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Impariamo a difenderci dalle zecche

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Un tempo il problema delle zecche era poco sentito, se non in qualche zona molto poco popolata, potremmo dire più selvatica della nostra penisola, non certamente nella Pianura Padana e nelle montagne che le fanno da cornice. Oggi invece le zecche stanno diventando sempre più diffuse non solo in Italia ma in tutta Europa. Non spaventiamoci ma affrontiamo la situazione con il piede giusto, che in questo caso sono conoscenza e prevenzione.

Dunque, la zecca appartiene alla classe degli aracnidi e se ne contano attualmente circa 900 specie nel mondo, una quarantina circa in Italia. In primavera esce dal letargo cercando un organismo che la possa ospitare. Aspetta sui fili d’erba che passi qualcuno, animali selvatici e domestici in primis ma anche esseri umani, cui potersi aggrappare e nutrirsi tramite il “morso della zecca”.

Non è questo però che può costituire un pericolo, ma la possibilità della zecca di essere vettore di virus e batteri potenzialmente pericolosi. Le malattie che si possono contrarre sono soprattutto batteriche, curabili con l’antibiotico, importante però è la corretta diagnosi. Non allarmiamoci però: non tutte le zecche sono portatrici di patogeni, solo un 15% lo è. Inoltre possono entrare in circolo solo dopo che la zecca si è attaccata, e non lo fa istantaneamente per fortuna, e nutrita: in parte infatti rigurgita ciò che ha mangiato, inoculando virus o batteri.

Ecco perché è di fondamentale importanza eliminare quanto prima questo fastidioso ospite. Intanto preveniamo evitando l’erba dove è più alta e se ci andiamo usiamo pantaloni lunghi e colori chiari. Se poi ci dobbiamo fermare, come può capitare durante un campo scout, ripuliamo prima la zona tagliando l’erba. Tornati a casa invece facciamo una bella doccia e controlliamo la pelle, come già detto le zecche ci mettono un po’ prima di “ancorarsi”. Per i nostri amici animali invece usiamo repellenti facendo attenzione a scegliere prodotti che indichino espressamente le zecche nel loro spettro di azione.

Soprattutto evitiamo quello che in genere viene consigliato per toglierle: non usiamo alcool o prodotti con un forte odore nella convinzione di soffocarle per estrarle meglio. In realtà così facendo le spaventiamo correndo il rischio di affrettare il rigurgito di sangue e quindi di patogeni. Per toglierle bisogna staccarle senza schiacciarle. Prendendole da sotto, il più vicino possibile al punto di ancoraggio, bisogna ruotarle fino a quando non perdono la presa. Allo scopo sono state messe in commercio delle pinzette con le punte arcuate che dovrebbero evitare il pericolo di schiacciamento.

Queste e altre le questioni al centro dell’attenzione dell’incontro organizzato venerdì 17 nella sede di Castagneto Po dell’Ente di gestione delle Aree Protette del Po Torinese. A guidarci nel mondo delle zecche e di come difendersi Laura Tomassone e Aitor Garcia Vozmediano del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino. Entrambi condurranno anche il terzo e ultimo momento di informazione previsto per il prossimo venerdì, 24 maggio alle ore 20.30 questa volta nella sede dell’Ente Parco di Moncalieri, Cascina Le Vallere in corso Trieste 98.

Tante le questioni presentate e affrontate: dalla biologia alle malattie trasmesse, fino ai risultati delle indagini della loro espansione, indagini svolte anche sia nel territorio del Parco Po, sia nel Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand e in Alta Valle di Susa. Sono risultate presenti ovunque, nel Gran Bosco di Salbertrand in misura anche maggiore rispetto al Parco Po e qualche esemplare è stato ritrovato addirittura sopra i 1800 mt. Insomma, seguendo il titolo della serie di incontri: “Zecche: conoscersi per difendersi”