Saluggia (VC) – Perdita dall’area di stoccaggio delle scorie nucleari. Sogin: “Nessun rischio per la popolazione”. La Prefettura: “Anomalia limitata”

by / venerdì, 07 luglio 2017 / Published in CATTIVE NOTIZIE, IN VETRINA, PIEMONTE
scorie radioattive

Ancora un incidente allo stabilimento Sogim di Saluggia dove vengono gestite le scorie nucleari.  La perdita è stata individuata lunedì.  L’impianto nucleare Eurex, circondato per tre lati dall’acqua, è posizionato in un luogo delicatissimo, tanto che nel 2000 a causa dell’alluvione si è sfiorata una catastrofe nucleare.

La comunicazione della Prefettura di Vercelli

“Non sono emersi profili di criticità”. Lo dice la prefettura di Vercelli in una nota diffusa dopo la riunione all’impianto nucleare Eurex di Saluggia gestito da Sogin, dove lo scorso 3 luglio si è verificato uno sversamento di liquido durante i lavori per la realizzazione del complesso Cemex, destinato a solidificare i liquidi radioattivi ancora presenti nel sito.  All’incontro hanno partecipato, oltre al prefetto, Comune, questura, carabinieri, ispettori dell’Ispra e funzionari di Arpa: «L’anomalia è risultata limitata e confinata all’interno dell’impianto. Gli organi tecnici eseguiranno ulteriori approfondimenti al fine di mantenere sotto controllo l’area interessata dall’evento»

La nota informativa pubblicata nel sito web della Sogin

Saluggia, 5 luglio 2017. Nell’impianto Eurex di Saluggia sono in corso i lavori per completare lo spostamento dei sottoservizi presenti nell’area dove si sta realizzando il complesso Cemex. Al riguardo, è prevista la realizzazione di un nuovo pozzetto per ospitare le valvole di manovra di una linea di scarico degli effluenti liquidi. Tale linea sostituirà quella risalente ai primi anni settanta al fine di migliorare sicurezza e performance ambientali. Lunedì 3 luglio, all’avvio dei lavori per mettere in posa il nuovo pozzetto, è stata riscontrata una fessura nella condotta e un accumulo di acqua sul fondo del vecchio pozzetto. Sogin ha prontamente informato l’Autorità di controllo ISPRA, rimosso l’acqua su cui sta effettuando le analisi e analizzando il terreno circostante. Al contempo è già stata ripristinata l’integrità della condotta. Domani, su segnalazione di Sogin, l’Autorità di controllo ISPRA, insieme ad ARPA Piemonte, svolgeranno un sopralluogo per verificare natura ed entità dell’evento. I risultati delle analisi finora effettuate escludono, comunque, impatti radiologici per l’ambiente e la popolazione.

Il deputato M5S Mirko Busto afferma: “La società di Stato che gestisce il nucleare in Italia (e che manteniamo con parte della nostra bolletta elettrica) sostiene – senza pubblicare alcun dato – che lo sversamento di 60 litri di liquido non meglio identificato nella Dora non contenga alcuna traccia di radioattività. Quali sono i motivi di questo incredibile ritardo, visto che l’incidente è avvenuto lunedì? Perché non esistono dati pubblici e comprensibili sulla natura del liquido trovato nel pozzetto, risalente tra l’altro a 40 anni fa? Da quanto non veniva controllato? C’è modo di capire quando e perché la condotta si sia fessurata?”.

Ma l’impianto della Sogim di Saluggia non è nuovo ad incidenti di questo genere, come si può leggere qui di seguito

Saluggia (VC) – Perdite di liquido radioattivo dall’area di stoccaggio dove si sono aperte due fessure. L’Arpa: “Contaminazione circoscritta”. Il fatto Quotidiano dell’11 aprile 2013

Un’altra tegola si abbatte sulla Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, per la gestione dell’impianto nucleare Eurex di Saluggia, Vercelli. Nella vasca di stoccaggio WP719 (waste ponds) sono state riscontrate almeno due fessure dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Dall’Arpa – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale – assicurano che al momento non c’è nessun allarme ambientale, anche se la Sogin ha segnalato la questione alla prefettura di Vercelli ed i liquidi contenuti nella vasca in questione non vengono scaricati da almeno due anni nella vicina Dora Baltea, proprio perché troppo contaminati.

 

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