiccate attitudini predatorie e con una vita media superiore a quella delle altre specie fluviali, risulta essere un ottimo indicatore biologico.”

Complessivamente sono stati analizzati 54 campioni di muscolo, gli IPA che sono stati quantificati sono stati: il Naftalene (Na), l’Acenattene (AC), il Fluorene (F), il Fenantrene (Phe), l’Antracene (Ant), il Pirene (OPyr), il Crisene (Chr) ed il Benzo(a)pirene (BaP)”. Cinque campioni hanno rivelato una concentrazione di IPA superiore al limite di 2 ppb stabilito dal Regolamento CE n. 1881/2006, presentando valori rispettivamente di 3 ppb, 4,1 ppb, 12,8 ppb, 7,8 ppb, e 8,2 ppb (fino a 6 volte il limite consentito) e livelli particolarmente elevati di Naftalene, Fenantrene, Antracene e Crisene.

L’Istituto Zooprofilattico arrivò a statuire che “il consumo abituale delle carni di siluro pescato nel fiume Po può rappresentare un rischio non trascurabile, se si accresce nelle zone particolarmente inquinate. La problematica è ulteriormente aggravata dal fatto che al momento non è possibile reperire informazioni sulla quantità e le modalità di consumo o sulla tipologia di consumatore”.

Si deve poi considerare che lo studio dell’Istituto Zooprofilattico sopra riportato riguarda unicamente esemplari di fauna ittica di dimensioni modeste, compresi tra gli 1,5 kg e i 10,5 kg di peso, in zone definite come “alto corso mo fiume Po”, a monte della provincia di Parma. Ciò considerato, si può desumere che nel basso corso del fiume, notevolmente più inquinato, il pescato possa risultare ancor più pesantemente contaminato rispetto a quelli analizzati, tenendo conto che un esemplare adulto di siluro può raggiungere anche il quintale di peso. 

Analisi che rivelano alti livell idi Piombo nel pesce proveniente dal Po e conferito sul mercato estero

Nel 2014 anche l’Unione Europea si interessò alla contaminazione di IPA nelle carni dei siluri del Po e, nell’organo della Commissione Ambiente, produsse il report denominato “I siluri mostrano contaminazioni da idrocarburi policiclici aromatici IPA in Nord Italia” per mettere in guardia sui rischi dovuti al consumo di questi pesci, tentando di prevenire lo sviluppo di un commercio di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute.

Al contrario di quanto prospettato il mercato italiano del pescato low cost incrementò notevolmente gli scambi, tanto da realizzare un vero e proprio canale commerciale diretto a soddisfare la domanda dell’Europa dell’Est.

Ciò è stato facilitato, a partire dal 2012, dall’apertura degli scambi tra Italia e Romania, aventi ad oggetto pescato di basso pregio proveniente dai laghi lombardi, l’accordo è stato stipulato da SOGEMI SPA, società che gestisce il mercato ittico di Milano.

Sempre nel 2012, l’altro evento principale che ha favorito l’incremento dell’offerta di pescato d’acque interne è stato il gemellaggio “Fiumi che Uniscono”, tra Delta del Po e Delta del Danubio, attuato dalla Provincia di Rovigo e quella di Tulcea.

Da un progetto lombardo che mira, allo stesso tempo, al procacciamento di fondi europei per eradicare le specie alloctone e ottenere profitti notevoli tramite la vendita di tali prodotti ittici all’estero, improvvisamente si mette in moto l’ingranaggio che dagli amministratori locali, alla politica nazionale, fino ad arrivare a consolati stranieri e operatori di settore rumeni, solleverà il business della pesca in acque interne dedicata alle specie di scarso pregio. Ciò avvenuto di pari passo con l’avvento del bracconaggio ittico in acque interne, che ha inizio in Italia proprio a partire dal 2012 ed è ormai fenomeno noto alle cronache.

E’ così che il siluro ed altri prodotti ittici potenzialmente inquinati da IPA e metalli pesanti hanno iniziato a circolare nei mercati ittici interni e in quelli stranieri, a fronte di un incremento di domanda e di offerta, nonostante le raccomandazioni in senso contrario disposte dagli enti di controllo.

Altri dati allarmanti provengono dallo studio condotto sugli esemplari di carpe del basso corso del fiume Po dall’Università di Ferrara, denominato “Inquinamento da PFOA” pubblicato nel 2018 sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Environmental Toxicology and Chemistry”, che dimostra come il contaminante ambientale non biodegradabile PFOA (acido perfluoroottansulfonico), rinvenuto nelle carni delle carpe del Po, sia in grado di alterare l’espressione di geni coinvolti nel differenziamento sessuale e nella detossificazione dei tessuti dei pesci.

In sintesi tali interferenti endocrini sono in grado di alterare il funzionamento del fegato dei pesci e dei loro ormoni sessuali, causando anche ermafroditismo o viraggio di sesso.
Mangiare pesce proveniente da acque inquinate può essere potenzialmente dannoso per la salute dei consumatori, poiché gli stessi inquinanti entrano nella catena alimentare danneggiando il nostro organismo. Sul punto, però, si ravvisa una carenza di studi specifici a riguardo.

Si sa che i metalli pesanti hanno effetti cancerogeni pericolosi, mentre i PFOA possono causare addirittura sterilità o dimorfismo sessuale e le loro conseguenze sulla salute si fanno ancor più critiche se assunte durante la giovane età o quella dello sviluppo.

Sarebbe necessario effettuare uno screening preventivo e preciso degli inquinanti pericolosi potenzialmente presenti nei pesci, prima di consentire la loro commercializzazione, o sarebbe auspicabile istituire un coordinamento nazionale, emulando le discipline che regolano la pesca in mare, ma ciò non è ancora avvenuto.

Continuando a commercializzare prodotti ittici di basso costo, provenienti da acque interne inquinate, il rischio di ledere la salute dei consumatori è altissimo e i danni potrebbero emergere anche a lungo e lunghissimo termine.

Mentre ancora una volta pare che il profitto prevalga sulla tutela della salute, in attesa che vengano disposte maggiori garanzie per chi acquista tali prodotti ittici provenienti da acque interne, sarebbe quantomeno consigliato verificare accuratamente la loro provenienza prima di procedere all’acquisto. Se il pesce low cost proviene da acque inquinate, è meglio mangiare altro.

FONTI

– Studio di Istituto Zooprfilattico Sperimentale di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta: i metalli pesanti nella fauna ittica – loro importanza nella sanità animale e nella sicurezza alimentare LINK –  http://www.izsto.it/images/stories/rizzi_18_12_15.pdf

– Heavy metals distribution in muscle, liver, kidney and gill of European catfish (Silurus glanis) from Italian Rivers S. Squadrone , M. Prearo, P. Brizio, S. Gavinelli, M. Pellegrino, T. Scanzio, S. Guarise, A. Benedetto, M.C. Abete Chemosphere 90 (2013) 358–365

– Studio UNIFE sulla contaminazione da PFAS e PFOA, interferenti endocrini, nella fauna ittica. LINK pubblicazione – https://setac.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/etc.4029;