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Pontelagoscuro: prigionieri di una chiusa che non vuole funzionare

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di Andrea Dal Cero

Doveva essere una tranquilla gita tra amici da Ferrara fino a Serravalle, per pranzare tutti assieme nel giardino della Fabbrica dell’Acqua  presso la centrale di potabilizzazione del CADF (l’Acquedotto del Delta). Dovevamo tutti imbarcarci sulla Nena all’attracco di Ro Ferrarese alle 9,30. Ebbene, noi c’eravamo tutti, ma la motonave no!

La Nena, poverina, era rimasta prigioniera sul Canale Boicelli davanti alla chiusa di Pontelagoscuro che non voleva saperne di aprirsi e non aveva la minima intenzione di farla uscire in Po. Alle 8,30 la chiusa non si apre. Dopo una mezz’oretta ci prova un addetto. Verso le 10 arriva un funzionario (un ingegnere, ci è stato raccontato) ma la paratia continua a resistere. Alla fine, dopo ore, la chiusa si arrende e libera la Nena dalla trappola in cui era rimasta.

La motonave arriva a Ro appena in tempo per portarci a Serravalle in ritardo, ma sempre in tempo per consentirci un pranzo gradevole all’ombra degli alberi nel giardino dell’impianto. Saltati tutti i programmi del mattino, tutte di corsa le altre attività della giornata.

A bordo della Nena non c’è risentimento (abbiamo già detto che siamo tra amici) ma la faccenda della chiusa ci porta a considerare quanto sia lontana l’ipotesi di un’idrovia ferrarese funzionante. La chiusa l’hanno progettata male (quante volte l’ho sentito dire da marinai e ingegneri idraulici), la darsena di Ferrara è praticamente in abbandono, la chiusa di Valle Lepri è fuori servizio dal giorno dell’incidente in cui morirono due operai che se stavano facendo manutenzione e quindi di lì non si passa, la bocca di porto di Porto Corsini si insabbia dopo il suo ampliamento…

L’idrovia è un sogno che si allontana nonostante i proclami e le dichiarazione di intenti di chi la sta pianificando. Peccato. Sarebbe stata un’ottima occasione per tutto il territorio e per tutti gli appassionati della navigazione fluviale. Sarebbe stata un’occasione unica anche per Ferrara, città d’acqua piena di tesori, per essere nuovamente protagonista in un circuito virtuoso di turismo e di interessi portati dall’indotto. Povera Ferrara, chiusa tra un porto che si insabbia e una paratia che non ne vuole sapere di fare il suo lavoro.