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Rifiuti tossici dell’US Navy attraversano il Po con documenti falsi

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L’USS Porter è un incrociatore Distruttore di classe Arleigh Burke. Il suo motto è Freedom’s Champion, Campione della Libertà, in riferimento ai principi su cui sono stati fondati gli Stati Uniti d’America e le “prodezze onorevoli dell’ammiraglio Porter”. E’ l’incrociatore lanciamissili balistici della marina americana assurto alle cronache per aver lanciato 59 missili Tomahawk contro la base aerea di Shayrat, nella zona di Homs, in Siria, nell’aprile dell’anno scorso. La sua base è a Norfolk: la più importante stazione navale della US Navy negli Stati Uniti e la più grande base aeronavale del mondo,  che si trova nei pressi di Norfolk, nello stato della Virginia, sulle coste dell’Atlantico nella regione di Hampton Roads, nell’ampia Baia di Chesapeake.

“Sì, va beh – direte voi – ma a noi che ce ne importa dell’incrociatore campione della libertà?”

Ci importa eccome, perché anche se i suoi missili li tira ai siriani di ogni genere, i suoi rifiuti tossici, invece, li fa scorrazzare impunemente su e giù per la Pianura Padana accompagnati da documenti di viaggio assolutamente anomali e probabilmente completamente falsi.

Come ce ne siamo accorti me lo racconta al telefono Mauro Rizzi, comandante della polizia locale di Mira, in provincia di Venezia. “L’autopattuglia che ha fermato il Tir carico di rifiuti era alla fine del turno e stava rientrando – dice Rizzi – quando un membro dell’equipaggio, particolarmente esperto in ADR, è stato insospettito dall’aspetto del camion e ha convinto i colleghi a fermarlo”.

(ADR è la sigla del trasporto di merci pericolose ed è l’acronimo del francese “Accord européen relatif au transport international des marchandises Dangereuses par Route”, in italiano “Accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di merci pericolose su strada”).

Il Tir sequestrato a Mira – foto lanuovavenezia.it

Gli agenti hanno così appurato che il misterioso carico partito dalla Sicilia era in transito da Mira per raggiungere Motta di Livenza, in provincia di Treviso, dove c’è un centro per il trattamento dei rifiuti speciali. Cosa ci sia dentro i 150 fusti nel cassone e da dove provengano non è dato sapere, la documentazione che li accompagna è falsa, il camionista afferma di non sapere nulla della merce che trasporta.

Non è la prima volta che la polizia locale di Mira, specializzata nell’ispezione ai mezzi pesanti, compie controlli che portano a scoperte inattese. Lo scorso novembre infatti gli agenti miresi hanno addirittura scoperto un furgoncino con contenitori di materiale radioattivo.

E così, allarmati dalle sigle inquietanti riportate sui contenitori (alcuni dei quali in pessimo stato) gli agenti allertano il nucleo Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico) dei Vigili del Fuoco per un controllo sommario di eventuale presenza di radioattività e di emissioni nocive che per fortuna risulta negativo.

A questo punto sono scattati il ritiro della patente di guida del camionista e il sequestro preventivo del camion e dei fusti. Camion e carico sono stati quindi portati all’officina Top Car di Spinea e, nel bel mezzo di questo giallo che apre scenari inquietanti, il bandolo della matassa lo deve trovare il pm Lucia D’Alessandro della Procura di Venezia.

Quello che per il momento sappiamo non è molto: il camionista dice di non saperne  niente, l’azienda di trasporti per cui lavora e che è proprietaria del mezzo, la “Zuccaro Tasporti” di Catania affida all’avvocato Leda Puleo  un comunicato in cui “si dichiara estranea ai fatti contestati e confida nell’operato della magistratura che certamente chiarirà l’estraneità della ditta di trasporti rispetto al fatto contestato”. Alla Marina degli Stati Uniti nessuno ha ancora chiesto niente.

La domande però rimangono: Cosa gira per le nostre strade? Chi controlla che cosa? Di chi sono le responsabilità? Chi ci guadagna? E la risposta l’ha data a suo tempo Giovanni Falcone: “Seguite i soldi, troverete la mafia!”