Home in Vetrina Le pipe del Po – Storia del Po

Le pipe del Po – Storia del Po

2125
0
CONDIVIDI

In tutte le regioni italiane sono state prodotte delle pipe, ma quelle del Veneto sono sicuramente le più note grazie alla notevole produzione dei “mastri pipari” di Chioggia.  Un documento del 1891 parla di una produzione di 11.300 pipe al giorno, costruite dalle sei fabbriche presenti. Ma anche in altre località, come per esempio Bassano, prosperava questo artigianato.

Meno note sono, invece, quelle provenienti dal Polesine anche se la materia prima, l’argilla proveniente dal fiume Po, era una tra le migliori, e che normalmente veniva usata per la produzione di pignatte. A Papozze comune di 1400 anime in provincia di Rovigo, esisteva “il piparo” (famiglia Mosca) che lavorava nel suo laboratorio nella borgata “Cà Matte”, proprio a ridosso dell’argine maestro del Po. Le pipe di Papozze venivano acquistate da barcari, pescatori, contadini e da tanti provenienti dai comuni polesani.

La fabbricazione della pipa avveniva generalmente a mano: il piparo, con tecniche tramandate di padre in figlio, modellava l’argilla con stampi in piombo entro tavolette di legno. La lavorazione era rapida: posata l’argilla nello stampo, tenuto fermo con una mano, con l’altra si inserivano i due perni per ricavare il fornello e il foro portacanna.

Tolta la pipa dallo stampo, la si faceva asciugare, si praticavano i fori alla base del fornello e si eliminavano le sbavature. Quindi si passava alla fase più difficile, la cottura su appositi supporti, in un forno. Indispensabile per la pipa era la “canna”, il bocchino di legno. Per gli intenditori non può essere che in legno di marasca (ciliegio) ancora presente allo stato semi-spontaneo lungo i litorali veneti, che donavano un effetto aromatico al fumo. I vecchi fumatori mescolavano al tabacco alcune foglie di marasca tritate.

I resti della lavorazione o le pipe che, durante la lavorazione, si rompevano, venivano abbandonati nella campagna circostante; ecco perché arando i terreni nei pressi della località “Cà Matte”, ancora oggi emergono numerosi reperti.