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La prima edizione del Festival del Cammino

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Il fiume Po visto da lontano, seguendo il Festival del cammino

Camminare, azione quotidiana, a volte piacevole, a volte faticosa, a volte rilassante. Momento e movimento trascurato nella vita di tutti i giorni, sostituito, non appena possibile, da qualcosa di più comodo. Trascurato nella quotidianità ma riscoperto come atto di benessere e riflessione, insomma, un momento tutto per sé. Un periodo di nuova giovinezza e la camminata diventa trekking: in tanti tornano a muoversi su sterrati e sentieri tra atto sportivo e ricerca di un turismo più lento, dolce, rispettoso di persone e territori.

Camminare implica terra, sentieri, boschi, spesso montagna, ma non solo. L’acqua, specialmente quella del fiume ben accompagna l’andare lento della camminata e chi si muove lungo le sponde di fiumi e canali spesso sente di non essere solo. Una compagnia che si avverte anche se il fiume non è così vicino ma è laggiù, dove l’orizzonte si perde.

E per noi del Giornale del Po il fiume è per definizione il Grande Fiume, lungo il suo percorso troviamo strade che ne costeggiano gli argini ma anche che lo seguono da lontano senza che la sua presenza ci diventi indifferente. Non per nulla esiste il Parco della Collina del Po torinese ma non solo: il Monferrato ad esempio ha percorsi che il Po lo vedono, spesso dall’alto, quasi dal balcone. Proprio qui, a San Sebastiano Po, la scorsa settimana un piccolo paesino a poco più di mezz’ora da Torino, ha avuto luogo la prima edizione del Festival del Cammino ideato e organizzato da Marco Leone e Associazione Arci Zeta. Marco Leone ha fatto del camminare una filosofia e stile di vita e il Po lo ha seguito a piedi dal Monviso al Delta: quella esperienza è diventata un documentario intitolato Accanto scorre il fiume di cui avevamo già parlato in un precedente articolo.

L’idea alla base è semplice: il cammino in tutte le sue forme. Dalla tavola rotonda di apertura con focus sul turismo lento a seminari diversi tra cui il fitwalking e come praticarlo al meglio, il centro di tutto rimane la camminata proposta anche come momento di amicizia e conoscenza.

Quattro i trekking proposti su due percorsi, breve e lungo per poter scegliere in base alla propria possibilità fisica e voglia. Uno più vicino al Po chiamato La riviera del Monferrato, l’altro con l’acqua più lontana, laggiù – lo vedi, quello è il Po – ma non per questo meno presente: un percorso all’interno del Bosco del Vaj e del Bosc Grand, ambienti che insieme costituiscono uno degli 11 ZSC, Zone Speciali di Conservazione, gestiti dall’Ente Aree Protette del Po Torinese un tempo denominati Sic, della Rete Natura 2000.

Boschi che sono un vero tesoro di biodiversità alle porte di Torino: aree alluvionali di ontano nero e frassino praterie secche, zone arbustive, prati oltre a una numerosa presenza del faggi, tipo di albero che vive soprattutto in ambienti montani. La sua presenza in questi boschi viene considerata un “relitto glaciale”. L’espressione suona strana, quasi preoccupante, in realtà significa semplicemente che lo troviamo qui perché ci viveva durante le ultime glaciazioni. Poi la temperatura è aumentata e il faggio è scomparso se non in particolari aree in cui ha trovato un microclima favorevole.

Degna di citazione è anche la presenza di un esemplare ultracentenario di un Quercus crinata o Cerrosughera. La Rul Verda, questo il nome del grande albero presente nell’elenco degli alberi monumentali italiani, è un ibrido fra un cerro e una quercia da sughero: una rarità botanica che non perde le foglie durante l’inverno, esemplare. Lo si trova sul Bric Tourniol, comune di Casalborgone, tappa raggiunta durante la camminata proposta. Sulle colline del Po questo tipo di albero è presente con solo altri due esemplari: gli altri due sono a Pino torinese e a Verrua Savoia, comunque in tutta la regione ne esistono pochi altri esemplari.

In questo momento di riflessione e camminate non poteva mancare un omaggio al Lupo, recentemente ritornato in queste zone. Come? Con un ulteriore trekking sulle sue orme. Presenza che ha indotto gli Enti di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie, Po Torinese, Po Vercellese-Alessandrino, Parco Paleontologico Astigiano, Parchi Reali, Ticino e Lago Maggiore a partecipare al primo monitoraggio nazionale sulla presenza del Lupo, coordinato da Ispra e che prenderà il via ad ottobre.

Tale attività riguarderà per il Piemonte anche le aree pedemontane e di pianura vista la progressiva estensione delle aree in cui questo grande mammifero, e grande camminatore – può spostarsi anche di 200 km in un giorno – è stato avvistato. In questo periodo è in corso la formazione degli operatori che prenderanno parte al monitoraggio.