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Pfas: probabilmente è inquinato tutto il Bacino del Po

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Questa storia sembra cominciare con il caso della Miteni di Trissino, azienda simbolo dell’inquinamento ambientale del Vicentino che, dal 1965, progetta e produce sostanze idro e olio-repellenti.

E’ la Marzotto che, con il nome di Rimar, comincia le sue ricerche sui requisiti fisico-chimici dei tessuti. Negli anni successivi, a fianco della ricerca, nasce l’impianto industriale ElectroChemical Fluorination che porta l’azienda al vertice del mercato internazionale.

Seguono poi le applicazioni farmaceutiche e agricole in cui i fluorurati la fanno da protagonisti e da lì ai benzotriflururi il passo sembra sia stato breve.

Nel 1988 Mitsubishi  e Enichem (Mit-Eni) formano un joint venture e si comprano tutto.

Nel 1996 Mitsubishi Corporation rileva le quote di Enichem e diventa l’unica proprietaria.

Le capacità dei giapponesi e la loro presenza in tutto il mondo moltiplicano le occasioni di ricerca e di mercato finchè, nel febbraio del 2009 International Chemical Investors Group rileva interamente Miteni  e porta la nuova azienda in un sistema di 16 aziende operanti praticamente in tutto il mondo nel settore della chimica di base, della chimica fine e dei polimeri.

Ed è in questo periodo di anni di ricerche che si arriva alle Pfas (PerFluoroAlkyl Substances) che in italiano vuol dire Sostanze Perfluoro Alchiliche.

Le PFAS sono composti chimici industriali che erano in origine strategici per aziende tessili come la Marzotto (impermeabilità ad acqua e grassi, resistenza al calore), ma sono arrivate poi ad utilizzi molto più impattanti e diffusi come il rivestimento antiaderente di pentole e padelle, dei contenitori per il cibo e nella composizione di un mare senza fine di materiali tecnici dall’igiene all’edilizia.

E’ dall’inizio degli anni Duemila che le ricerche sulle Pfas e sul loro impatto sulla nostra vita si fanno via via più allarmanti.

Finchè non cominciano a concretizzarsi le ipotesi più allarmanti e la Miteni comincia ad essere chiamata “la fabbrica che ha inquinato il Nord-Ovest.

Nel frattempo l’azienda di Trissino se la passa male, inizia la cassa integrazione a cui segue la riduzione delle ricerche e dell’attività finchè, lo scorso anno, arriva il fallimento che lascia in sospeso le opere di bonifica del territorio.

Considerando che durante l’attività della fabbrica sono morti 21 operai (anche se ad oggi nessuno ha potuto metterli in relazione con i perfluorati) e che ricerche epidemiologiche hanno trovato concentrazioni abnormi di Pfas nell’organismo di uomini, donne e bambini, le ricerche si sono poi orientate verso i terreni e le acque. E qui è arrivato il peggio.

Mentre era logico cercare e trovare le sostanze nei corsi d’acqua in prossimità della fabbrica, non era altrettanto scontato riscontrarne la presenza in fiumi più lontani.

A partire da gennaio Arpa Veneto ha esteso la ricerca di un nuovo composto (C6O4) ad alcuni punti di acqua superficiali lontano da Trissino e dalla Miteni rilevandone concentrazioni un po’ ovunque. A marzo concentrazioni preoccupanti sono state trovate presso la stazione di rilevamento di Corbola in provincia di Rovigo, in corrispondenza di una grande ansa del Po. Il campionamento è stato ripetuto il due aprile, confermando il ritrovamento sia a monte che a valle della stazione.

A questo punto l’intera faccenda non riguarda più il comparto vicentino o la regione Veneto: Corbola è troppo lontana da Trissino perché la fonte di inquinamento ambientale sia la stessa e la Regione Veneto sta predisponendo una segnalazione anche a Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte: l’intero Bacino del Po.

Anche alla stazione di Castelmassa (tra Lombardia e Emilia, un centinaio di chilometri ad Ovest di Corbola) è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di 80 nanogrammi per litro.

Quindi la Miteni (con tutte le sue colpe) non è stata altro che la punta emergente dell’iceberg contro cui la salute degli abitanti del Bacino del Po sta andando a sbattere.

Visto che le Pfas si accumulano nell’ambiente, tutti gli attori della catena alimentare ne vengono a contatto. Il pericolo è che ad alte concentrazioni possano essere tossiche e cancerogene.