Home Alessandria Quando si andava in barca sul Po

Quando si andava in barca sul Po

525
0
CONDIVIDI
btr

Presentazione di un libro di Claudio Marotto, Carlo Aletto e Mauro Percivalle

Il fiume non divideva, il Po non era un confine”: questa è una delle frasi pronunciate durante la presentazione del libro Quando si andava in barca sul Po. Mestieri e svaghi lungo il tratto monferrino del fiume. A pronunciare e acconsentire alle parole riportate sono stati i tre autori, tutti presenti, insieme al curatore dell’introduzione, l’antropologo Gianpaolo Fassino docente dell’Università del Piemonte Orientale. 

Perché non divideva? Perché contrariamente a quanto si può pensare, moltissimi erano gli scambi tra una sponda e l’altra del fiume, luoghi vivi e vitali che anche la divisione amministrativa del territorio non percepiva come invalicabile. Era dunque possibile che un comune avesse parte del proprio territorio “al di là”, acqua che non segnalava limite o barriera.

Com’è nata l’idea del libro? Dal desiderio degli autori di conservare saperi e conoscenze che sentivano prossime alla dimenticanza e dunque all’oblio. Disegni, fotografie e appunti, un insieme di materiale raccolto in anni e anni dagli autori fino al momento in cui “è nata la necessità di riordinarlo”. Un lavoro importante per tipologia e quantità che ha dato vita ad un volume in grado di raccontare la vita sul fiume: dalle varietà di imbarcazioni utilizzate alle tipologie di reti da pesca, dal guardiano idraulico o “guardiacanal” al mugnaio, un mondo quasi totalmente scomparso ma un tempo abitato e vitale. Quelle persone, quelle usanze, quei lavori escono dall’indefinito tempo che fu e diventano persone concrete, spesso direttamente conosciute dagli autori. Diventano nomi e volti precisi grazie anche alle fotografie pubblicate e la quotidianità di allora assume contorni più definiti e precisi. Così ad esempio, conosciamo Giovanni Sanlorenzo il Dopu, autista della cooperativa di pescatori di Terranova, siamo in un paese nelle vicinanze di Casale Monferrato: dal posizionamento dei barchetti in acqua alla divisione dei tratti di fiume con l’indicazione delle zone in cui poter praticare la pesca, attività regolamentata attraverso precise concessioni. La cooperativa Terranova aveva il diritto di pesca in un piccolo tratto sulla Sesia, non sufficiente per tutti. Allora si usciva dai confini, si praticava la pesca illegale, si creavano inimicizie e litigi fino alla soluzione: un altro tratto di fiume in concessione anche se non vicinissimo. Il pescato veniva poi smistato nelle città da Casale Monferrato nella sua piasa di pes ovvero piazza Cesare Battisti oppure fino ai Mercati Generali di Torino.

Ma il volume delinea anche le tipologie di barche usate. I barchetti ad esempio erano barche costruite in due parti da unire direttamente in acqua era praticata discendendo il fiume. Per la risalita le due sezioni erano divise, sovrapposte e caricate su un mozzo a ruote e trainate. Che dire delle reti? Dettagliatamente descritte nelle varie tipologie permettono al professor Fassino di scrivere che “nelle reti – così come nelle imbarcazioni, nei mulini natanti e in altri aspetti della cultura materiale propria della civiltà fluviale – è condensata una parte della storia del Po e del Monferrato.”

La presentazione del libro e avvenuta all’interno di un incontro intitolato Appunti di viaggio e stili di vita organizzato da IT.A.CA Festival del turismo responsabile che sabato 3 e domenica 4 hanno aperto porte e lavori alla tappa monferrina del proprio percorso. Sede dell’evento il Castello di San Sebastiano Po, struttura attiva e propositiva, già sede del recente Festival del cammino, situata in magnifica posizione panoramica a cavallo tra Monferrato e Colline del Po.