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I Bambini di Sermide: una città senza bambini (2)

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si comincia a guardare con sospetto i canali che scorrono nel centro abitato

Per leggere la prima parte: I Bambini di Sermide: cronaca di un’epidemia dimenticata

Sono passati dodici giorni da quando la prima bambina, quella che oggi chiameremmo “il paziente zero” ha varcato la soglia dell’Ospedale Sant’Antonio di Sermide e nel piccolo centro della Destra Po le cose non vanno bene.

Il professor Gastone Martelli, direttore dell’ospedale, avverte la pressione che l’emergenza sanitaria sta generando nel suo territorio e di cui cominciano ad interessarsi le strutture statali. L’Istituto Virologico di Milano e l’Istituto Zooprofilattico di Mantova si mettono al lavoro. Viene costituita una commissione provinciale d’intervento.

Mentre si indaga sulla qualità delle carni e del latte che vengono consumati in paese, tutta Sermide è sottoposta ad un regime alimentare unicamente a base di cibi cotti.

Le indagini si spostano sul corsi d’acqua, i canali, gli scoli. I prelievi di sangue effettuati sui bambini colpiti sono ormai quotidianamente accompagnati dai prelievi operati sulle acque del centro abitato. Si cerca di capire quali siano le cause e le concause del fenomeno: il tentativo è quello di delineare una “zona rossa” dell’infezione.

17 aprile 1959 – Il Resto del Carlino

Saliti a dieci i bimbi di Sermide ricoverati per l’infezione collettiva.  In pieno sviluppo l’azione profilattica e gli accertamenti sanitari. Verranno forse sottoposte ad autopsia le tre piccole vittime. Il 90% dei bambini ha lasciato precauzionalmente la cittadina. Le condizioni generali non sono però preoccupanti.

La situazione creatasi a Sermide, in seguito all’infezione collettiva che ha causato, finora, tre piccole vittime, rimane stazionaria. Un altro bambino è stato ricoverato all’ospedale, ma il suo caso non desta per ora preoccupazione; si tratta di Sergio Negrelli di tre anni abitante alle Grossine ai confine tra il comune di Sermide e quello di Carbonara Po. Il piccolo aveva già subito un attacco l’altra sera ma già ieri si era rimesso. I medici hanno consigliato ai familiari il ricovero del piccino per pura precauzione. Il numero è così salito a 10 ma le condizioni generali di parecchi bambini però hanno palesato un certo miglioramento.  Come è comprensibile, però, l’inquietudine della popolazione non accenna a diminuire; ad aggravare l’ansioso stato d’animo collettivo contribuiscono le notizie che diffondendosi di porta in porta, vengono spesso deformate con effetti deleteri. Abbiamo già segnalato ieri il caso di una bimba ricoverata di urgenza per un attacco di tonsillite e che in paese era stata ritenuta in fin di vita a causa dell’infezione.  A Sermide si trova in permanenza l’ufficiale medico provinciale aggiunto che tiene informata l’autorità sanitaria sugli sviluppi della situazione.  La vigilanza dei medici e delle autorità è attentissima. Ieri mattina una commissione formata dal  veterinario provinciale dottor Carati, dal direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Mantova dr. Poggi, dal veterinario di Sermide dr: Zanassi, dal direttore del laboratorio micrografico provinciale dr. Sabbioni e dal medico provinciale aggiunto dr. Lieto, ha ispezionato assieme al vice-sindaco Ghiretti e al geometra comunale Vincenzi, la centrale del latte e la zona meridionale dell’abitato di Sermide dove si è registrato il maggior numero di colpiti. Sono stati prelevati dei campioni di acqua dai fossati e canali che scorrono nelle adiacenze di Viale Rinascita e di Via 24 aprile. I reperti verranno analizzati in laboratorio e l’esito dell’esame dovrebbe venire reso noto nella giornata di domani assieme probabilmente ai risultati dell’indagine condotta sui prelievi di sangue effettuati nei giorni scorsi e proseguiti anche ieri su numerosi bimbi colpiti.  Per quanto riguarda le cause dell’epidemia, nulla si sa ancora di ufficiale: se, come sembra, l’infezione è di origine alimentare, l’intensità del fenomeno dovrebbe attenuarsi nei prossimi giorni ed il contagio arrestarsi per le precauzioni che ormai in ogni famiglia vengono prese nel consumo dei cibi e bevande, sia per il vero e proprio esodo della maggior parte dei bimbi.  Se invece l’infezione trae origine da qualche virus influenzale (s’è parlato anche di forme paratifoidi) è assai arduo prevedere nuovi sviluppi.  Intanto lo sfollamento dei bambini dal paese è proseguito anche ieri e si può dire che ormai il 90% dei bambini di età compresa fra i pochi mesi e i dieci-dodici anni abbiano lasciato Sermide. Le scuole elementari del paese, di conseguenza, hanno registrato in tutte le classi un’altissima percentuale di assenze, mentre un afflusso pressoché normale si è avuto invece nelle scuole medie e avviamento.  L’accesso all’Ospedale Sant’Antonio rimane tuttora vietato ad ogni visitatore in modo da impedire qualsiasi contatto tra i piccoli ricoverato e l’ambiente esterno. Il paese dà una strana sensazione di vuoto: sono scomparsi i bambini.

A Sermide arriva anche l’ispettore del Ministero della Pubblica Sanità, professor Guido Corselli.  Tra la direzione dell’ospedale, la commissione provinciale e il rappresentante del governo di Roma inizia un confronto che, a quanto mi è stato raccontato da chi quei giorni se li ricordava bene, non sempre è improntato sulla reciproca comprensione né, tanto meno, su un’altrettanto reciproca simpatia.

Tra un’ipotesi e l’altra, di fatto, le autorità sanitarie non riescono a decidere sulle vere cause della tossinfezione.

C’è chi pensa alla salmonella, chi al paratifo, chi ha idee più originali. Martelli, il direttore dell’ospedale, continua a pensare che le scarse condizioni igieniche dell’abitato di Sermide, la mancanza dell’acquedotto e l’assenza di una rete fognaria abbiano il loro peso su tutta la faccenda.

18 aprile 1959 – Il Resto del Carlino

Nella “Città senza bimbi” migliora la situazione sanitaria. Altri due bambini ricoverati per precauzione in ospedale. Non ancora individuate le cause dell’epidemia.

A Sermide la situazione generale ha subito un lieve miglioramento ma è assai prematuro trarne conclusioni assolutamente ottimistiche. ieri è stato ricoverato all’Ospedale Sant’Antonio un’altra bambina, Angela Baraldi, di 3 anni, da Moglia di Sermide, ma per fortuna non si tratta di un caso grave: la piccola infatti era già stata colpita dall’infezione gastrica alcuni giorni fa ed è stata ricoverata su consiglio dei medici per pura precauzione. I bimbi degenti all’ospedale sono così saliti a dodici mentre un altro colpito è stato trasportato in una clinica di Ferrara. Si tratta di Daniele Bocchi, di due anni e mezzo, da Sermide: del suo caso si è interessato personalmente l’ispettore del Ministero della Pubblica Sanità, professor Guido Corselli, che ha raggiunto ieri sera a Ferrara dopo essere stato a Sermide nel pomeriggio.  Il prof. Corselli aveva visitato uno ad uno i piccoli ricoverati in ospedale ed aveva poi compiuto un’ispezione al canale di Dugale-Rastello nei pressi dello zuccherificio ed ai fossati che scorrono ai lati di Viale della Rinascita ossia i due quartieri che sorgono ai margini della cosiddetta “zona infetta” dove si è registrata la maggior parte dei colpiti.  Il prof. Corselli ha poi conferito a lungo con il medico provinciale dottor Politano, con il primario dell’ospedale di Sermide, prof. Martelli, e con altri medici del paese interessandosi dello sviluppo dell’epidemia in ogni particolare.  L’esodo dei bambini intanto può dirsi concluso: ieri infatti per la prima volta da alcuni giorni non si è registrato il consueto sovraffollamento dei treni. A Sermide, ora, rimangono i piccoli ricoverati e pochissimi altri bimbi. Le scuole materne del capoluogo e delle frazioni continuano naturalmente a rimanere chiuse: non così invece le elementari, malgrado l’altissima percentuale di assenze.

E i bambini partono, con tutti i mezzi. I treni sono pieni, le auto di piazza vengono affittate per lunghi viaggi  I piccoli vengono caricati anche in bicicletta per raggiungere le frazioni vicine e lasciati in casa di parenti e di amici.

“Abbiamo notizia da qualche città – sembra scusarsi il sindaco di Sermide Giuseppe Poletti –  che l’arrivo di alcuni nostri bambini non è stato gradito”. Il sindaco lo dice ai giornalisti e le sue parole finiscono negli articoli della stampa nazionale.

Anche molti dei piccoli ammalati sono smistati in altre città: tre sono ricoverati all’ospedale di Ferrara, altri quattro a Modena, un altro all’ospedale Gozzadini di Bologna.

“L’enterocolite tossinfettiva di natura per il momento ignota” continua a far discutere le autorità sanitarie. Ma, tra i tanti che continuano a pensare ai batteri, c’è chi comincia a cercare un nemico ancora più pericoloso e strisciante: un virus.

19 aprile 1959 – Corriere della Sera

Molte e contrastanti le ipotesi sull’infezione epidemica di Sermide. Sarebbe di origine virale anziché batterica oppure dovuta al metano contenuto nell’acqua. Esagerato secondo i medici l’allarme. Il paese manca di acquedotto e di fognatura. Altre due persone ricoverate. Dal nostro inviato speciale: Egisto Corradi – Sermide 18 aprile, notte

Un bimbo, Loris Lasagna, di 5 anni, e una donna, la casalinga Elisabetta Marcantonio, di 28 anni, sono stati ricoverati stamane all’ospedale di Sermide in preda ad alcuni dei sintomi caratterizzanti l’ancora ignoto morbo che ha causato nei giorni scorsi la morte di tre bambini. Sia il bimbo che la donna ricoverati stamane abitano in due distinte frazioni di Sermide: il bimbo nella frazione Manetta e la donna – che è madre di tre bambini piccoli – nella frazione Zappellone. Nell’ospedale di Sermide si trovano così ricoverati – tutte in buone condizioni ma isolatissime – sedici persone.  Altri tre bimbi di Sermide sono stati ricoverati all’ospedale di Ferrara, quattro altri a Modena, un altro ancora all’ospedale Gozzadini di Bologna. Si stima che, oltre ai ricoverati, una cinquantina di persone di Sermide e delle più vicine frazioni sia stata colpita dal morbo in forma leggera.  “E’ spiacevole – ci ha detto oggi il dottor Gianfranco Mancini, aiuto del direttore dell’ospedale, prof. Gastone Martelli – che la faccenda sia stata alquanto gonfiata. I ricoverati stanno tutti bene, anche i due di stamattina. Il morbo? Si tratta probabilmente di una enterocolite tossinfettiva di natura per il momento ignota. Lunedì, forse, si potrà sapere qualcosa circa la eventuale presenza di germi o salmonella. Occorrerà invece maggior tempo per constatare l’eventuale presenza di un virus. L’Istituto Virologico di Milano è già al lavoro”. Gonfiata o no che la faccenda sia stata, Sermide – cinquemila abitanti – appare da vari giorni semideserta e silenziosa. Si stima che il 70% dei bimbi del centro sia stato allontanato e inviato altrove, presso parenti o in alberghi. Anche parecchi adulti, oltre a molte madri dei bimbi, hanno lasciato la cittadina. Attorno a un fatto di portata apparentemente non molto grave, almeno finora, si è formato uno stato di psicosi assai pronunciata. Dai paesi vicini nessuno si reca a Sermide a meno che non ve lo spingano l’urgenza o la necessità assoluta. Si è creato attorno alla graziosa e linda cittadina, un cerchio di una generica paura che ha spinto assai lontano le sue ramificazioni. “ Abbiamo notizia da qualche città – ci ha detto il sindaco di Sermide, Giuseppe Poletti – che l’arrivo di alcuni nostri bambini non è stato gradito . Ma ogni timore a questo riguardo è ingiustificato, perché non è ancora stato appurato che si tratta di una malattia infettiva”. Le scuole sono aperte, ma frequentate da pochissimi scolari. Parte dei ragazzi, come si è detto, sono stati sfollati; molti altri vengono tenuti chiusi in casa per il timore che possano bere acqua o cibarsi di frutta fresca o avere comunque contatti. Da una decina di giorni i fruttivendoli di Sermide vendono soltanto limoni e verdura da cuocere. Si può dire che tutta Sermide osserva un rigoroso regime a base di cibi cotti. Latte non se ne vende quasi più una goccia. Si beve prevalentemente acqua minerale in bottiglia, da due giorni a questa parte un deposito locale ne ha venduto trecento casse di dodici bottiglie ciascuna. I pochi che non possono permettersi di acquistare acqua minerale, bevono l’acqua dei pozzi dopo averla fatta bollire per ore.  Sermide – grave cosa – non ha mai avuto un acquedotto. Lo avrà, se tutto andrà bene, nel prossimo settembre. La gente della cittadina ha sempre bevuto e beve l’acqua dei pozzi. Si tratta di un’acqua dal gusto sgradevole di rancido, che contiene molto zolfo, ferro e metano; e che usata per lavare la biancheria, dà risultati che le massaie del posto definiscono sconfortanti.  Sermide – altra grave cosa – non ha una vera e propria fognatura. L’acqua degli scoli affiora in un quartiere della cittadina detto Sermide Nuova o “la Fossa”. Il maggior numero di casi di “morbo di Sermide” si è verificato in una zona di circa mezzo chilometro quadrato che si estende attorno ai canali raccoglienti gli scoli della città. Un negozio di fornaio di Sermide è stato chiuso per misure profilattiche. Tale negozio è di proprietà dei genitori della bimba Patrizia Zerbini, deceduta l’8 aprile. La bimba, dopo la morte in ospedale, era stata trasportata nell’abitazione annessa al negozio. Il primo caso di “Morbo di Sermide” si manifestò – per esaminare cronologicamente la faccenda – il 25 marzo scorso sulla bimba Fabrizia Marangoni. Toccò alla bimba Patrizia Zerbini, l’8 aprile, inaugurare la triste serie dei casi letali. La seguì il 10 aprile, il piccolo Corrado Terzi, di 11 mesi. Il 14, infine, il morbo colpì e uccise Daniele Andreeoli di 4 anni. Soltanto il 15 aprile, a quanto ci risulta, ebbero inizio, ebbero inizio gli esami di laboratorio fuori Sermide. Non si direbbe che la faccenda sia stata “gonfiata”. Fosse stata “gonfiata” prima, sarebbe stato meglio.  Il medico, inviato a Sermide dall’Istituto milanese di virologia, ha compiuto prelevamenti di sangue e di secreti. Il procuratore della repubblica di Mantova, dott. Mario Ruberti, ha effettuato oggi prelevamenti di latte alla centrale del latte locale. Frattanto, in mancanza di indicazioni ufficiali, le ipotesi che si avanzano sulla natura del morbo sono molte. Si esclude, fra l’altro, da molti, qualsiasi inquinamento sia del latte che dell’acqua. Qualcuno, sempre a titolo di ipotesi, ha avanzato il sospetto che il morbo possa essere originato da una intossicazione di cioccolato evidentemente avariato, venduto da un ambulante al settimanale mercato del mercoledì. Ma l’ipotesi cade se si nota che uno dei due ricoverati di stamane è un bimbo di undici mesi e l’altro una donna che da tempo non assaggiava cioccolato. Un batteriologo di Modena, per conto suo, ha ricordato che negli Stati Uniti, tempo fa, si verificarono numerosi casi letali; questi si riscontrarono dovuti, dopo molte ricerche, a un forte tenore di metano contenuto nell’acqua di un certo centro abitato. Sta sulle altre prendendo piede l’ipotesi che l’infezione sia di origine virale anziché batterica.

E già! Sermide non ha ancora l’acquedotto e la gente beve l’acqua dei pozzi, che in molti casi sa di metano. E non ha nemmeno una rete di fognature e l’acqua degli scoli affiora addirittura in un quartiere della cittadina.

Così, mentre c’è chi incolpa “una intossicazione di cioccolato evidentemente avariato”, per fortuna c’è anche qualcun altro che ha idee più intelligenti.

In particolare c’è un batteriologo di Modena (di cui purtroppo non sono riuscito a sapere niente) che dice di ricordare che negli Stati Uniti, tempo prima, si erano verificati parecchi casi mortali.

Lui pensa che i casi americani siano da mettere in relazione a un forte tenore di metano contenuto nell’acqua di “un certo centro abitato”.

Come vedremo domani, il metano non ci entrava per nulla, ma quel “certo centro abitato” negli USA era fondamentale per comprendere cosa stesse succedendo in quei giorni a Sermide.