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Per la sicurezza di tre province, una botte da ristrutturare. E’ la Villoresi a Quistello

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di Gabriele Arlotti

Si chiama ‘botte’ e consente alle acque di un canale di sottopassare un altro corso idraulico: un’opera complessa e strategica per il territorio reggiano, mantovano e anche modenese e che, ora, ha bisogno di un’importante opera di ristrutturazione. E’ la Botte Villoresi del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po a Quistello, poco sotto San Benedetto Po: fu costruita nel 1904 ed è tuttora in uso.

“Il collettore principale che proprio qui il Canele Collettore sottopassa letteralmente il fiume Secchia – spiega la presidente Ada Giorgi – raccoglie a monte le acque piovane di 30 mila ettari, provenienti sia da comuni mantovani (17.000 ettari) sia da quelli reggiani (13.000), garantendo lo scolo e la vivibilità ad un’area dove risiedono 61.000 persone. Ma se qui dovesse verificarsi qualche problematicità idraulica sono 150.000 le persone che potrebbero essere interessante, anche a valle, da allagamenti, sino al modenese”.

Un’opera vetusta, ma sempre necessaria: che fare? “E’ per questo – risponde la presidente – che abbiamo pensato a un progetto preliminare per la sua messa in sicurezza, già segnalato al Piano Nazionale per la difesa idrogeologica del territorio (di competenza del Ministero dell’ambiente, attraverso la Regione Lombardia), che è in attesa di finanziamento”.

“L’acqua di scolo giunta alla Botte Villoresi, poco sotto San Benedetto Po, scende più a valle fino a Sermide dove si trovano i nostri impianti idrovori per lo scarico nel fiume Po, a gravità o in caso di bisogno con le pompe – dettaglia Raffaele Monica, direttore del Consorzio di Bonifica -. Per capire quanto quest’opera sia strategica, basti pensare che di analoghe vicine ne esistono solo due: l’antica botte Bentivoglio che sottopassa il Crostolo, nel reggiano costruita alla fine del Cinquecento. Quindi la botte Napoleonica che sottopassa il Panaro, nel modenese, ideata ai tempi della dominazione francese, ma costruita solo alla fine dell’ottocento. Per aumentare la sicurezza idraulica del territorio è noto che si ricorre ad alzare gli argini, a partire da quelli del Po, ma ciò non è sufficiente: occorre intervenire anche sui manufatti”.

In questi giorni, per gli stessi motivi, il Consorzio di Bonifica ha effettuato il punto sulla ricostruzione post sisma 2012: “Siamo ormai nella quarta fase – riprende la presidente Ada Giorgi – e anche in questo caso il nostro obiettivo è di tornare alla normalità e all’efficienza degli impianti danneggiati, oltre che a riprendere l’ordinarietà sotto il profilo amministrativo. Un’operazione complessa, che richiederà ancora almeno altri 5 anni, ma ci crediamo, considerato tutto il lavoro fino ad ora svolto! Già nel 2017 dopo le nostre segnalazioni e la fase di istruttoria, verranno fatti interventi di ristrutturazione a numerosi manufatti che garantiscono il mantenimento dell’assetto scolante del territorio. Più articolata la situazione per nostri due grandi impianti di scolo a Sermide, dell’Agro mantovano-reggiano (che tutela e scola 33.000 ettari, appunto reggiani e mantovani) e di Revere (15.000 ettari, mantovani) dove assieme alla struttura commissariale ed alla soprintendenza, si stanno valutando le modalità dei necessari interventi”.