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Piemonte sott’acqua. L’appello di Legambiente ai Sindaci: “Subito piani regolatori a zero consumo di suolo” Torino, 16 novembre 2014

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In Piemonte l’87% dei comuni a rischio idrogeologico. Abitazioni in aree a rischio nel 78% dei comuni, nel 54% si trovano fabbricati industriali. L’associazione ambientalista annuncia la costituzione di un proprio gruppo regionale di protezione civile

Fermare qualsiasi ipotesi edificatoria sulle aree ancora libere, delocalizzare le costruzioni presenti nelle aree a rischio, formare puntualmente la popolazione sui comportamenti da adottare in caso di emergenza. Sono questi i tre principi che per Legambiente devono accompagnare il lavoro delle amministrazioni locali nella prevenzione del rischio idrogeologico: “Ancora una volta nel giro di poche settimane il Piemonte si è trovato ad affrontare una prova di resistenza sotto il peso del maltempo – dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. E’ sempre più evidente come non si possa continuare ad affrontare il problema in termini emergenziali ma si debba passare a una seria e costante attività di prevenzione del rischio. Ancor oggi nel nostro Paese si spendono circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli. Ci auguriamo che questo meccanismo, a partire dal Piemonte, venga ribaltato. E per questo facciamo appello in particolare ai sindaci dei nostri comuni, che oltre a rappresentare la prima autorità di protezione civile, hanno un ruolo determinante nelle scelte di pianificazione urbanistica del territorio”.

Legambiente ricorda che sono ben 1.049 i comuni del Piemonte in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l’87% del totale. In 160 comuni piemontesi (il 78% di quelli analizzati in Ecosistema Rischio, l’indagine annuale realizzata da Legambiente in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile) sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e, in tali zone, in 111 amministrazioni piemontesi (il 54% del campione), sorgono impianti industriali che, in caso di calamità, comportano un grave pericolo oltre che per le vite dei dipendenti, per l’eventualità di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni circostanti. Nell’8% dei comuni intervistati sono state costruite in aree a rischio idrogeologico strutture sensibili come scuole e ospedali, e nel 15% dei casi sia strutture ricettive che commerciali. Anche nell’ultimo decennio sono state edificate nuove strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni in 11 comuni intervistati. Nel 21% dei casi in tali zone sono presenti addirittura interi quartieri.

“Chiediamo ai Sindaci di svolgere una rinnovata attività sul fronte della prevenzione. Il punto di partenza non può che essere una revisione dei piani regolatori che metta la parola fine a nuove ipotesi edificatorie e annulli quelle già previste. I comuni devono poi svolgere una corretta manutenzione del territorio, progettando interventi di delocalizzazione a partire dagli edifici presenti nelle aree più a rischio e adeguandosi alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino. Come Legambiente continueremo a fare la nostra parte sia in termini di prevenzione del rischio sia sulla gestione dell’emergenza. Nei prossimi mesi lavoreremo per la costituzione di un nostro gruppo di protezione civile regionale”, annuncia il presidente regionale di Legambiente Fabio Dovana.